Santa Venerina: eremo di Santo Stefano, ruderi che parlano -
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Santa Venerina: eremo di Santo Stefano, ruderi che parlano

Santa Venerina: eremo di Santo Stefano, ruderi che parlano

Teatro di reviviscenza a Santa Venerina nel palcoscenico naturale della Cella Truchora bizantina e dell’antico éremo

L’Associazione “Storia, Cultura e Sviluppo Territoriale” di Santa Venerina, meglio nota come Sto.Cu.Svi.T., mettendo insieme tutte le risorse interne di volontariato e facendo leva sulle competenze di soci e simpatizzanti, nella contrada San Michele di Santa Venerina, ha proposto un evento culturale davvero inedito: un teatro di reviviscenza, secondo l’insegnamento artistico di Alfredo Mazzone, ovvero una rappresentazione scenica nel palcoscenico naturale della Cella Trichora bizantina del V-VI secolo d.C. e dell’antico éremo di Santo Stefano, nella contrada San Michele di Dagala del Re.

Proprio in quel suggestivo e pittoresco ambiente, che coniuga storia e natura, i monaci benedettini, introdotti dal canto gregoriano, e impersonati da Franco Cannata, Rosario Pulvirenti e dagli attori dell’Officina d’Arte di Alfio Vecchio, Gianni Costa, Orazio Finocchiaro, Pippo Pennisi e Antonio Spoto, hanno raccontato agli intervenuti la storia di quel sito che, fino al XIII secolo, ha avuto un ruolo determinante per la vita materiale e spirituale del territorio sopra l’antica Mascali, denominato Sant’Andrea. Tra il querceto, inoltre, sono risuonate le voci di testimoni e studiosi che hanno fatto riferimento al monastero e alla cella trichora, ciascuno nel suo linguaggio d’epoca: San Gregorio Magno (epistola n. 59 del 593 d.C.) e il cronachista del Trecento Nicolò Speciale, in lingua latina, e del can. Giuseppe Recupero (Settecento) e Lionardo Vigo (Ottocento) in lingua italiana, declamate da don Giovanni Mammino. Gli spettatori hanno posto delle domande alle quali il priore Hugo e i confratelli Jacopo, Mattia, Stefano, Giovanni e Marco, ottimi personaggi sia per la recitazione che per l’abbigliamento, hanno risposto alle domande del pubblico.

L’idea è stata di Giovanni Vecchio, il quale ha trasposto in forma di dialogo un suo saggio, pubblicato nelle “Memorie e Rendiconti” dell’Accademia Zelantea di Acireale, del 2008, e l’ha proposto al direttivo dell’Associazione, nonché all’attore-regista Franco Cannata, che si è dimostrato subito entusiasta, e successivamente al regista Alfio Vecchio. Il presidente dell’Associazione, Domenico Strano, si è adoperato per ottenere il patrocinio del gruppo di Acireale del Fai (Fondo Ambiente Italiano), della sezione comprensoriale dell’area jonico-etnea dell’Archeoclub, della sezione di Giarre del Cai (Club Alpino Italiano) e della sede di Acireale di SiciliAntica. Durante e alla fine della manifestazione c’è stata la degustazione di alcuni prodotti tipici medievali; l’evento si è concluso con la visita guidata della Cella Trichora bizantina; ulteriori chiarimenti e informazioni sono stati forniti, su richiesta, da Giovanni Vecchio.

Il presidente di Sto.Cu.Svi.T, Domenico Strano, e tutti i soci hanno collaborato attivamente per la riuscita della manifestazione, impegnandosi in tutte le fasi organizzative e, persino, nella ripulitura del sito archeologico e nell’adattamento del selciato delle vie di accesso. Particolare cura hanno riservato anche alla preparazione di prodotti d’epoca medievali, degustati dai visitatori assieme ai liquori locali. Di grande aiuto l’apporto del service messo a disposizione da Gesuele Sciacca e la ripresa con tre videocamere, coordinata da Salvatore Sciacca. Questa iniziativa è la terza che l’Associazione dedica al Monumento: nei primi due incontri sono stati affrontati gli aspetti storico-architettonici e quelli religiosi-spirituali; questa volta si è focalizzata l’attenzione sui ruderi di Santo Stefano in forma nuova e dinamica, superando lo stereotipo dell’informazione secondo i canoni consueti orali e scritti.

L’auspicio è che il sito, acquisito nel 2012 al patrimonio del Comune di Santa Venerina, venga salvaguardato e valorizzato, d’intesa tra l’Ente locale e la Soprintendenza e possa, nel tempo, ampliarsi l’area di riferimento con l’acquisizione del suggestivo querceto e dell’anfiteatro naturale che si è formato nelle vicinanze, dove si fermò la colata lavica del 1284, che travolse l’éremo, lasciando intatta la basilichetta bizantina che si trovava poco più giù. Urge anche l’adattamento e il miglioramento delle vie d’accesso al monumento. Comunque, l’operazione ardita e suggestiva è stata coronata dal successo, decretato unanimemente da tutti coloro che vi hanno partecipato. La qualità artistica è stata assicurata da attori di indiscussa professionalità, l’evento ha contribuito certamente a sensibilizzare i cittadini e ci si augura che le autorità riconoscano appieno l’importanza del sito, non solo per la memoria storica, ma anche come elemento che potrebbe contribuire allo sviluppo del territorio.

Nhora Caggegi

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