Giarre, Giornata di Spiritualità e di Fraternità nel ricordo di San Pio da Pietrelcina -
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Giarre, Giornata di Spiritualità e di Fraternità nel ricordo di San Pio da Pietrelcina

Giarre, Giornata di Spiritualità e di Fraternità nel ricordo di San Pio da Pietrelcina

Ha richiamato numerosi devoti, provenienti da diverse parrocchie della Diocesi di Acireale, la “Giornata di Spiritualità e di Fraternità” organizzata a Giarre, nella parrocchia San Francesco di Assisi al Carmine, in occasione del 25° Convegno Diocesano promosso dal Coordinamento diocesano dei Gruppi di preghiera di San Pio da Pietralcina. Affidati a fra Emanuele Artale, assistente spirituale dei Gruppi di preghiera della Diocesi di Acireale, e all’animatrice diocesana Nerina Melita Rapisarda, l’accoglienza e il saluto ai partecipanti che, numerosi, hanno deciso di vivere all’insegna della fede e della devozione a San Pio lo scorso 25 Aprile, nell’800mo Anno Giubilare del Transito di San Francesco d’Assisi. Presenti, tra gli altri, le autorità istituzionali giarresi, il Sindaco, dottor Leo Cantarella, e gli assessori Giuseppe Cavallaro e Leo Patanè.

Intense ed estremamente rilevanti sul piano della formazione spirituale gli interventi delle autorità religiose presenti. Da Padre Enzo Gaudio (foto sopra) O.f.m. Capp. (Convento Frati Cappuccini – Gesualdo – AV), a Mons. Agostino Russo (Vicario Generale della Diocesi di Acireale), a Padre Enzo La Porta (foto sotto) (Cons. Gen. e Assistente Spirituale Regionale dei Gruppi di Preghiera di San Pio della Sicilia) ciascuno dei relatori ha saputo, egregiamente, coinvolgere i presenti con relazioni ricche di riflessioni su due tra i Santi più amati e innamorati di Dio.

In apertura di giornata, dopo l’accoglienza dei gruppi e la registrazione dei partecipanti nella sala “Padre Ambrogio”, i devoti si sono riuniti nella vicina Piazza San Francesco per la celebrazione della “Statio”, presieduta da fra Artale, per rientrare a conclusione, in processione, in chiesa. Affidata a Padre Enzo Gaudio la riflessione sul tema: “800 anni di Luce: dal Transito di San Francesco alla Passione di Padre Pio”. Massima l’attenzione dei presenti alle parole del frate: «Oggi, in un tempo in cui si è perso il contatto umano – spiega padre Gaudio –, per spiegare l’amore di Dio occorre fare esperienza e chi più di una mamma può spiegare ciò? Le mamme, infatti, sono coloro che ci hanno generato, che hanno sentito i battiti del nostro cuore quando eravamo dentro di loro, per questo quando parliamo dell’amore di Dio possiamo solo rifarci a loro per avere un valore dell’amore pratico, vero. Dio è, pertanto, un padre e una madre messi insieme. Allo stesso modo, l’amore eterno che Padre Pio ha trasmesso a tutti quanti noi ci riporta all’amore di Dio, un amore paterno e materno. Quale madre non darebbe la vita per un figlio. Immaginiamo quelle mamme che hanno bambini malati, o in situazioni difficili, l’amore smisurato che provano è come quello che ha accompagnato la vita di Padre Pio, un amore grande, un amore compiuto nella sofferenza. Spesso – prosegue padre Enzo Gaudio –, noi cristiani pensiamo di avere tutti i problemi di questo mondo, senza pensare alle sofferenze di Cristo, di Padre Pio che quando riceveva preghiere in momenti di sofferenza, la sua implorazione a Dio era “Padre dai a me la sofferenza di questo fratello”. E Dio non poteva dire di no ad un Santo che ha dato tutto se stesso, un uomo che ha portato su di se tutti i problemi degli altri, un altro Cristo. Lo stesso si può dire di San Francesco. E allora, gli uomini di Dio si misurano nell’amore, si misurano nella capacità di soffrire, di portare i pesi degli altri e alleggerire Gesù che non esita a prendere su di sé il peso della sofferenza, i pesi degli altri. E quando qualcuno gli diceva quante cose belle avesse fatto, quanti miracoli avesse donato, lui rispondeva: – Io non ho fatto niente, ho semplicemente aiutato Gesù a portare la croce”. Oggi – prosegue il relatore –, riuniti qui, in un tempo di grazia particolare, 800 anni dalla morte di San Francesco, a parlare con un linguaggio puramente francescano, del secolo scorso, del secolo delle guerre mondiali, della modernità e dei rumori, Dio ci ha donato padre Pio, perché voleva dirci una cosa ben precisa “guardate che Francesco non è morto, il suo spirito è vivo e la sua strada è percorribile anche oggi. Qualcuno – prosegue – ha definito Padre Pio il San Francesco del XX secolo, ed è vero. Padre Pio è stato la riattuazione vivente, dolorosa e gloriosa del poverello d’Assisi. Dentro il cuore di Francesco e Pio, a distanza di 800 anni – conclude il frate –, constatiamo che è stato presente lo stesso fuoco, quel fuoco che bruciava nel petto di San Francesco, illuminando la chiesa di Dio, ardeva anche nel cuore di San Pio. Ma qual è il faro di riferimento? Lo Spirito Santo, senza il quale non possiamo fare nulla. Esso traduce il linguaggio di Dio nel nostro mondo, nella nostra vita, nelle azioni di tutti i giorni. Guai a non pregare lo Spirito Santo, senza di lui non andremmo da nessuna parte. Il punto principale – afferma padre Gaudio –, che lega le due figure è scritto sulla loro carne, sono le stimmate, i segni della crocifissione che non rappresentano certo una punizione divina, bensì l’eccesso dell’amore».

A seguire, la concelebrazione della Santa Messa presieduta dal vicario generale della Diocesi di Acireale, monsignor Agostino Russo che, nella sua omelia, ha richiamato l’attenzione dei presenti sull’umiltà, spiegando l’importanza di questo sentimento che “fa breccia nel cuore di Dio”: «Occorre rivestirci di umiltà gli uni verso gli altri – afferma Monsignor Agostino –, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili. Essere umili, infatti – prosegue il vicario –, non significa essere piccoli ma farsi piccoli come Dio si è fatto uomo per darci la sua divinità, farsi come colui che ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito». Proseguendo, padre Agostino, invita i fedeli devoti alla preghiera, ricordando Marta e Maria, colei che si era “scelta la parte migliore”, ovvero la preghiera e l’ascolto della parola di Dio.

«La preghiera – aggiunge ancora padre Agostino – è l’arma più potente, lo strumento che ci dà forza, che ci stimola, che ci fa crescere nell’impegno personale, che ci dà pace. Quattro i pilastri su cui quest’ultima regge: pace, giustizia, amore e libertà».

Nel pomeriggio l’adorazione Eucaristica presieduta da padre Enzo La Porta, assistente regionale dei Gruppi di Preghiera di San Pio: «Luogo privilegiato della preghiera – spiega padre Enzo – è il silenzio. Padre Pio trascorreva ore e ore in preghiera davanti al SS.mo. Anche una preghiera semplice, povera, se è sincera, diventa canale delle grazie di Dio. Chiediamo al Signore – prosegue – di imparare dai Santi a guardare l’Eucarestia per lasciarci trasformare, perché le nostre tristezze possano trasformarsi in sorrisi per noi e per gli altri».

In conclusione, i vari gruppi di preghiera, in processione, si sono recati nella piazza antistante la chiesa per un omaggio floreale alla statua di San Francesco dove hanno ricevuto la benedizione con una reliquia di San Pio. A seguire, i devoti di Giarre, guidati dalla capogruppo, Nerina Melita, storica figura giarrese da decenni alla guida del gruppo, fondatrice in diverse parrocchie dell’hinterland di numerosi gruppi di preghiera, si sono recati in Piazza Immacolata per onorare con un omaggio floreale la statua del Santo del Gargano.

Rosalba Azzarelli

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