Nel marzo 2026 Regione Siciliana, Confindustria Sicilia e ANCE hanno siglato un protocollo d’intesa per allineare l’offerta formativa ai profili professionali più richiesti dalle imprese. L’accordo indica come ambiti prioritari amministrazione, edilizia, meccanica, impiantistica, web e marketing, e nasce per rispondere a un mismatch strutturale: secondo Confindustria Sicilia, un’impresa su cinque non trova le persone di cui ha bisogno, con un tasso di disallineamento tra domanda e offerta di lavoro che raggiunge il 60%. Sorge dunque spontaneo chiedersi quali siano le figure più richieste dalle aziende e come si possa superare questo disallineamento con la formazione giusta e investimenti mirati.
Domanda di lavoro in Sicilia: numeri e difficoltà di reperimento
I dati Excelsior offrono una fotografia dettagliata della domanda di lavoro delle imprese. A maggio 2026, le imprese siciliane prevedevano 38.250 entrate: il 36,2% riguardava impiegati, professioni commerciali e nei servizi; il 31,2% operai specializzati e conduttori di impianti e macchine; il 22,5% professioni non qualificate; il 10,1% dirigenti, professioni specializzate e tecnici. Questi numeri mostrano che la domanda non si concentra su un unico settore o livello di qualificazione, ma attraversa trasversalmente l’intero sistema produttivo. La crescente diversificazione dei profili e delle competenze ricercate dalle imprese richiede quindi la presenza all’interno dei team HR di figure sempre più preparate, spingendo sia i neolaureati sia i professionisti già attivi da tempo nel settore a integrare la propria formazione attraverso master in gestione delle risorse umane orientati ad approfondire temi come la selezione, la formazione e lo sviluppo del personale. A confermare la complessità del quadro arriva il dato sulla difficoltà di reperimento: nel trimestre marzo-maggio 2026 erano previste 102.650 entrate in Sicilia e per il 42,4% delle posizioni le imprese hanno incontrato difficoltà nel trovare i profili richiesti.
Dalla domanda attuale alla trasformazione delle competenze
Se i dati Excelsior descrivono le figure oggi più richieste, il protocollo regionale suggerisce anche come la domanda di professionalità stia cambiando. I riferimenti a web e marketing sono la punta di un iceberg più ampio, che include competenze legate a dati, IT, intelligenza artificiale, cybersecurity, automazione e trasformazione digitale. La digitalizzazione sta entrando progressivamente in attività amministrative, industriali, commerciali e nei servizi, rendendo trasversali competenze un tempo considerate di nicchia. Questa trasformazione ha implicazioni concrete per la formazione professionale perché crescono profili ibridi, capaci di coniugare competenze di settore con strumenti digitali, analisi dati e gestione di processi automatizzati. Anche nelle funzioni amministrative e commerciali, la capacità di lavorare con piattaforme digitali, CRM, strumenti di marketing automation e dashboard diventa sempre più un requisito di base. Servono iniziative, come quella del comune di Riposto, che ha finanziato la digitalizzazione della sala consiliare per migliorare la qualità organizzativa dell’ente.
Cosa ci dice la domanda di lavoro delle aziende siciliane
La scelta della Regione di mettere in relazione formazione e imprese risponde a un’esigenza concreta del sistema produttivo siciliano. I dati mostrano che le aziende, accanto alle figure tecniche e specializzate, cercano nuovi profili più in linea con i bisogno attuali, come i profili digitali e figure capaci di occuparsi della gestione delle persone. Osservare quali professionisti vengono cercati dalle imprese permette anche di leggere le trasformazioni dell’economia siciliana: un tessuto che, tra grandi opere, investimenti industriali e sviluppo dei servizi, richiede competenze sempre più diversificate e aggiornate. Il protocollo siglato a Palazzo d’Orléans può dunque essere una mappa per orientare studenti, disoccupati e professionisti verso i profili con maggiori opportunità. La sfida, per il sistema formativo e per le imprese, sarà tradurre questa intesa in percorsi concreti, come l’avviso regionale per creare il catalogo regionale dell’offerta formativa, che permette di avere corsi maggiormente orientati al lavoro. In questo modo si può ridurre il mismatch e accompagnare la transizione digitale e organizzativa del territorio.







