Giarre, artigianato tra presente difficile e futuro incerto -
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Giarre, artigianato tra presente difficile e futuro incerto

Giarre, artigianato tra presente difficile e futuro incerto

Nella seconda parte del nostro approfondimento (leggi l’inchiesta Giarre, Sos degli artigiani) sul mondo dell’artigianato abbiamo intervistato Diego Bonaccorso, presidente Unione Liberi Artigiani di Giarre

22 - LOGO ULA...La drastica riduzione dei consumi delle famiglie, il forte aumento sia delle tasse sia del peso della burocrazia e la restrizione del credito sono tra le cause che hanno costretto moltissimi artigiani a gettare la spugna. Non potendo contare su nessun ammortizzatore sociale, dopo la chiusura dell’attività, moltissimi artigiani non hanno trovato nessun altro impiego e sono andati ad ingrossare il numero dei senza lavoro o degli abusivi. A questo vanno aggiunti i debiti accumulati in questi anni, le “particolari attenzioni di Equitalia” ed un futuro tutto da inventare. Un quadro sconfortante a livello nazionale, che si riflette anche in quello locale e, in particolare, nel comprensorio giarrese, dove l’artigianato da sempre ha fatto da traino all’economia.

Abbiamo incontrato Diego Bonaccorso, presidente dell’Unione liberi artigiani di Giarre per fare il punto della situazione.

«Oggi, tutto ciò che accade lo apprendiamo seduti su di un comodo divano davanti a una tv. Ascoltiamo i vari dibattiti che ci imbottiscono di spending review, di spread, di patto di stabilità, di euro si / euro no, di una Europa dei popoli, di mercati, di decine di miliardi di euro che girano sulle nostre teste e così via… Fino ad oggi, per quanto riguarda il mondo artigianale, abbiamo sentito solo parole, parole e parole che, molto spesso, non si traducono in azioni concrete o, meglio, non creano una terapia d’urto in grado di abbattere il terribile dramma in cui stiamo vivendo. Si risolvono in “toppe” nei pantaloni stappati, almeno per l’uomo comune, per il lavoratore, per l’artigiano e per il piccolo imprenditore che, ogni giorno, è costretto a fare i conti con una realtà sempre più drammatica e ostile e soprattutto con una sorta di paura per il giorno futuro… Tutti e ciascuno crediamo di avere una soluzione, una ricetta che ci permetta di uscire da questa drammatica situazione. Le frasi che ci sentiamo comunemente ripetere dai politici di turno sono sempre le stesse: “stiamo facendo; abbiamo presentato una proposta; ci stiamo prodigando; siamo a buon punto…”, ma mentre lor signori discutono, il popolo e le imprese sprofondano sempre più in basso. Basta guardare le statistiche. Centinaia di migliaia di imprese sono costrette a chiudere, a causa di un sistema che, a detta di tutti, è insostenibile. Tutto ciò, sta creando una disoccupazione sempre più dilagante che si riflette inevitabilmente sul ceto medio, che sta scivolando sempre più verso la povertà».

Di cosa dovrebbero occuparsi le istituzioni politiche, a suo avviso, per far ripartire la categoria artigianale?

«Non si parla o si parla pochissimo, ad esempio, di un “piano per il lavoro” nel quale vengano destinati investimenti per la realizzazione di strutture e infrastrutture, sistemazione e rifacimenti di strade per modernizzare il nostro Paese e la nostra Regione. Non si accenna ad un progetto che preveda una incisiva incentivazione per la ristrutturazione dei centri storici, eliminando la burocrazia e sbloccando l’edilizia. I pochi che si sono visti sono spesso insufficienti, una goccia nell’oceano. L’edilizia è un vastissimo indotto paralizzato, che potrebbe portare notevole occupazione. Non si intravedono spiragli di apertura che diano respiro al credito… e si potrebbe continuare. Tanti sono stati e sono gli annunci, che non si traducono in pratica, ma la cosa più grave è che non vediamo una visione complessiva di sviluppo del “sistema Italia”. Necessitano elementi di coesione per uno sviluppo complessivo, capace di creare valide ed efficaci sinergie per il raggiungimento di questo fondamentale obbiettivo, senza il quale, a nostro avviso, saremo delle foglie morte. Non si può far morire l’economia; non si può rimanere indifferenti all’angoscia di tanti imprenditori che non avendo più nessuna speranza compiono atti estremi togliendosi il bene più sacro e prezioso la vita…»

Lei ha un osservatorio privilegiato per tastare il polso della reale situazione in cui versa il comparto. Come spiega questa profonda crisi che sembra non finire mai?

« Il motivo di tutto questo risiede nel “sistema Europeo”, nel “sistema Italia” e della nostra Regione che stanno dimostrando tutti i loro limiti ingenerando, a mio avviso, sfiducia, mancanza di prospettive, senso di abbandono e preoccupazione non solo da parte delle imprese, ma anche nei nostri figli. Noi siciliani, in particolare, tutto questo lo sentiamo ancora più profondamente. Spesso dico nelle assemblee che, in fondo a questo buio tunnel, si incomincia a intravedere qualche raggio di luce! Noi siamo pronti a lottare affinché questo tenue raggio di sole diventi il sole cocente di agosto. Siamo un popolo che ha una grande storia. Proprio la nostra storia ci insegna che abbiamo sempre saputo trovare le risorse per rinascere e ricostruire dalle “macerie”, con sacrifici, creatività e passione. Questi elementi sono tipici dei Maestri artigiani, da sempre spina dorsale della economia italiana. Sono certo che sapremo trovare, ancora una volta, la strada giusta per dare dignità al nostro lavoro, altrimenti saremo destinati a perire inesorabilmente».

A proposito di figli, ritiene che l’artigianato, come storicamente è avvenuto, possa ancora dare una mano all’occupazione giovanile?

«L’apprendistato, di riforma in riforma, è stato trattato malamente, con il risultato di allontanare i giovani dal mondo del lavoro. Per quanto ci riguarda, noi dell’ULA riteniamo che i giovani non abbiano le competenze e le conoscenze per entrare nel mondo del lavoro, in particolare in quello artigianale. Per questo motivo l’ULA, da parecchi anni, ha elaborato e attuato il Progetto Minerva mirato a coniugare nei giovani il Saper con il Fare, favorendo così un loro ingresso nel mondo del lavoro. Noi siamo convinti che, nonostante tutto, i nostri giovani siano interessati più ad un lavoro che ad un sussidio. Pertanto, crediamo che sia estremamente urgente varare un piano serio e credibile che crei lavoro, lavoro e lavoro poiché, l’occupazione e la speranza, ai nostri ragazzi, si possono dare solo se le imprese hanno lavoro e liquidità, non con i sussidi che indeboliscono la volontà, l’intraprendenza e la voglia di fare. Riteniamo che se si creano questi presupposti possiamo parlare di occupazione e di crescita, salvo che si voglia creare un popolo di precari assistiti e di consumatori togliendoci la genialità e le capacità produttive, in particolare nella nostra Sicilia. Onestamente, mi viene difficile immaginare che un paese come l’Italia non abbia più “idee” e resto perplesso quando vedo il popolo italiano incapace di ribellarsi, anche a costo di una vera e propria “rivoluzione” (se necessaria) per il bene del nostro Paese e quello dei nostri figli. Nessuno può dirsi fuori dal vortice della povertà, eppure stentiamo a ritrovarci tutti in piazza per dire: “Basta!”».

Come vede l’azione dell’attuale governo e i provvedimenti in cantiere?

«Oggi, stiamo vivendo una nuova “era”, l’era Renzi. Noi auspichiamo che la sfida del governo e delle forze politiche che lo sostengono sulle riforme, sugli aspetti sociali ed economici, sull’aiuto alle imprese e sull’ammodernamento dello Stato non si riveli un bluff, e che il premier Matteo Renzi tenga nella debita considerazione il messaggio (riportato in questa pagina) inviatogli dalla nostra Confederazione Nazionale Liberi Associazioni Italiane (CLAAI), da noi pienamente condiviso, che pone i punti fondamentali per una reale ripresa».

Parliamo adesso della situazione locale. Anche se la situazione potrebbe sembrare poco propizia, pensate di ritornare in pista con nuove prospettive per lo sviluppo della categoria, che è poi lo sviluppo dell’intera città, come sempre avete sostenuto? Cosa si dovrebbe fare per valorizzare il lavoro degli artigiani e farne ripartire la ripresa?

«Mi preme precisare, innanzitutto, che tra mille difficoltà, lo scostamento che registriamo nella nostra provincia tra nuove iscrizioni e cancellazioni si può considerare minimo. Gli artigiani, nonostante tutto, stanno resistendo. Le aziende artigianali, infatti, stanno mantenendo l’occupazione e sostenendo la nostra economia. Questo dato vale per tutta la provincia di Catania, oltre che per il comprensorio di Giarre, e lo posso assicurare sia nella qualità di componente della CPA (Commissione Provinciale Artigianato), sia come presidente dell’Ula-Claai di Giarre. Tuttavia, se permarrà questo stato di cose, non potranno ancora reggere per molto. Nel nostro territorio abbiamo lanciato l’allarme attraverso la manifestazione “Per dire basta”, sostenuta anche dai Sindaci del comprensorio e S.E. il vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti. Pochi mesi dopo le Amministrative del 2013, abbiamo consegnato ai nuovi Sindaci un documento che includeva anche il “piano d’azione”, contenente le priorità che il mondo artigianale ritiene indispensabili per una ripresa. In quella occasione, non potendosi assumere nessun impegno di carattere finanziario in quanto a loro dire incombeva il rischio di andare in “default”, hanno assunto l’impegno di un nuovo incontro operativo, subito dopo l’approvazione del piano di riequilibrio da parte del ministero al Bilancio e della Corte dei Conti, per vedere dove e come destinare le risorse disponibili in favore del settore, considerato che alcune delle proposte da noi avanzate facevano parte del loro programma elettorale».

Quali saranno gli impegni nell’immediato futuro?

«Tenuto conto che, per quanto riguarda il piano di riequilibrio, si ha il sentore che possa essere approvato a breve e che le Amministrazioni dovranno predisporre il bilancio di previsione 2014, nei prossimi giorni chiederemo ai Sindaci ed ai presidenti dei Consigli comunali di Giarre e Riposto di incontrarci di nuovo, fiduciosi anche nel sostegno dei Consigli comunali, affinché nei suddetti bilanci di previsione vengano inseriti alcuni importanti provvedimenti, già avanzati nei precedenti incontri, mirati alla crescita e allo sviluppo del mondo imprenditoriale che abbiano di conseguenza positive ricadute nelle nostre comunità».

Inoltre, l’Ula-Claai intende farsi promotrice, nel mese di giugno, di una manifestazione coinvolgendo le associazioni di categoria, i sindaci del comprensorio giarrese, i sindacati, le scuole, e la Chiesa ed anche i cittadini, per fare fronte comune alle difficoltà che stiamo vivendo, considerato che al di là degli annunci non si intravedono spiragli che possano farci guardare al futuro con maggiore ottimismo.

Mario Pafumi

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