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Politica giarrese: monarchi e deleghe spacchettate

Politica giarrese: monarchi e deleghe spacchettate

Quando scriviamo poliedrico siamo ben consapevoli del suo significato: ovvero che ha molteplici e multiformi capacità o aspetti. Tra incompatibilità e dimissioni dimezzate il sindaco di Giarre Roberto Bonaccorsi, detiene un numero considerevole di deleghe. Ed è un poliedrico a tutto tondo.

E se la giornata è costituita da 24 ore, facciamo fatica ad immaginare come un sindaco possa contemporaneamente gestire il Bilancio, l’Urbanistica e ora anche i Lavori pubblici.

Un vero “campione” della tuttologia. Già perché il sindaco, nel contempo, prosegue nella sua attività originaria di commercialista. Con difficoltà non riusciamo a comprendere come il primo cittadino possa occuparsi di deleghe cosi importanti e delicate come l’Urbanistica e i Lavori pubblici e, nel frattempo, tenere sotto controllo l’intera macchina amministrativa: dalla buca sulla strada, alla lampadina mancante, passando per le manifestazioni kitsch di Salvo Zappalà (a Macchia con la Sagra della Ciliegia è stata sfiorata la rissa verbale).

Alla luce delle dimissioni “dimezzate” di Giovanni Finocchiaro che ha rimesso solo la delega dei Lavori pubblici, si ha l’impressione che il sindaco, pur di dimostrare che la sua squadra è solida, consapevole del fatto che Finocchiaro ormai da mesi chiede di lasciare, riesca poi a trovare la soluzione delle “dimissioni chirurgiche”.

Studiate a tavolino naturalmente; di quelle che non creano terremoti politici, perché di questo ha paura il sindaco accentratore.

Tutti sanno – ed è assodato – che l’uscita annunciata di Finocchiaro ha generato in queste ultime settimane aspettative al punto da squilibrare il governo monarchico cittadino. Antonella Santonoceto (papabile fino ad un certo punto), Angelo Spina (la “previdenza” non è mai troppa), Piero Mangano (non sempre si è maestri in politica, specie nell’era Bonaccorsi), tutti pronti a conquistare la quella poltroncina di via Principessa Jolanda.

E cosa dire, poi, del povero Salvo Camarda, illuso alla scorsa campagna elettorale e tenuto lontano dalla politica attiva. Eppure Camarda ha ben ragione di scalpitare: gli accordi sono accordi. E Bonaccorsi, seppure cripticamente e con la tattica del rinvio, ha respinto gli attacchi del futuristico Camarda che, oltretutto, si è visto girare le spalle dall’intera maggioranza. Non gli resta, quindi, che subire passivamente.

Nel frattempo, il gruppo dell’Articolo 4, composto dai due consiglieri Carmelo Strazzeri e Raffaele Musumeci, unitamente al sempre verde Nino Greco e l’eterno “vice” Leo Cantarella, si è fatto ricevere dal sindaco per discutere strategie e assetti futuri. Il futuro e il nuovo avanzano! Tornando a Camarda, a fargli buona compagnia – in tema di aspettative – c’è poi Orazio Scuderi. Il documento di presentazione della sua lista Popolare sembra stridere parecchio con il trionfale bilancio annuale del sindaco. Un anno caratterizzato solo da grandi cose. Non un solo errore.

fonzie Come Fonzie in Happy Days, Bonaccorsi  non riesce a pronunciare la frase: ho sbaglia.. inchiodandosi a metà.  E in questo quadretto non mancano i distinguo anche in maggioranza.  C’è ad esempio chi come il consigliere Francesco Cardillo, nel 2014, a pochi mesi dall’Expò continua a portare avanti quella anacronistica politica clientelare che tanto ricorda quella dei satrapi democristiani di Macchia i cui voti facevano la differenza in ogni campagna elettorale. Orbene, farsi fotografare davanti ai nuovi pali della pubblica illuminazione a Macchia o, peggio ancora, intestarsi opere come il ponte di Sciara che certamente può essere annoverato come uno dei cantieri più lenti della storia, stritolato dalla burocrazia, è perfettamente in linea con il governo accentratore di questa città fantasma.  Con le deleghe “spacchettate”.

Mario Previtera

 

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