Catania

Il premio Asas al poeta acese Biagio Fichera

Il premio Asas al poeta acese Biagio Fichera

L’acese Biagio Fichera, classe 1938, uomo “politropo”, cioè di ingegno versatile al pari di Ulisse, benevolmente definito tale da D’Annunzio, poiché poeta, saggista, fotografo, autore di molti testi di canzoni, esperto di tradizioni popolari, si è classificato secondo (Sezione poesia dialettale) al V° concorso nazionale di poesia indetto dall’Associazione Siciliana Arte e Scienze (A.S.A.S.) di Messina.

Aggiungiamo volentieri che Biagio Fichera da qualche anno ha ultimato il volume “Storia di la Sicilia” lavoro prezioso per fare conoscere la storia e la lingua siciliana dato che l’Ars nel 2011 ha legiferato che si deve studiare la lingua siciliana nelle scuole della Regione Siciliana.

L’associazione culturale messinese Asas è presieduta dall’artista pittrice Flavia Vizzari (foto a destra), e la premiazione si è svolta nell’Aula Magna dell’Università dello Stretto per l’importanza del premio e per la disponibilità offerta dalla prof. Maria Francesca Tommasini, quale presidente della giuria del premio e docente nell’ateneo di Messina. Il titolo dell’opera poetica di Fichera è “Cugghèmu li pinzeri”, testo con 22 versi. “Cucchèmu li pinseri, chiddi strani… / mintèmuli ‘ntra’npaccu, sigillati, / e poi, jittàmuli ‘ndo menzu di lu mari, / ùnni lu fùnnu non si trova mai, / ùnni lu suli, non tràpana luci, / unni lu pisci, non li po’ truvari”, così inizia la poesia.

Il premio (Trofeo Asas) è stato consegnato a Biagio Fichera dal vice presidente dell’associazione organizzatrice, Pier Paolo La Spina. La presidente Flavia Vizzari (foto piccola)  ha letto la bella motivazione della giuria che così recita:”raccogliere fiori che profumano di vita…e i cattivi pensieri buttarli in un mare profondo dove non arriva la luce del sole. Visione che assume la forza del divenire e la fermezza dell’essere, si percepisce in una prospettiva del reale, che cambia, inducendo a lasciare solamente fogli bianchi, ove potervi scrivere la futura felicità”.

E  la presidente Vezzari ha commentato il giudizio della commissione giudicatrice con questa riflessione:”Un pensiero molto profondo che Biagio Fichera, studioso di tradizioni popolari e conoscitore dei dialetti siciliani, ha saputo descrivere con versi semplici e con profonda sensibilità”.

Nel condividere la riflessione della giuria e di Flavia Vezzari ricordiamo che Fichera il suo “sentire poetico” lo trascrive subito in versi, con idonea limatura e studio, pertanto la sua poesia va alla ricerca della “verità” e dell’ amore per il suo prossimo facendosi portavoce di un messaggio per il raggiungimento del bene comune, per i nostri figli,  per i nostri nipoti. “Lassamu  ‘stu rijalu dintra ‘u mari; / lu sacciu, ca poi l’ ùnna  murmùria / Lassamili ddi fogghi culurati, / tinèmini li janchi, ‘i cchiù puliti, /  ppi scrivicci paroli assai ‘mpurtanti; / lassànnu ‘nta ‘sta terra sulu paci / c’addivintàmu òmini filici”.

Camillo De Martino

Nella foto di copertina: Biagio Fichera, primo da destra, riceve il Trofeo dal vice presidente Pier Paolo La Spina

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