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Riposto, in Consiglio comunale proposte “bizzarre” sui chioschi. E l’avv. D’Urso si dimette da capogruppo

Riposto, in Consiglio comunale proposte “bizzarre” sui chioschi. E l’avv. D’Urso si dimette da capogruppo

Una pezza peggiore del buco è stata la proposta di delibera esaminata ieri in Consiglio comunale a Riposto, riguardante le attività repressive e le domande di regolarizzazione formale. Oggetto della proposta, ancora una volta, chioschi e manufatti simili.

Secondo la proposta, visto che talora attività nella sostanza conformi alla legge vengano svolte prima ancora della presentazione al Comune degli atti previsti dalla legge, si dava indirizzo ai titolari di posizione organizzativa di non procedere, in presenza di istanza di regolarizzazione, alla rimozione di quanto realizzato ove ciò che deve essere rimosso sia conforme alla legge. Cioè il Consiglio dava indirizzo agli uffici di non far rimuovere manufatti realizzati abusivamente, se nella sostanza sono regolari, ma non certo nella forma.

Il rischio, in questo modo, era che chiunque avrebbe potuto allestire un manufatto presentando solo la richiesta di autorizzazione ma senza attenderne l’esito. E questo, alle porte della stagione estiva, avrebbe creato il caos.

Una proposta a cui in aula si è ribellato il consigliere Saro Cerra, che l’ha definita «insensata», una fuga in avanti per accontentare qualcosa o qualcuno e ha ribadito che ciò che è conforme lo deve essere nella sostanza e nella forma.

Il consigliere Francesco Grasso, invece, si è chiesto se oggi, dopo la bocciatura del regolamento sui chioschi la scorsa settimana, a qualcuno non sia venuto il rimorso.

La proposta non ha convinto ed è toccato al consigliere Ezio Raciti spiegarne il senso: mentre quando è stato bocciato il regolamento sui chioschi si pensava a chi da fuori viene a investire a Riposto nella proposta all’ordine del giorno i destinatari erano i paesani. Viste le perplessità, Raciti ha chiesto il rinvio del punto, annunciando che nell’attesa sarà presentato un apposito regolamento.

Con 9 voti a favore del rinvio e 9 astenuti il Consiglio non è riuscito a rinviare il punto. E, quindi, la proposta è stata votata e bocciata.

Singolare anche il secondo punto all’ordine del giorno riguardante l’irrilevanza, ai fini giuridici, della distinzione dei chioschi fissati al suolo da quelli poggiati su una base munita di ruote.

Proposta a cui si sono opposti Michele D’Urso che ha ricordato che una struttura con ruote svolge attività itinerante, altrimenti deve chiedere altro tipo di autorizzazione. Sulla stessa linea anche Francesco Grasso, Sebastiano Bergancini e Saro Cerra.

Favorevole si è dichiarato Ezio Raciti che ha chiesto perché un chiosco con le ruote non debba essere considerato un chiosco a tutti gli effetti, dato che l’impatto sul territorio è uguale.

Sulla proposta il Consiglio comunale di Riposto si è spaccato con 9 voti a favore, altrettanti contrari e un astenuto e, quindi la proposta non passa.

Le votazioni di questo due punti all’ordine del giorno (e in verità anche alcune delle sedute precedenti) hanno fatto emergere alcune divergenze in seno all’opposizione che a Riposto, è noto, è maggioranza. E così arrivano le prime conseguenze anche sul piano politico.

Questa mattina, il capogruppo del Pd in consiglio, l’avv. Carmelo D’Urso, ha depositato le proprie dimissioni da capogruppo ma non dal gruppo consiliare. In Consiglio comunale il Pd è composto dallo stesso D’Urso e dai consiglieri, Scalia, De Salvo, Pennisi e Bergancini.

D’Urso era il primo firmatario delle proposte di ieri sera e su cui il gruppo si è diviso: Scalia e Bergancini erano usciti dall’aula al momento del voto del primo punto mentre al momento del voto del secondo punto è uscito fuori Bergancini, mentre Scalia si è astenuto.

Il loro voto era determinante per far passare i due punti. Da ciò D’Urso ne avrà tratto le conseguenze. “E’ una notizia che fa specie perchè abbiamo condiviso tante cose – commenta il consigliere Bergancini – ma non mi sono sorpreso. Inoltre, è una decisione che D’Urso ha preso senza sentire i componenti del gruppo”.

Adesso il gruppo consiliare del Pd si dovrà riorganizzare.

Maria Gabriella Leonardi

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