Dibattito sulla cacciata dei moriscos e sulla beatificazione di Juan De Ribera -
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Dibattito sulla cacciata dei moriscos e sulla beatificazione di Juan De Ribera

Dibattito sulla cacciata dei moriscos e sulla beatificazione di Juan De Ribera

Un viaggio lungo i sentieri dell’universo ecclesiastico in un’epoca in cui il confine di demarcazione tra il potere statuale ed il potere spirituale era quasi impercettibile. E’ decodificando questo concetto che la dottoressa Giovanna Fiume ha compreso le potenziali ragioni che hanno spinto l’arcivescovo di Valencia Juan De Ribera ad appoggiare il re Filippo III, nel 1609, in materia di espulsione di circa mezzo milione di moriscos (musulmani di Spagna), dalla penisola iberica. Inoltre, l’incarico di vicerè di Valencia assegnato dal re di Spagna nel 1602 a Juan De Ribera, rappresenta un altro elemento che ha spinto la dottoressa Giovanna Fiume a realizzare come in quell’epoca il microcosmo politico e quello religioso si intersecassero spesso.

L’impossibilità di convertire i moriscos dopo una politica improntata da De Ribera al tentativo di uniformarli al profilo cattolico degli Spagnoli, sembra aver inciso sulla risolutezza che egli espresse nella propugnazione della cacciata dei moriscos. Gli assiomi messi a fuoco dalla dottoressa Fiume ruotano però attorno ad una precisa vocazione assunta dalla monarchia spagnola dell’epoca: la Corona, era chiamata ad emanare un provvedimento che restituisse compattezza ed integrità all’identità religiosa e nazionale della Spagna.

A sviluppare queste trattazioni incardinate nella conferenza organizzata dalla “Società Giarrese di Storia Patria e Cultura” è stata Giovanna Fiume, autrice del volume “La cacciata dei moriscos e la beatificazione di Juan De Ribera”. In particolare, l’autrice del volume, alla luce delle responsabilità di De Ribera relativamente all’espulsione dei moriscos dalla Spagna, si è interrogata sui reali motivi che determinarono la beatificazione (avvenuta nel 1796) e la successiva canonizzazione di Juan De Ribera, proclamato Santo da Giovanni XXIII nel 1960, malgrado egli avesse caldeggiato un “Repulisti” che afflisse la comunità dei moriscos.

La suggestiva cornice della “Sala Romeo” è assurta a cornice delle conferenza organizzata dal presidente della società di “Storia Patria e Cultura” Nicolò Mineo e dal suo vicepresidente Carmelo Torrisi. Le trattazioni snocciolate dalla docente Giovanna Fiume si sono articolate all’interno di un confronto tra la predetta studiosa laica ed il vescovo della diocesi di Acireale Mons. Antonino Raspanti.

Dal dibattito è emerso che il percorso che culminò nell’ espulsione dei moriscos fu travagliato ma che soprattutto fu preceduto da tentativi di uniformare la comunità dei moriscos ai cattolici spagnoli, forzandoli ad abbracciare la fede religiosa cristiana. La conquista dell’ultimo regno moro di Spagna,ovvero Granada, avvenuta nel 1492 ad opera dei re cattolici Ferdinando e Isabella ed incardinata in un piano di riconquista della penisola iberica da parte dei sovrani cristiani, fu soltanto uno dei tasselli che contribuirono alla costruzione dell’entità nazionale spagnola. Tuttavia, non fu evidentemente ritenuto sufficiente a conferire forza identitaria alla Spagna.

Pertanto, l’emanazione del provvedimento di espulsione dei moriscos dalla Spagna, costituì forse l’ultimo atto di un processo di costruzione dell’unità identitaria spagnola iniziato con la “Reconquista”. Determinante ai fini dell’emanazione del provvedimento ai danni dei moriscos,fu, secondo quanto emerso dalle trattazioni sciorinate, la posizione degli oltranzisti, i quali, quando si esprimevano a favore dell’espulsione dei discendenti dei mori musulmani di al-andalus, facevano appello alla questione della razza, della stirpe e dunque della limpidità del sangue. La monarchia tentennò comunque molto in materia di espulsione dei moriscos non soltanto per ragioni politiche ma anche per motivazioni di natura economica. La monarchia infatti era consapevole che mandar via centinaia di migliaia di persone da un territorio non giovasse alla sua economia.

Il territorio infatti, si sarebbe dovuto privare di coltivatori e di artigiani, e ciò, non era gradito al ceto aristocratico. Gli ecclesiastici erano invece divisi: alcuni si dichiaravano favorevoli all’espulsione dei moriscos mentre altri esprimevano contrarietà in tal proposito. Il vescovo Antonino Raspanti ha esaltato la figura di Juan De Ribera, asserendo che si trattasse di una persona di livello superiore sia nell’intelligenza che nella tempra umana. De Ribera, oltre ad essere una persona austera, si intendeva anche di vita spirituale e mistica. Raspanti ha anche evidenziato che De Ribera fu il vescovo dell’applicazione dei dettami di un Concilio di Trento in ordine al quale, attraverso la controriforma, fu sconfessato quanto sostenuto dal protestante Martin Lutero.

De Ribera, uomo di grandi interessi culturali, fondò il collegio “Domus Christi” di Valencia obbedendo al dovere morale di formare il clero. Il cardinale Borromeo fu un altro personaggio che sposò la logica dei seminari, necessari a disperdere i dettami del protestantesimo. Ripercorrendo la vita di De Ribera,è dunque emerso che egli assommò poi in sé il potere religioso ed il potere civile!! La sua carica istituzionale di vicerè ed i suoi rapporti con la Corona, lo portarono a coniugare il ruolo politico della Spagna al cattolicesimo. La figura di De Ribera, proprio per la sua duplice anima di uomo politico e religioso, è stata inevitabilmente accostata dal vescovo Raspanti a quella del predicatore Girolamo Savonarola, il quale nel XV secolo si impose a Firenze prendendo in mano la guida della città.

La beatificazione di De Ribera comunque,sebbene si trattasse di un uomo che pose in essere grandi opere di carità per i poveri, fu osteggiata anche all’interno della chiesa. De Ribera infatti fece espellere dalla Spagna anche i bambini moriscos. Secondo la studiosa Giovanna Fiume, De Ribera fece espellere i moriscos in quanto per lui erano eretici e traditori del regno, visto che erano in combutta con il regno ottomano. Tuttavia, in caso di motivi eretici dietro l’espulsione di una etnìa, era necessaria la consultazione della Santa sede. Ma la Santa sede non fu consultata dall’uffizio. Raspanti si è poi soffermato sul tema della canonizzazione asserendo che essa non sia un dogma ma una dichiarazione solenne. Raspanti ha infatti asserito che la dichiarazione dogmatica sia quella dell’Immacolata Concezione.

Sempre per quanto concerne la proclamazione dei Santi, Raspanti ha precisato che il Concilio Vaticano I si era espresso sull’infallibilità del Pontefice. Vi fu un tempo in cui l’elezione dei Santi fu appannaggio dei vescovi, mentre poi arrivò la svolta in ordine alla quale fu il Papa ad avocare a sé tale funzione. Ribera, che riempì il collegio “Corpus Christi” della sua ricchezza plasmandolo conformemente alla sua idea di religione spagnola, sembra essere espressione di un’epoca in cui in certi momenti è la politica che detta l’agenda sulle decisioni religiose.

Ma, entrando nel dettaglio, De Ribera, il quale nella sua esistenza produsse sermoni e chiose ma non opere, visse in un’epoca scandita dalla simbiosi tra politica e religione e da un re che si sente inevitabilmente interprete di temi religiosi. In Spagna, ciononostante, erano diversi gli assertori della tesi secondo la quale occorreva procedere con una ulteriore evangelizzazione dei moriscos. Tuttavia il regno monarchico spagnolo aveva già stretto un patto con gli eretici inglesi. Ciò aveva squalificato l’immagine della Spagna. Pertanto occorreva ritemprare la corona. Inoltre in Spagna infuriavano dibattiti secondo i quali la religione non poteva rimanere distante in materia di espulsione di moriscos. Decisiva fu la risolutezza dell’aristocratico De Ribera, il quale sostenne che i moriscos non erano convertibili. Dunque, in Spagna si arrivò alla conclusione che per definire l’identità della nazione spagnola, non si potesse prescindere dalla religione.

Tuttavia, il Papa dell’epoca, Paolo V, essendo stato informato molto tardi dell’imbarco dei moriscos, espresse vibratamente il suo disappunto per quanto accaduto.La studiosa Giovanna Fiume si è poi soffermata sui risvolti dei suoi studi dedicati ai Santi evidenziando che un Santo, anche se non è per sempre (visto che vi furono attività di repulisti che rimossero i Santi una volta appurata l’errata lettura dei testi antichi), muova tanti dipinti o comunque una storiografia. Inevitabile poi il parallelismo con i tempi odierni sul tema della convivenza con gli immigrati, per i quali una frangia oltranzista auspica l’espulsione. A proposito di ciò, il vescovo Raspanti ha sottolineato che non è facile costruire un processo di integrazione degli immigrati se si considera che alcuni di loro spesso esprimano una esasperazione tale da sfociare in atti delinquenziali. La dottoressa Giovanna Fiume, alla fine della conferenza ha poi rilasciato una dichiarazione sui moriscos “Molti di loro, non sentendosi per nulla integrati nei territori del Nord Africa, hanno avvertito l’inevitabile desiderio di ritornare in Spagna, poiché quella era la terra nella quale avevano posto in essere anche la propria attività professionale”.

Umberto Trovato

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