Una seduta ad altissima tensione politica, forse una delle più significative degli ultimi mesi, quella di giovedì scorso. Il Consiglio comunale di Giarre ha mandato in scena l’ennesimo regolamento di conti interno alla maggioranza.
All’ordine del giorno due temi pesantissimi: l’affidamento della riscossione coattiva all’Agenzia delle Entrate-Riscossione e la convenzione con il Comune di San Gregorio per l’avvocatura unica. Due provvedimenti sui quali l’amministrazione si giocava molto. E da entrambi è uscita politicamente ridimensionata.
Nei giorni scorsi era stato lo stesso sindaco Cantarella a convocare personalmente i consiglieri, chiedendo un sostegno compatto e un voto unanime sulla riscossione coattiva. Una richiesta che tradiva tutta la drammaticità della situazione finanziaria dell’Ente: recuperare rapidamente tributi e crediti per tentare di evitare uno scenario che, ormai, molti descrivono apertamente come pre-dissesto.
Ma il tentativo del primo cittadino si è infranto contro il muro dei malumori interni determinati da differenti visioni. I consiglieri della stessa maggioranza, sempre più insofferenti, hanno fatto capire chiaramente che il provvedimento non sarebbe passato. A quel punto, per evitare una clamorosa bocciatura in aula, l’amministrazione è stata costretta a fare retromarcia: il punto è stato ritirato prima del voto. Servono ulteriori approfondimenti.
Anche sulla convenzione con il comune di San Gregorio per l’avvocatura unica si è consumato un durissimo braccio di ferro fra chi era contrario all’approvazione (l’assessore al contenzioso Cavallaro, insieme al consigliere Silvestro) e i favorevoli. Tentativo fallito.
Maggioranza e opposizione, questa volta trasversalmente compatte, hanno approvato integralmente il testo, inserendo nella delibera una nota per “sollecitare” il sindaco affinché la durata della convenzione venga ridotta da tre anni a uno.
Emerge un dato ormai difficilmente contestabile: la maggioranza che sosteneva Cantarella non esiste più come blocco politico coeso. I numeri sono fragili, i consiglieri sempre più autonomi, i rapporti interni logorati. E mentre il Comune affronta una delle fasi finanziarie più delicate della sua storia recente, Palazzo di Città appare paralizzato da una crisi politica infinita.
Più che una normale dialettica amministrativa, quella andata in scena sembra ormai una lenta resa dei conti finale.






