Troppe… “Ferite a morte” -
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Troppe… “Ferite a morte”

Troppe… “Ferite a morte”

Serena Dandini e la denuncia contro il femminicidio in una manifestazione organizzata in sinergia dal Teatro Stabile di Catania

 Una riflessione forte, che fa riflettere ma anche indignare per una realtà che, troppo spesso, resta confinata nelle cronache senza colpire le coscienze. Una riflessione che ha la sua protagonista in Serena Dandini e la doppia denuncia contro il femminicidio lanciata con il suo “Ferite a morte”: prima un progetto teatrale sempre sold out, subito dopo un libro immediatamente in cima alle classifiche. Due formidabili strumenti di sensibilizzazione, entrambi scritti con la collaborazione ai testi e alle ricerche di Maura Misiti, ricercatrice dell’IRPPS–CNR che da tempo si occupa di violenza contro le donne.

Catania ha accolto entrambe, al Verga lunedì 28 ottobre scorso, per la presentazione del volume, edito in gennaio da Rizzoli, inserendo l’evento in una visione mirata ancora una volta alla sensibilizzazione civile. La manifestazione, organizzata in sinergia dal Teatro Stabile di Catania per il ciclo LibrinScena e dall’Udi di Catania nell’ambito delle iniziative “Stop femminicidio”, con l’ingresso libero fino ad esaurimento di posti è stata accolta positivamente, seguendo la scia di analoghe manifestazioni di sensibilizzazione civile attuate a Catania. In “Ferite a morte”, nello spettacolo come nelle pagine del libro, Serena Dandini usa tutte le sfumature dell’emotività, dal comico al tragico, dal grottesco al drammatico, per ridare voce alle vittime. Donne umiliate e uccise da maschi violenti (mariti, fidanzati, padroni, colleghi, estranei…) narrano in prima persona le loro vite (vere, o terribilmente verosimili): una “Spoon River” di rabbia, dolore e dolcezza per raccontare la loro sofferenza, per denunciare una strage che si compie sotto i nostri occhi, aiutare le vittime della violenza nascosta. Quest’ultimo diventa un imperativo che chiama tutta la società ad un atteggiamento fermo e consapevole.

Come è già avvenuto nelle altre città italiane, nella serata catanese la lettura non è stata affidata unicamente ad attrici di chiara fama come Vitalba Andrea, Guia Jelo, Nellina Laganà. Infatti, sul palco è salita anche una personalità femminile che ha avuto in Sicilia un ruolo di rilievo nella tutela dei diritti delle donne, l’avvocata Adriana Laudani dell’Udi Catania. E a dar fresca voce ai racconti saranno ancora Janine Bongiovanni, ultima in ordine di tempo entrata a far parte dell’Udi, e due studentesse degli istituti superiori catanesi.

In questa visione civile, lo Stabile ha prontamente aderito al documento “No More!”, una convenzione “contro la violenza sulle donne-femminicidio”, promossa proprio dall’Udi insieme ad altre importanti associazioni: «La violenza di genere – ha evidenziato il direttore dello Stabile, Giuseppe Dipasquale – è una tragedia quotidiana che ci riguarda tutti. Come sempre, di fronte a tali emergenze, la soluzione è innanzitutto culturale: solo così si può mirare a contenere, e possibilmente estirpare, un’orribile piaga sociale. Prevenzione e sensibilizzazione sono le chiavi del cambiamento, un impegno continuativo che noi dello Stabile abbiamo voluto assumerci sia attraverso iniziative di forte richiamo come questa, sia con l’adesione alla campagna “Posto Occupato”, riservando in sala una poltrona “vuota”, destinata ad una donna che avrebbe potuto esserci e invece non c’è più».

Giovanna Crivelli, dell’Udi di Catania, nel condividere le riflessioni proposte da Di pasquale, ha sottolineato un ulteriore punto: «Abbiamo voluto una Convenzione che contrastasse la violenza di genere ed oggi siamo impegnate a renderla visibile, comprensibile e utilizzabile dalle donne che subiscono violenza. Un patto di civiltà che si assume la responsabilità di contrastare la sovrastruttura ideologica che consente il femminicidio, mettere in campo la propria autonoma proposta politica, richiamare le istituzioni alle loro responsabilità. Ospitare un’artista e una ricercatrice attente e generose a questo progetto, presentare un libro prezioso per il nostro lavoro nelle scuole è motivo di particolare gioia per l’Udi».

“LibrinScena”, alla cui cura ha collaborato Ornella Sgroi e che si avvale del contributo di Sheraton Catania Hotel, si conferma così luogo di dibattito non solo letterario, proiettato verso l’approfondimento dei gravi problemi che affliggono il Paese. Al termine dell’incontro i partecipanti hanno condiviso una riflessione, aanche amara in alcuni suoi aspetti: ciascuna delle donne uccise, forse, avrebbe potuto salvarsi, se avesse avuto l’appoggio di una rete di solidarietà e di sostegno, capace di sostenerla e tutelarla dall’incombente minaccia del suo persecutore. Le storie portate sul palcoscenico e quelle narrate nel libro si tengono per mano, lungo la strada impervia ma obbligata della presa di coscienza e dell’azione concreta contro una violenza intollerabile. Questo l’obiettivo della pubblicazione come del progetto teatrale di Serena Dandini, che prosegue a ritmo serrato nel suo alto impegno. “Ferite a morte”, uno spettacolo in progress, per la prima volta in scena a Palermo nel novembre 2012, sta infatti per affrontare il tour mondiale che approderà il 25 novembre alle Nazioni Unite.

Salvatore Rubbino

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