Istituzione della figura del "Facilitatore dei percorsi di cura" nella sanità pubblica, la proposta di Carmelo Caltabiano -
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Istituzione della figura del “Facilitatore dei percorsi di cura” nella sanità pubblica, la proposta di Carmelo Caltabiano

Istituzione della figura del “Facilitatore dei percorsi di cura” nella sanità pubblica, la proposta di Carmelo Caltabiano

Quando una malattia entra in casa, la famiglia scopre presto che oltre alla sofferenza deve affrontare un sistema sanitario difficile da decifrare: prenotazioni complicate, tempi non coordinati, referti tecnici, informazioni frammentate, strumenti digitali non sempre accessibili, spostamenti costosi. Troppe famiglie restano sole nei momenti più fragili.

La sanità pubblica non è fatta solo di ospedali e tecnologie. È fatta di persone. Rafforzarla significa non solo curare bene, ma accompagnare meglio.

E in molti casi la figura del caregiver, il familiare che assiste gratuitamente e in modo continuativo il proprio caro non autosufficiente, con disabilità o malattie croniche, non è sufficiente.

Nella sanità pubblica è necessaria l’istituzione di una figura stabile, quella del Facilitatore dei percorsi di cura, un operatore formato che agisce come “ponte” tra pazienti, familiari e il sistema sanitario/sociale, che faciliti l’accesso alle cure, che supporti il paziente nel percorso terapeutico (specialmente in salute mentale o emergenze), offrendo supporto emotivo e aiutando a comprendere gli obiettivi sanitari.

È contenuto di una proposta che Carmelo Caltabiano, con una missiva, ha inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero della Salute e alla Regione Siciliana, dopo avere vissuto all’interno della propria famiglia un percorso di cura complesso.

Pur riconoscendo la qualità dei medici, le loro straordinarie professionalità, competenze ed umanità, per Carmelo Caltabiano esiste un vuoto che pesa moltissimo: l’assenza di un vero accompagnamento delle persone.

“A un certo punto ti rendi conto che, oltre a essere marito o figlio, diventi anche organizzatore, interprete, coordinatore del percorso sanitario. Io – scrive Caltabiano – sono riuscito a orientarmi per mia moglie. Ho aiutato anche altre persone a capire dove andare, cosa fare, come collegare visite ed esami. Ma ho potuto farlo solo perché avevo una certa capacità organizzativa, competenze informatiche, tempo, forza mentale e – quando necessario – risorse per spostarmi. Molti non hanno tutto questo.

E allora succede una cosa profondamente ingiusta: la qualità della cura finisce per dipendere dalla capacità individuale di muoversi nel sistema. Chi riesce a orientarsi arriva alle eccellenze. Chi non riesce, arranca.

Non è la malattia a fare la differenza. È la possibilità di capire, collegare, insistere. Questo non può essere accettabile.

Per questo sento il bisogno di proporre l’istituzione di una figura stabile nella sanità pubblica territoriale: un Facilitatore dei percorsi di cura. Una persona formata per accompagnare davvero, per orientare il cittadino nel sistema; spiegare in modo comprensibile referti e indicazioni; aiutare a costruire un percorso coerente tra visite ed esami; supportare l’uso degli strumenti digitali; fare da ponte tra famiglia, medici e strutture, una presenza umana e competente che eviti che tutto ricada sulle spalle dei caregiver”.

 

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