Castiglione di Sicilia, i misteri di quello che potrebbe essere un sito archeologico tutto da scoprire -
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Castiglione di Sicilia, i misteri di quello che potrebbe essere un sito archeologico tutto da scoprire

Castiglione di Sicilia, i misteri di quello che potrebbe essere un sito archeologico tutto da scoprire

Contrada Orgale e Contrada Pigno, in territorio di Castiglione di Sicilia, potrebbe essere un importante sito archeologico e occorrono studi scientifici in questa zona. Esperti e appassionati, al momento datano le strutture indicativamente intorno all’Età del Rame o all’Età del Bronzo Antico.

Sui luoghi si sono recati rappresentanti di associazioni locali come Giuseppe Tizzone, profondo conoscitore del territorio e fondatore della Pro Loco di Castiglione, l’architetto Filippo Imbesi con il gruppo “Ricerche nel Val Demone”, Carmelo Mangano e Nino Pavone, rispettivamente presidente e membro del C.A.I. di Linguaglossa, la dott.ssa Cecilia Marchese, curatrice del gruppo Facebook “Sicilia preistorica e protostorica: centro del Mediterraneo” e del gruppo “Archeo-escursionisti Sicilia preistorica e protostorica” e la dott.ssa Teresa Magro, funzionario della Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali di Catania.

Secondo Filippo Imbesi, l’area ha evidenti caratteristiche “sacre” che devono essere ancor di più approfondite, «mettendo soprattutto in rapporto i solstizi e gli equinozi con le conformazioni antropomorfe sommitali e con il petroglifo (Fig.1), avente due frecce orientate e un foro centrale, che potrebbe essere stato utilizzato per scopi rituali o legati all’agricoltura (con una possibile funzione di meridiana) attraverso i fenomeni astronomici».

Nella zona sono già note le cosiddette tombe a grotticelle (immagine di copertina). Ma non esiste un itinerario, né tantomeno una cartellonistica che spieghi almeno quanto già è noto. Per Giuseppe Tizzone l’area è unica in Sicilia: «Sono presenti – dice – diversi riferimenti al periodo cultuale dell’età del bronzo: è presente una “falsa porta”, vasche di abluzione collettiva, un palmento che non si sa se veniva utilizzato in quel periodo solo per il mosto o anche con erbe, infusi e altre bevande.

fig.2

Oltre al fallo megalitico e alle grotticelle, già menzionate dallo storico Vincenzo Sardo, nel 1910, abbiamo individuato la rappresentazione dell’organo femminile, simbolo anche di reincarnazionale e di rigenerazione. Contrada Pigno si trova al centro della collinare, è il punto più alto, c’è una pietra rotondeggiante megalitica potrebbe essere “l’ombelico della Dea madre” che veniva adorato in quel periodo». (fig.2)

«Qualcosa di definitivo non si può dire, in assenza di sopralluoghi e rilievi tecnici e di operazioni di scavo – dice la dott.ssa Cecilia Marchese -.  L’impressione che mi sono fatta è che tutta la collina fosse un unico santuario, un complesso rituale, cultuale in cui venivano celebrati dei riti, non solo legati al ciclo delle stagioni ma anche alla dimensione della morte e della rinascita. Nella parte più alta sono presenti luoghi di culto differenti, espressi attraverso grandi rocce che hanno subito un’opera di antropizzazione e un impressionante passaggio scavato tra due rocce che ricorda il canale di un parto da cui si viene alla luce (fig.3).

fig.3

Non a caso è un luogo collegato strettamente alla luce, dal momento che ha un orientamento perfetto est-ovest, tenendo conto che nella mentalità dei popoli preistorici, l’oriente veniva considerato come luogo di nascita e l’occidente era il luogo in cui si opponeva andassero a soggiornare i defunti».

Trovato, durante la ricognizione, anche un pezzetto di ceramica (fig.4), rinvenuto da Pietro Chiofalo (membro del gruppo Ricerche nel Val Demone), che potrebbe essere riconducibile all’età castellucciana.

fig.4

“Sarà programmata nei prossimi mesi – conclude Imbesi – un’altra campagna di ricerche e studi in sinergia con il C.A.I. di Linguaglossa, con l’antropologa Cecilia Marchese, con Giuseppe Tizzone e con l’archeoastronoma Silvia Motta (European Society for Astronomy in Culture, Società Astronomica Italiana, Società Italiana Archeoastronomia), membro e consulente scientifico, per questo tipo di indagini, del gruppo Ricerche nel Val Demone”.

Le ipotesi sinora formulate facilmente potranno essere oggetto di dibattito tra appassionati ed esperti di queste materie. Gli autori della “spedizione” ritengono che finché non saranno a disposizione informazioni più precise si possono solo esprimere delle ipotesi. Auspicano che, al più presto, le istituzioni possano provvedere alla creazione di commissioni specifiche per lo studio del sito ed, eventualmente, promuovere una campagna di scavo.

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