Chi vuole imparare il Forex trading dovrebbe ben sapere che una delle determinanti che è maggiormente in grado di influenzare l’evoluzione dei cambi valutari è data dalle riunioni delle banche centrali e, in particolar modo, della Fed. Che, ben inteso, sembra per il momento tenere la barra dritta, senza temere i rischi di un’inflazione superiore a quanto desiderato.
L’inflazione
Uno dei motivi principali per cui i policy maker della Federal Reserve non temono l’inflazione è la convinzione di avere strumenti da impiegare se dovesse diventare un problema e, dunque, disporre di carte nel proprio mazzo utili per fronteggiare ogni tipo di pregiudizio. Questi strumenti, tuttavia, hanno un costo e possono essere estremamente nocivi per il tipo di ciclo di crescita economica che gli Stati Uniti stanno vivendo.
In tale ambito, ricordiamo come le leve sui tassi d’interesse siano il modo più comune con cui la Fed controlla l’inflazione. Non è tuttavia l’unica arma nell’arsenale della banca centrale (si pensi agli aggiustamenti degli acquisti di asset), ma è sicuramente la più potente.
I rischi sulla crescita
I tassi di interesse, e le decisioni relative ai tassi, sono talmente rilevanti che sono anche un modo molto efficace per fermare un’economia in crescita.
Ora, ciò premesso, a margine del suo ultimo meeting la Fed ha chiarito che non ha ancora intenzione di aumentare i tassi di interesse nei prossimi tre anni, basando probabilmente questa convinzione sul fatto che la più forte crescita economica in quasi 40 anni non genererà quasi nessuna pressione inflazionistica duratura. Dunque, la Fed si è impegnata a mantenere i tassi di prestito a breve termine ancorati vicino allo zero e i suoi acquisti mensili di obbligazioni a un minimo di 120 miliardi di dollari al mese, ed ha anche aumentato le sue prospettive del prodotto interno lordo per il 2021 al 6,5%, il più alto tasso di crescita annuale dal 1984.
Quindi, la Fed ha alzato la sua proiezione di inflazione al 2,2%, il valore più elevato da quando la banca centrale ha iniziato a puntare a un tasso specifico, una decina di anni fa.
Tutto bene? Non proprio. Perché sebbene questa policy possa funzionare, è un rischio: se non funziona, e l’inflazione si mette in moto oltre soglia, cosa si farà?
Forse, succederà quanto accaduto negli anni ’80. Quel ciclo di inflazione incontrollata iniziò negli Stati Uniti a metà degli anni ’70, con un ritmo di aumento dei prezzi al consumo pari al 13,5% nel 1980. L’allora presidente della Fed Paul Volcker fu incaricato di domare questa super inflazione, e lo fece attraverso una serie di aumenti dei tassi di interesse che trascinarono l’economia in una recessione, e lo resero uno dei personaggi più impopolari d’America.
Naturalmente, gli Stati Uniti ne sono usciti alla fine piuttosto bene, ma in queste condizioni è molto probabile che la Fed voglia evitare qualsiasi tipo di rischio recessivo e, dunque, possa esercitare maggiore allerta su tale fronte.







