Catania

Randazzo: non è una “cartella pazza”!

Randazzo: non è una “cartella pazza”!

Notificata al sindaco Mangione una maxi richiesta di circa un milione di euro relativa alla ricostruzione del dopoguerra

Il Settantesimo anniversario dai bombardamenti Alleati del luglio-agosto 1943 contro la città di Randazzo – che ridussero in un cumulo di macerie il pregevolissimo patrimonio architettonico di origine medievale –, nei giorni scorsi, ha riservato alla “sfortunata” comunità un’amara notizia. Infatti, si è tanto parlato di una cartella di pagamento, di circa un milione di euro, notificata al sindaco Michele Mangione a conclusione di un’ingarbugliata e macchinosa istruttoria contabile e amministrativa che preoccupa non poco gli amministratori locali ma, soprattutto, i malcapitati cittadini che temono una stangata per le nuove imposizioni fiscali che potrebbero gravare sulle loro tasche. La notifica dell’esoso fardello – a dir il vero – non è arrivata al Municipio di sorpresa, né si tratta di una “cartella pazza”. In tempi, come quelli attuali, caratterizzati da una grave crisi finanziaria, lo Stato tenta di far quadrare i conti raggranellando ogni “briciola” disponibile. L’ingiunzione di pagamento di euro 964.336,23, emessa da Riscossione Sicilia Spa su incarico della Ragioneria territoriale dello Stato di Catania, si riferisce all’estinzione di un annoso debito – oggi comprensivo d’interessi di mora e altre spese – contratto dal Consiglio comunale nel 1949 per finanziare l’esecuzione di opere pubbliche inerenti all’attuazione del “Piano di ricostruzione”, progettato dal Prof. Ing. Giovanni Rizzo nel 1946.

Sì! Ancora una volta loro, i bombardamenti Alleati del 1943 che unitamente alla ricostruzione postbellica, a pieno titolo, possono essere considerati per Randazzo – senza tema di smentita – la più grande sciagura di tutti i tempi.

Il debito erariale pendente, cui oggi lo Stato chiede l’immediato rimborso, fu concesso dal Ministero dei lavori pubblici ai sensi dell’art. 15 della legge 27 ottobre 1951, n. 1402 e si riferisce alla tranche finale (lotti VII, VIII e IX) di un maxi finanziamento di più progetti. Tale onere fu originariamente garantito e pagato dal Comune con l’imposizione di una sovrattassa sui terreni e sui fabbricati e dalle imposte di consumo. La prima parte del finanziamento (lotti I-VI) fu estinta dal 1970 in poi, mentre i rimanenti lotti (VII, VIII e IX) non sono mai stati saldati. Con il finanziamento in questione furono realizzati i seguenti lavori: sistemazione via Tagliamento (da piazza Tutti i Santi a piazza Rabatà), realizzazione via Salemi, P. S. Mattarella e piazza Vagliasindi, proseguimento di via Basile, realizzazione via IV Novembre (da via Galliano a via Turati), sistemazione piazza XI Bersaglieri, via Veneto e piazza Loreto, completamento vie IV Novembre e Basile, sistemazione delle vie Portale, Archimede, Turati, Magro, Lombardia e Papotto. Stante la documentazione, le somme cui lo Stato ha intimato il recupero forzoso riguarderebbero il ripristino di opere comunali diverse da quelle danneggiate o distrutte dagli eventi bellici, il che aggraverebbe la posizione del Comune.

È evidente che, negli anni, in questa vicenda si sono commessi diversi errori. Innanzitutto, non c’è stata chiarezza da parte dell’amministrazione statale, né c’è stato rigore da parte delle amministrazioni comunali e dei burocrati che nel tempo, verosimilmente, hanno sottovalutato la grave situazione debitoria nei confronti dell’erario; complice, probabilmente, la ristrettezza delle risorse finanziarie dell’Ente che non ha consentito di prendere una decisione risolutiva. Lo Stato e la Regione Siciliana, dal canto loro, da sempre, sono rimasti insensibili alle suppliche invocate dal Consiglio comunale e dagli amministratori che fin dagli anni Cinquanta hanno rappresentato la difficile situazione, tanto dei danni causati dalla guerra, quanto dalla mancanza di reddito per la popolazione e di gettito fiscale per l’ente.

Del debito che oggi è stato iscritto a ruolo, si iniziò ad avere contezza tra il 1995 e il 2000, quando la Direzione provinciale del tesoro trattenne coattivamente dai trasferimenti dello Stato la somma di euro 34.386,52. Nel 1995, il debito ammontava a euro 599.856,29 mentre nel 2004, dopo alterne vicende, accrebbe a euro 737.064,02. Il 9 marzo 2000, il Comune fece richiesta, tanto al Ministero del Tesoro, quanto all’ufficio provinciale del Tesoro di Catania, affinché il debito fosse totalmente abbuonato o, in subordine, ulteriormente rateizzato a lunga scadenza. Tuttavia, nonostante le richieste, al comune non è pervenuta mai nessuna risposta. Il 13 agosto 2003, l’argomento dell’estinzione del debito, mediante esenzione, fu oggetto di una mozione presentata in Consiglio comunale dall’ex consigliere Mariano Caggegi. La mozione impegnava l’amministrazione a intraprendere ogni utile iniziativa affinché la situazione debitoria fosse definita mediante abbuono.

Da indiscrezioni trapela che il Comune, oggi, non è in grado di quantificare l’esatto importo eventualmente dovuto all’erario, poiché il flusso di denaro derivante dall’originario finanziamento non transitò dalle casse del Comune. Infatti, la contabilità con i relativi pagamenti a favore delle imprese appaltanti, nel tempo, fu curata direttamente dal Genio Civile di Catania. Pertanto, l’ente, benché fosse titolare del debito, non ebbe nessun controllo, diretto o indiretto, ma si limitò solamente a presentare i progetti per ottenere il finanziamento. La materia risulta complessa ed estremamente delicata per il comune e presenta delle criticità difficilmente superabili senza un intervento di natura politico-amministrativa e legale.

«Sicuramente – afferma l’ex sindaco Ernesto Del Campo – è stato un errore pensare di potere definire la questione esclusivamente per via amministrativa. Durante i miei due mandati – rileva l’ex Sindaco – il dirigente dell’ufficio di ragioneria ha tentato più volte di concordare le possibili soluzioni con i funzionari del Ministero recandosi a Roma e ricevendo qualche rassicurazione verbale». In realtà, questi “viaggi della speranza”, di volta in volta, hanno fatto rientrare temporaneamente l’emergenza senza che, tuttavia, il Comune ottenesse provvedimenti ufficiali dal Ministero circa possibili dilazioni del debito o altri interventi. Ciò sino alla fine del 2012, quando fu notificata, all’allora sindaco Del Campo, un’ingiunzione di pagamento che, non essendo stata impugnata, ha comportato il consolidamento dell’attuale credito vantato dallo Stato.

«Oggi, alla luce degli ultimi sviluppi, – dichiara l’ex sindaco Del Campo – si può affermare che il fatto di non essere intervenuti con forti pressioni politiche è stata un’ingenuità. Ovviamente – conclude – si deve recuperare e tentare ora un intervento “politico” molto forte, anche perché nel frattempo le condizioni finanziarie dei comuni sono mutate e Randazzo non può permettersi di far fronte all’ingente richiesta di pagamento, al di là della possibile legittimità dello stesso».

Il sindaco Michele Mangione, intanto, ha già conferito a un legale di fiducia il mandato per opporsi al pagamento della cartella: «Siamo di fronte ad un colmo – dichiara –: uno dei centri abitati maggiormente distrutti dai bombardamenti aerei del secondo conflitto mondiale chiamato a pagare i costi della ricostruzione, dopo aver già pagato in termini di vite umane ed enormi danni materiali tra i quali monumenti architettonici, beni archivistici, librari e archeologici d’inestimabile valore. Se poi si pensa – rimarca il Sindaco Mangione – che la città di Randazzo è stata insignita della medaglia d’argento al valore civile, proprio per i danni di guerra, siamo all’assurdo».

Pertanto, ci sarà un contenzioso e il sindaco Mangione vorrà raggiungere l’obiettivo dell’estinzione del debito puntando anche sul valore della medaglia d’argento al Merito Civile, conferita dal Presidente Ciampi il 25 gennaio 2005, al termine di una pratica avviata dall’ex sindaco Salvatore Agati: «Tenteremo – dichiara ancora il Sindaco Mangione – anche un’azione politica che faccia notare ai più alti vertici istituzionali le peculiarità di Randazzo e della sua storia durante la seconda Guerra Mondiale. In merito, ho già reso noto ad alcuni membri del Governo la questione e non escludo di scrivere pure al Capo dello Stato. Certo, una maggiore solerzia amministrativa in occasione delle richieste “bonarie” avanzate dallo Stato negli ultimi anni, anche se in maniera discontinua, ci avrebbe forse visto oggi in una posizione più favorevole».

Gaetano Scarpignato

PDF – La cartella di pagamento Cartella_Pagamento

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