Il nuovo "Codice sulla Crisi d'impresa" partirà ad agosto 2020 -
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Il nuovo “Codice sulla Crisi d’impresa” partirà ad agosto 2020

Il nuovo “Codice sulla Crisi d’impresa” partirà ad agosto 2020

Mentre gli italiani che potranno ancora permettersele, si godranno le ferie al mare o in montagna, il 15 agosto del prossimo anno entrerà in vigore il nuovo “Codice della Crisi d’Impresa e dell’insolvenza”.

Spariranno dalla terminologia di uso corrente ed anche in quella legale termini come “fallimento ed imprenditore fallito”, si parlerà soltanto di “crisi d’azienda e di imprenditore liquidato”.

Questo è quanto emerso giovedì 30 maggio scorso nel pomeriggio al corso organizzato dai rispettivi Ordini professionali, nel salone “Erice” di un noto albergo di fronte al Tribunale di Catania, per i commercialisti ed esperti contabili, oltre che avvocati, e che ha avuto come moderatrice la dottoressa Lucia De Bernandin, magistrato presso la sezione specializzata in materia d’impresa diretta dal dottor Mariano Sciacca, entrambi del Tribunale etneo.

Salone affollato da commercialisti e da esperti contabili, da avvocati e dagli stessi giudici della sezione specializzata, oggi fallimentare, che presto cambierà il nome in forza della stessa legge.

I lavori sono stati aperti con i saluti di Giorgio Sangiorgio, presidente dell’Ordine dei Dottori commercialisti ed esperti contabili, il quale, pur parlando di una riforma epocale, ha fatto intravedere “la possibilità di nuovi interventi legislativi sulla stessa riforma” prima della entrata in vigore alla luce dei suggerimenti dei vari ordini ed ha sottolineato la piena “consapevolezza del ruolo dei commercialisti”; subito dopo è intervenuto brevemente, per l’Ordine degli avvocati, Marco Tortorici, il quale si è soffermato proprio sulla nuova terminologia parlando di “crisi” e non più di “fallimento” nei confronti delle imprese ed in merito all’incontro ha accennato alla possibilità di nuovi incontri necessari per approfondire meglio la complessità con le nuove disposizioni operative previste.

Proprio la De Bernardin, che dalla Toscana si è trasferita alle falde dell’Etna, ha posto l’accento sulla necessità di ragionare tutti insieme sulla riforma proprio come valore aggiunto per tutti, magistrati, avvocati e commercialisti con una” formazione da mettere in cantiere” in quanto ci si trova in una “fase pre-giudiziale”.

Nel proprio intervento il presidente della IV Sezione, dottor Mariano Sciacca, ha pure posto l’attenzione, in questa fase, della necessità della “formazione come laboratorio permanente” nel mentre si sta procedendo alla riorganizzazione della stessa sezione, ora detta fallimentare, e che verrà lasciata la “vecchia ottica del soddisfacimento dei creditori” con “pesanti ricadute nei confronti degli amministratori chiamati nella fase della crisi dell’impresa.

“Risulterà necessaria – ha ribadito Sciacca – la predisposizione di un sistema di controlli” all’interno delle imprese, ma soprattutto ad una maggiore specializzazione dei professionisti “nell’ottica di incrementare l’aggiornamento”, sottolineando proprio come l’articolo 5 del nuovo Codice parli di efficienza e sollecitudine nella trattazione delle procedure, addirittura di meccanismi di trattazione prioritaria, come anche del netto taglio nei compensi dei professionisti del 25%.

“Dopo lo scandalo di Palermo – ha precisato Mariano Sciacca – esiste per i professionisti l’obbligo della incompatibilità previsto dal decreto legislativo del 18 maggio 2018, n. 54, con una strada indicata dal legislatore molto chiara: poco spazio per commercialisti ed avvocati che si occupano di tutto, ma la necessità di una attività specifica e specializzata”.

Anche la Facoltà di Giurisprudenza del nostro Ateneo, per bocca del prof. Concetto Costa, presidente del Centro Studi di diritto fallimentare ed ordinario di diritto commerciale, si sta attivando per inserire un corso di studi sull’argomento al fine di preparare già da ora i futuri laureati. “E’ in corso un periodo – ha precisato Costa – per ponderare le norme con possibilità di un decreto correttivo, già applicato in precedenza per alcune incongruenze come la parola ‘fallimento’ all’interno del nuovo Codice; è previsto un sistema di procedure di allerta e nuovi seminari di approfondimenti dopo l’estate dove verranno trattati i temi della emersione della crisi sia da parte interna che esterna all’impresa con l’obbligo di segnalazione al Pubblico Ministero competente”.

Il nuovo Codice si adegua, è stato precisato da più parti, alle norme europee ed alla stessa legislazione introdotta a seguito delle profonde crisi avvenute nel corso di questi ultimi anni con una particolare attenzione, mai fatta prima alla disciplina dei rapporti di lavoro dell’impresa coinvolta nello stato di crisi.

Nel proprio intervento di Giorgio Marino, giudice della IV sezione, ha posto l’accento sulla “modifica della disciplina societaria per consentire all’imprenditore di provvedere a mettersi in regola ed incominciare a programmare la struttura organizzativa della propria impresa con l’obbligo di costituire un organismo di controllo, prima solo nelle società per azioni, ora trasfusa a tutti: “Figura importante – ha.precisato Marino – sarà il management risk con gestione non solo della fase corrente ma soprattutto di quella di previsione attraverso i flussi di cassa, senza più vivere alla giornata”.

Domenico Pirracchio

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