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Interessante conferenza dal tema “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro” a Fiumefreddo di Sicilia

Interessante conferenza dal tema “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro” a Fiumefreddo di Sicilia

A 40 dalla morte dello statista Aldo Moro, poco chiari risultano tanti aspetti dell’eccidio. Il 16 marzo 1978, giorno della presentazione del nuovo governo, il quarto guidato da Giulio Andreotti, la Fiat 130 che trasportava Moro dalla sua abitazione alla Camera dei deputati, fu intercettata da un commando delle Brigate Rosse all’incrocio tra via Mario Fani e via Stresa. Gli uomini delle Brigate Rosse uccisero, in pochi secondi, i cinque uomini della scorta (Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana Moro.

Dopo una prigionia di 55 giorni nel covo di via Camillo Montalcini, le Brigate Rosse decisero di concludere il sequestro uccidendo Moro: lo fecero salire dentro il portabagagli di un’automobile Renault 4 rossa e gli dissero di coricarsi e coprirsi con una coperta dicendo che avevano intenzione di trasportarlo in un altro luogo. Dopo che Moro fu coperto, gli spararono dieci proiettili uccidendolo.

Il corpo di Aldo Moro fu ritrovato nella stessa auto il 9 maggio a Roma in via Caetani, emblematicamente vicina sia a piazza del Gesù (dov’era la sede nazionale della Democrazia Cristiana), sia a via delle Botteghe Oscure (dove era la sede nazionale del Partito Comunista Italiano). Aveva 61 anni.

Un cattolico osservante e praticante. La sua fede in Dio si rispecchiava nella sua vita politica. Era considerato un mediatore tenace e particolarmente abile nella gestione e nel coordinamento politico delle numerose “correnti” che agivano e si suddividevano il potere all’interno della Democrazia Cristiana.

Proprio nella ricorrenza del 40° anniversario della morte di Aldo Moro, presso il Casale Papandrea di Fiumefreddo di Sicilia, è stata ospitata la conferenza “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro”.

A relazionare a braccio per circa due ore Gero Grassi (foto a destra), membro della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul caso Aldo Moro, che ha raccontato ai numerosi presenti, i fatti emersi dal lavoro della Commissione d’inchiesta sull’eccidio di via Fani, sul rapimento e la morte del presidente della DC, attraverso la lettura dei documenti di Stato.

“La mia relazione – ha detto Grassi – serve da un lato a rivalutare la figura di Aldo Moro, il suo pensiero e l’azione, dall’altra a rivedere la storia d’Italia perché il caso Moro non inizia nel ’78, ma nel ’41, inglobando quindi la storia d’Italia, il periodo che parte dalla fine della seconda guerra mondiale, è il periodo della nascita della Costituzione,  del terrorismo, delle stragi, delle brigate rosse, dei funzionamenti negativi del nostro stato. In tutto questo Moro è centrale e il suo pensiero è attuale”.

Ad organizzare l’evento il consigliere comunale di Fiumefreddo nonché presidente dell’ass. democratica Città Giovanni Spinella che assieme alcuni soci dell’associazione in occasione del 40ennale della strage hanno avvertito  la necessità di approfondire alcune novità, alcuni aspetti emersi dalla commissione d’inchiesta sull’eccidio.

Dopo i saluti dell’amministrazione comunale, dell’assessore alla Cultura Sebastiana Girgenti, nel suo intervento Spinella ha detto:  “La ricostruzione di Gero Grassi, ex parlamentare del PD- è impressionante per il numero di dettagli e di incroci di fatti e di persone emerse dai risultati delle tre commissioni parlamentari che hanno indagato sul Caso Moro e che solo oggi, a distanza di 40 anni, possono essere compiutamente conosciuti e resi disponibili. Alla luce di questi fatti, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro risulta essere un evento cruciale nella storia dell’Italia che segue un’infinità di altri tentativi e manovre antidemocratiche finalizzati a determinarne una subalternità strutturale, un paese a sovranità limitata”.

Nel corso della serata, l’associazione Democratica Città ha premiato Carmelo Patané componente della Polizia Penitenziaria e Filippo Rizzo dell’Arma dei Carabinieri, per atto eroico compiuto nel lontano 2005 liberi dal servizio.

Angela Di Francisca

foto di Seby Photo

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