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Giarre: alberi tagliati in via Emilia, l’intervento del Wwf

Giarre: alberi tagliati in via Emilia, l’intervento del Wwf

Viste le recenti polemiche sulla decisione del taglio dei pini della villetta tra Via Emilia e Via Gramsci, il WWF Sicilia Nord Orientale pone, in una nota che integralmente pubblichiamo, alcuni interrogativi.

“C’è davvero l’intenzione di questa amministrazione locale a mantenere qualche area verde nel paese di Giarre, tra l’abbandono e l’incuria della maggior parte dei nostri polmoni verdi, vedi il parco Jungo o Piazza S. Francesco, oltre ai piccoli parchi disseminati lungo il nostro territorio.

C’è davvero qualcuno che è contento di vedere abbattere degli alberi di oltre 35 anni? Non credo proprio. L’unico motivo lecito secondo il quale un albero possa venire tagliato è perché presenta condizioni di pericolosità, per il rischio che possa cadere oppure perché le radici, affiorando, danneggiano la carreggiata o i marciapiedi, creando un pericolo concreto per le persone.

Da una parte si chiede, giustamente, maggiore sicurezza, sia rispetto al rischio di caduta degli alberi sia per poter percorrere senza pericoli strade e marciapiedi; dall’altra, quando si interviene, si grida allo scempio e perfino all’“assassinio” degli alberi. Occorre invece affrontare il problema con equilibrio e buon senso. È necessario garantire una corretta manutenzione e tutelare il patrimonio arboreo esistente.

Ma è altrettanto importante piantare nuovi alberi, molti più di quelli che, per ragioni di sicurezza, si è costretti ad abbattere. Il saldo deve essere nettamente positivo: per ogni albero che si è obbligati a tagliare, l’obiettivo dovrebbe essere quello di piantarne di più. È così che si tutela davvero il verde di una città: mettendo in sicurezza ciò che rappresenta un pericolo e, contemporaneamente, aumentando il patrimonio arboreo per le generazioni future.

Salvaguardare il verde è un obbligo sancito dalla legge e un dovere morale. Garantire la sicurezza delle persone lo è altrettanto. E le due cose, se affrontate con serietà e competenza, non sono affatto in contraddizione.

Prima di procedere all’abbattimento di alberi, il Comune deve produrre un provvedimento amministrativo formalizzato, motivato e protocollato, una relazione tecnica agronomica sottoscritta da tecnico competente e qualificato, una perizia di stabilità con metodologia applicata e classe di propensione al cedimento attribuita, e un piano di reimpianto secondo quando previsto dalla normativa locale o dagli atti di pianificazione.

Inoltre la Legge 10/2013, articolo 3-bis, prevede che due mesi prima della scadenza naturale del mandato il sindaco renda noto il bilancio arboreo, che comprende le messe a dimora previste dalla legge stessa e la loro rendicontazione: quanti alberi all’inizio, quanti alla fine, con quali motivazioni. In molti Comuni come il nostro, questo obbligo è ignorato o ridotto a pura formalità.

Prima di decidere per l’abbattimento, il Comune infine deve documentare di aver valutato le alternative ragionevolmente praticabili e proporzionate al rischio. L’amministrazione comunale ha valutato le alternative all’abbattimento? No! Tali alternative includono il consolidamento statico con tutori o tiranti quando il difetto è circoscritto, la potatura di riduzione della chioma per ridurre il carico aerodinamico, la decompattazione del suolo e l’aerazione dell’apparato radicale quando il problema è edafico (compattazione, drenaggio, ossigenazione, qualità del terreno), lo spostamento dei sottoservizi in conflitto con le radici, il monitoraggio periodico programmato quando la classe di propensione al cedimento è bassa e il danno potenziale limitato. Le linee guida ISPRA sono chiare!

Infine un albero maturo in contesto urbano fornisce servizi quantificabili. Non è retorica ambientalista: è dato scientifico consolidato. La letteratura scientifica documenta che un albero adulto di medie dimensioni può ridurre la temperatura percepita nelle giornate estive da uno a diversi gradi Celsius nell’area circostante grazie all’evapotraspirazione, con variazioni in funzione di specie, età, contesto climatico e densità della chioma.

L’assorbimento di CO₂ varia significativamente a seconda della specie, dell’età e delle condizioni di crescita, con ordini di grandezza che vanno da pochi chilogrammi a diverse decine di chilogrammi all’anno per esemplari adulti. Le superfici fogliari intercettano polveri sottili (PM10 e PM2,5), riducendo la concentrazione di inquinanti nell’aria respirata dai residenti.

Gli apparati radicali rallentano il deflusso delle acque meteoriche riducendo il carico sulle reti fognarie durante eventi piovosi intensi, fenomeno sempre più frequente con il cambiamento climatico in atto. La World Health Organization ha documentato in modo sistematico il legame tra presenza di alberi in ambito urbano e riduzione di patologie respiratorie, cardiovascolari e disturbi psicologici.

ISPRA ha pubblicato linee guida tecniche che quantificano economicamente il valore dei servizi ecosistemici forniti dal verde urbano: ogni albero abbattuto senza reimpianto equivalente è una perdita patrimoniale pubblica misurabile. Questo non significa che un albero pericoloso non vada abbattuto.

Significa che quella perdita deve essere giustificata da atti tecnici proporzionati e compensata con reimpianti programmati e tracciabili. Inoltre ogni albero, oltre a custodire i nidi non solo di uccelli ma anche di insetti e pipistrelli , ha la funzione di posatoio e riparo per ogni animale presente.

L’albero è un vero e proprio ecosistema vivente e l’abbattimento crea uno squilibrio naturale per tutti gli esseri viventi. Il WWF è contrario all’abbattimento degli alberi e chiede per il futuro che l’ amministrazione convochi la consulta per il verde prima di programmare potature o abbattimenti di alberi in città”.

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