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Randazzo, la comunità delle suore della Carità chiude definitivamente i battenti

Randazzo, la comunità delle suore della Carità chiude definitivamente i battenti

La loro presenza fu voluta dagli amministratori “risorgimentali” del primo periodo dell’Italia unita che ebbero un grande impegno sul piano sociale e una forte sensibilità culturale. Nella città etnea sono in tanti a rimpiangere le religiose e i loro insegnamenti. Per le suore questa chiusura è motivo di delusione e tristezza che hanno spiegato attraverso un manifesto affisso per le vie della città.

3Un’altra data, per molti nefasta, dovrà aggiungersi negli annali della storia civile e religiosa della città etnea. A distanza di sette anni dalla chiusura del prestigioso collegio salesiano “San Basilio”, il primo fondato in Sicilia con il “placet” di Don Bosco, un altro storico istituto religioso, quello delle suore della Carità, ha chiuso definitivamente i battenti. Le ultime due religiose, delle sei che ormai da anni vivevano nell’ex monastero di “S. Caterina”, suor Giovanna Aidala e suor Antonietta Belgiovine, sono andate via da Randazzo giovedì 28 agosto, trasferite in varie case della vicina Calabria dove la congregazione ha una diffusione capillare.

Un addio programmato da tempo; ma, in ogni caso, a decretarne la chiusura è stato il Capitolo Generale della congregazione che attualmente sta vivendo la sua parabola negativa dal punto di vista delle vocazioni.

Le motivazioni che hanno spinto le suore ad alzare la bandiera bianca e ad assumere la sofferta decisione di chiudere la loro antica casa sulle pendici dell’Etna rientrano nella dinamica che accomuna la chiusura inesorabile di tanti istituti religiosi, conventi e monasteri, tanto in Italia quanto nel resto d’Europa. Da un lato l’anzianità delle suore e la mancanza di nuove vocazioni per il rinnovo generazionale, dall’altro lato le limitate risorse economiche per mantenere in vita sia la scuola paritaria sia la stessa comunità di religiose. Infatti, negli ultimi vent’anni, ormai in numero esiguo rispetto alle ventisette suore-insegnati dei tempi d’oro, per assicurare il servizio scolastico paritario l’istituto “S. Giovanna Antida” si avvalse della collaborazione di insegnati esterne con un generale aumento delle spese di gestione. Ma la scure della spending review che ha colpito pesantemente la scuola pubblica ha determinato in ugual modo l’interruzione dei finanziamenti regionali anche alla scuola privata. Cosicché l’insegnamento elementare offerto dalle suore, che non ricevevano sovvenzioni fin dal 2010, ha dovuto cessare nel giugno 2013. Nel periodo considerato, la casa provinciale di Napoli ha anticipato alla comunità di Randazzo una cifra considerevole cui va aggiunto l’importo delle pensioni delle suore residenti nell’istituto che ugualmente concorreva alle spese generali. Negli anni scorsi, ai primi sentori della paventata chiusura, i genitori degli alunni della scuola primaria e dell’infanzia e numerosi cittadini sottoscrissero una petizione contro la chiusura dell’istituto, ma le proteste furono vane.

Un pezzo di storia di Randazzo e della Sicilia che si chiude, tant’è che la congregazione nell’isola permane soltanto a Palermo e Mussomeli, mentre nel resto del mondo conta circa 1450 suore dislocate in 151 comunità sparse tra Europa, Africa America e Asia.

La presenza delle suore della Carità a Randazzo ebbe inizio nell’autunno 1877 quando una piccola comunità di religiose, per volere degli amministratori “risorgimentali” dell’epoca, si insediò nell’antico ex monastero benedettino di “S. Caterina”, requisito dallo stato centrale per effetto delle leggi di soppressione del 1866/67. Per circa quarant’anni le suore della Carità convissero con le ultime monache benedettine “cacciate” dal monastero “ope legis”.

Lo scopo principale della missione delle suore doveva essere l’istruzione e l’educazione della gioventù femminile e dei bambini poveri della città. Cosicché le religiose, con il concorso del Comune, avviarono una scuola femminile, un asilo infantile (inaugurato nel 1878), corsi di cucito e di ricamo. Successivamente fu affidato loro anche l’orfanotrofio femminile “Sacro Cuore di Gesù”.

1Nei centotrentasette anni di permanenza a Randazzo, le suore della Carità sono state una risorsa preziosa, amata e apprezzata anche dalla società civile. Nel tempo, l’impegno e il servizio svolto dalle religiose interessò non solo la pastorale scolastica (scuola per l’infanzia, scuola primaria, scuola media e scuola superiore), ma anche la pastorale parrocchiale (catechesi e pastorale giovanile) e quella socio-assistenziale (orfanotrofio, centri di ascolto e di accoglienza). Eroico fu l’impegno in questo campo. In occasione del colera del 1887 alcune religiose si adoperarono con abnegazione nel lazzaretto e per tale servizio furono premiate con una medaglia d’argento. Pure nel colera del 1911 e durante la successiva epidemia di vaiolo le suore si distinsero per il loro operato. Durante la grande guerra (1915-1918) le religiose, con il sostegno del comune, allestirono le cucine economiche per la refezione calda per i figli dei richiamati. Nel periodo della seconda guerra mondiale nei locali dell’antico monastero venne avviata una manifattura di tabacchi.

I bombardamenti del luglio-agosto 1943 danneggiarono gravemente anche l’ex monastero di “S. Caterina”, risalente alla fine del XV secolo, e le suore furono costrette a evacuare. Con la ricostruzione postbellica sorse un nuovo edificio e nel 1952 le religiose ripresero le loro attività vocazionali.

Chiudendo l’istituto le suore hanno portato con loro tutta l’attrezzatura scolastica e la suppellettile dell’alloggio dove vivevano. Il fabbricato, l’ex monastero di “S. Caterina”, invece è stato formalmente riconsegnato al comune mediante un verbale sottoscritto dal sindaco Michele Mangione, da suor Maria Grazia Biadi, in rappresentanza della Superiora provinciale, suor Alfonsina Gatti, e dall’economa provinciale suor Angela Perillo. Circa i locali rimane, tuttavia, il nodo della chiesetta annessa all’ex monastero, che fintanto rimarrà aperta al culto formalmente dovrebbe passare alla parrocchia di S. Maria. Inoltre, c’è la questione dei locali attualmente utilizzati dal liceo classico “Don F. Cavina” e della cappella privata nel cimitero comunale dove sono tumulate numerose religiose. Pare che la volontà delle superiori sia di affidarla a una confraternita locale, ma al momento si sconoscono i dettagli di eventuali accordi che potrebbero concretizzarsi prossimamente.

La comunità prima di partire ha fatto affiggere un manifesto con cui ha spiegato i motivi del sofferto addio e ringraziato la popolazione per la stima, la fiducia e la collaborazione nei centotrentasette anni della presenza della congregazione. Lasciando Randazzo, suor Giovanna e suor Antonietta ci hanno confidato un loro desiderio “speriamo che il carisma della nostra fondatrice possa continuare a Randazzo con l’apostolato laicale mediante la costituzione dell’associazione “Amici di Giovanna Antida”. Saremo sempre disponibili a intervenire, periodicamente per partecipare alle attività dell’eventuale gruppo che insieme alle suore formerà una stessa famiglia spirituale”.

Mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale, anche lui amareggiato per la chiusura dell’istituto, così ha commentato: “ringrazio le suore perché hanno dato tantissimo a Randazzo e alla Diocesi in tanto tempo di permanenza, sempre esemplare. Prego perché la loro assenza, come quella di tante altre religiose, possa essere rinnovata da nuove vocazioni e anche da nuovi istituti”.

Per il sindaco Mangione “le suore della Carità, così come i salesiani, lasciano un vuoto educativo e sociale, oltre che religioso, non indifferente nella comunità. Ho sperato fino all’ultimo momento che le mie lettere, insieme alla mozione unanime del consiglio comunale, – ha detto il sindaco – potessero scongiurare la partenza delle suore da Randazzo”.

Intanto, la cittadinanza si interroga su quale nuova destinazione d’uso avrà l’ex monastero di “S. Caterina”. “Circa il destino dell’immobile – dichiara il sindaco – vi sono alcune certezze note da tempo, il trasferimento della biblioteca comunale e delle sezioni della scuola dell’infanzia di via IV novembre, fino a qualche mese fa ubicate in locali affittati. In tal modo – afferma il primo cittadino – l’ente risparmierà costi non indifferenti. Invece, sugli ambienti del piano superiore l’ufficio tecnico effettuerà delle misurazioni e delle valutazioni tecniche per l’eventuale trasferimento di altri uffici comunali tutt’ora in affitto. Valuteremo con estrema attenzione i costi-benefici di ogni possibile intervento in questa direzione.

Gaetano Scarpignato

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