L’ingrediente giusto per la Sicilia: il “Grano” -
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L’ingrediente giusto per la Sicilia: il “Grano”

L’ingrediente giusto per la Sicilia: il “Grano”

Grazie all’attivismo di alcuni giovani imprenditori locali, il disegno di legge popolare presentato nelle settimane scorse all’Ars e finalizzato all’introduzione nella nostra regione della moneta complementare, porta anche le firme di un centinaio di cittadini dei Comuni di Fiumefreddo, Calatabiano, Giardini Naxos e Taormina

Anche nei Comuni del Taorminese e del contiguo comprensorio jonico-etneo si sta combattendo la battaglia del… grano. Non ci riferiamo alla famosa iniziativa mussoliniana, bensì all’interessante tentativo di far dotare la Sicilia di una propria divisa monetaria denominata, per l’appunto, “Grano”. Alcuni giovani di Calatabiano e Fiumefreddo, ed in particolare i fratelli Valerio e Giuseppe Murabito e Michele e Mario Bella, hanno infatti sposato il cosiddetto “Progetto Sicilia”, elaborato già un paio d’anni fa dall’imprenditore di Ficarra (Messina) Giuseppe Pizzino e recentemente approdato nei palazzi palermitani sotto forma di un’apposita proposta di legge che, se approvata, porterà all’adozione di questo nuovo sistema monetario regionale.

Insieme ad altre centinaia di attivisti di “Progetto Sicilia”, anche i fratelli Murabito ed i fratelli Bella si sono dunque mobilitati nella raccolta delle diecimila firme richieste per poter dar vita ad un’iniziativa legislativa popolare, facendosi promotori di tale petizione nei Comuni di Fiumefreddo, Calatabiano, Giardini Naxos e Taormina, dai quali sono complessivamente venute centoventi sottoscrizioni.

«Per la prima volta – dichiara soddisfatto Valerio Murabito – il nostro Statuto Siciliano è stato effettivamente utilizzato, dando in particolare applicazione all’articolo 12, che autorizza il popolo a presentare progetti di legge, e cominciando a sfruttare il mai adeguatamente attenzionato articolo 41, dove si legge testualmente che “il Governo della Regione ha facoltà di emettere prestiti interni”. E proprio su queste semplici “dieci paroline” si fonda il nostro “Progetto Sicilia”».

In quest’ultimo si addentra Giuseppe Murabito, il quale sottolinea che «in Sicilia il risparmio, ossia il denaro che gli abitanti dell’isola hanno affidato agli istituti di credito, ammonta a circa sessanta miliardi di euro. Ebbene: la Regione, emettendo quei titoli obbligazionari previsti dall’art. 41 dello Statuto, potrebbe utilizzare queste somme attualmente tenute “bloccate” dai rispettivi titolari e spenderle per dotare la Sicilia di tutte quelle infrastrutture e di tutti quei servizi (legati, in particolare, alla viabilità interna, all’agricoltura, al turismo ed ai beni culturali) che a tutt’oggi le mancano, creando contestualmente numerosissimi posti di lavoro. Basterebbe solo un decimo di quei risparmi cui prima accennavamo, ossia sei miliardi di euro, per dare occupazione ad almeno duecentocinquantamila persone, che sono proprio i senza lavoro della nostra terra. La Regione Siciliana, pertanto, si trasformerebbe in una vera e propria “banca”, delegando le relative funzioni ad un’apposita struttura creditizia, la cui gestione va affidata a tecnici seri, preparati ed assolutamente slegati dalla politica. E quei sei miliardi di euro la Regione Siciliana può tranquillamente garantirli in quanto a tanto ammonta il valore dei beni immobiliari e non (grandi alberghi, partecipazioni azionarie, ecc.) da essa posseduti».

Ed al pari di una Banca Centrale, anche la Regione Siciliana sarà pienamente legittimata a battere moneta ossia, per l’appunto, il “Grano”, così denominato ispirandosi all’omonima valuta utilizzata ai tempi del Regno Borbonico, ma anche al prezioso cereale che, copiosamente prodotto nelle campagne isolane, ebbe a meritare alla Sicilia il celebre appellativo di “granaio d’Europa”.

«Onde evitare i costi e le lungaggini burocratiche derivanti dalle procedure di conio – spiega Valerio Murabito –  in questa fase iniziale il Grano non potrà presentarsi né sotto forma metallica e nemmeno di biglietto cartaceo, bensì nella veste, peraltro ormai diffusissima, di “denaro elettronico”. Pertanto, se un risparmiatore siciliano versa alla Regione un minimo di cinquemila euro, riceverà in cambio una “card” che, in Grani, gli consentirà di spendere l’equivalente di diecimila euro, facendogli, pertanto, raddoppiare il proprio potere d’acquisto. Tanto per fare un esempio, se un determinato bene costa due euro, lo si potrà acquistare con un solo Grano. Ovviamente, il Grano sarà una moneta complementare rispetto all’Euro, nel senso che potrà circolare solo in Sicilia ed, anche qui, gli operatori economici locali non possono essere obbligati ad accettare pagamenti con questo tipo di valuta. Ma c’è da considerare che con il Grano si potranno acquistare a tali più favorevoli condizioni solo beni prodotti in Sicilia e che, pertanto, da tale valuta deriverà un ulteriore effetto positivo per la nostra economia».

A credere in questa “ricetta” economico-monetaria (peraltro già applicata in diversi Stati d’Europa, anch’essi rientranti nella “Zona Euro”) non sono affatto dei “romantici sognatori”, bensì provetti operatori economici quali i fratelli Murabito (titolari a Calatabiano della rinomata struttura turistico-ricettiva “Castello S. Marco”) e lo stesso suo ideatore, ossia l’industriale Giuseppe Pizzino, il quale è riuscito ad imporre la moda siciliana nel mondo attraverso la sua famosa azienda “Camicie Castello”, avente sede nel Comune messinese di Brolo, ma costretta a chiudere i battenti qualche anno fa, proprio per l’incapacità delle pubbliche istituzioni regionali a venire incontro alle esigenze degli imprenditori locali, da esse, viceversa, “stritolati” attraverso esagerate ed insostenibili imposizioni tributarie (come la famigerata “Irap”, che non invoglia certo a fare impresa in Sicilia).

«L’elementare principio su cui si basa il “Progetto Sicilia” dell’amico Pizzino – sottolinea infine Giuseppe Murabito – è che, in un’economia cosiddetta “normale”, se in un determinato contesto territoriale (in questo caso la Sicilia) c’è l’indiscussa esigenza di effettuare dei lavori (nelle infrastrutture, nell’agricoltura, nel turismo, ecc.) ed al contempo ci sono anche delle persone che, in quanto disoccupate, hanno l’altrettanto indiscussa esigenza di lavorare, la domanda e l’offerta di lavoro dovrebbero automaticamente incontrarsi. Nella nostra regione, invece, ci si viene a dire che ciò non può avvenire per mancanza di liquidità (ossia di soldi per poter pagare i lavoratori), che però, come siamo riusciti a dimostrare, non è un’argomentazione credibile: i soldi ci sono, e basta solo saperli mettere in circolazione nei modi da noi proposti nel disegno di legge che abbiamo avuto la capacità e l’onore di presentare nei giorni scorsi e che la classe politica siciliana, se veramente ha a cuore le sorti del popolo che rappresenta, dovrebbe prendere in seria considerazione».

Rodolfo Amodeo

FOTO: i fratelli Murabito (ai lati) ed i fratelli Bella (al centro) ed, in sovrimpressione, il prototipo della “card” che consentirà di effettuare acquisti con il Grano

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