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Perché il Dow Jones attraversa un periodo di instabilità?

Perché il Dow Jones attraversa un periodo di instabilità?

Oltre a essere l’indice delle quotazioni borsistiche più antico e longevo tra quelli in attività, il Dow Jones rappresenta anche il termometro dello stato di salute di quella che, ancora oggi, è l’economia, se non più importante, più “centrale” del pianeta. Wall Street misura lo stato dell’arte dell’economia e della finanza mondiali, offrendo un parametro credibile di riferimento a tutte le altre borse.

Ultimamente – anche nel corso dell’ultima settimana – l’indice Dow Jones ha sofferto di frequenti bradisismi, spesso di notevole entità. Fra l’11 e il 12 giugno scorsi, ad esempio, si è assistito a un improvviso inabissamento delle quotazioni e una successiva, e altrettanto repentina, risalita del volume degli scambi: nell’arco di neanche 48 ore, il Dow Jones è risalito di oltre 700 punti, dopo aver subito una scossa tellurica dall’impatto dirompente. Ma a cosa è dovuta tutta questa instabilità?

Effettivamente, riuscire a leggere dalla giusta prospettiva le quotazioni del Dow Jones dell’ultimo mese, per poi collocarle all’interno di un discorso di previsione e pianificazione dei movimenti futuri, sta diventando un’impresa anche per gli analisti più esperti. Gli effetti del coronavirus, infatti, si stanno riverberando anche in questo ambito, rendendo lo scenario di volta in volta sempre più nebuloso.

Nella fattispecie, a determinare il crollo delle contrattazioni e il successivo bounce di metà giugno cui si accennava in precedenza, è stato un aumento repentino dei contagi negli Stati Uniti, seguito da un generale crollo delle certezze (già esigue) circa le prospettive di contenimento della pandemia. In tal senso, anche l’assenza di una presa di posizione rassicurante sul tema da parte del Presidente degli Stati Uniti è stata interpretata dai mercati come il sintomo di una navigazione a vista. La quale non può che avere, come precipitato, una ritirata strategica da parte degli investitori. Lo dimostra il calo costante – questo sì coerente e ampiamente prevedibile – di tutti i titoli afferenti al settore dell’healthcare.

Nemmeno il pugno duro di Trump nei confronti dei manifestanti scesi in piazza per protestare contro la morte di George Floyd ha giovato. I mercati si sono trovati di fronte a un paese percorso da proteste tanto accese quanto ignorate dal governo federale, ricavando l’idea di un contesto sociale – e dunque economico – lacerato dall’interno, in cui la centralità della finanza come luogo simbolico di creazione di un benessere quanto più possibile diffuso è stata messa in discussione, forse in maniera definitiva.

Probabilmente, il periodo di instabilità si protrarrà, con intensità variabile, per tutta l’estate. Per l’autunno, invece, i destini della borsa – e quindi anche quelli degli indici azionari – sono legati a doppio filo all’evoluzione della pandemia. Vaccino o nuovo picco? La risposta a questa domanda determinerà la direzione dei mercati, non solo in America.

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