Non ci sarà un terzo mandato per i sindaci dei Comuni minori siciliani, quelli fra 5 e 15mila abitanti. Anche il secondo tentativo dell’Ars è andato a vuoto. Il Parlamento siciliano ha bocciato anche a norma secca di recepimento della legislazione nazionale.
Il terzo mandato cade nuovamente vittima del voto segreto
Esattamente come accaduto neanche un mese fa (il 17 febbraio) con l’articolo della riforma degli Enti Locali, la maggioranza va sotto con il voto segreto ma stavolta in maniera ancora più consistente rispetto al passato: sono 43 i voti che bocciano la legge, solo 18 quelli a favore.
Il problema c’è visto che ufficialmente le dichiarazioni di voto dei capigruppo della maggioranza, e in particolare Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, erano palesemente a favore del recepimento.
E neanche l’appello dei sindaci o la doppia diffida arrivata all’Ars ha fatto cambiare idea sia l’opposizione che i franchi tiratori, sempre più numerosi.
Gongola il Pd
“L’esito della votazione di oggi all’Assemblea regionale siciliana è eclatante e certifica una frattura ormai profonda all’interno della maggioranza che sostiene il governo regionale. La bocciatura della norma sul terzo mandato per i sindaci dei comuni fino a 15 mila abitanti dimostra chiaramente che il governo non ha più il controllo della propria maggioranza in Parlamento”. Così il vicepresidente del gruppo parlamentare del Partito Democratico all’ARS, Mario Giambona.
“Per la seconda volta nel giro di poche settimane – prosegue il deputato dem – un provvedimento sostenuto dal governo viene affossato dal voto segreto e dai franchi tiratori della stessa maggioranza. Oggi si è aperta una voragine non solo tra il governo e il Parlamento, ma anche tra i capigruppo della maggioranza e i parlamentari che dovrebbero rappresentare”.
“Questa spaccatura – aggiunge – dimostra che il governo Schifani non ha più una maggioranza solida all’interno dell’Assemblea. È un dato politico evidente che non può essere ignorato”.
“Nel frattempo – conclude Giambona – la Sicilia continua a rimanere ferma. Le riforme annunciate dal governo su dirigenza, consorzi, formazione e Ipab sono rimaste sulla carta e non sono mai state portate avanti. Si è aperta una distanza enorme anche con i cittadini. Per queste ragioni ritengo che non ci siano più le condizioni politiche per andare avanti: il governo Schifani prenda atto della situazione e rassegni le dimissioni”.
L’affondo 5 stelle, da sempre contrari
“La bocciatura con numeri bulgari del ddl sul terzo mandato per i sindaci fino a 15 mila abitanti è l’ennesima prova che il governo Schifani non ha più, e da tempo, i numeri per governare la Sicilia. 43 voti per affossare il disegno di legge sono un’enormità e dicono chiaramente che la maggioranza si è ormai letteralmente liquefatta. Se a questo si aggiungono gli scandali e le inchieste giudiziarie che con puntuale e preoccupante ripetitività travolgono l’esecutivo, la maggioranza o comunque uomini molto vicini ad essa, ci chiediamo come Schifani pensa di potere andare avanti per adottare provvedimenti in grado di dare risposte ai problemi dei siciliani. Se il presidente ha a cuore il bene della Sicilia abbia un sussulto di orgoglio e stacchi la spina a questo esecutivo ormai in coma profondo” commenta il capogruppo del M5S all’Ars Antonio De Luca.
Non solo terzo mandato
Il clima così complesso ha, poi, consigliato il governo di non rischiare oltre. Il secondo argomento in discussione doveva essere la riforma della dirigenza ma il vice presidente della Regione, Luca Sammartino, che era in aula a rappresentare il governo, ha scelto lo stop chiedendo di rinviare la riforma in commissione per aggiustamenti.
Alla fine il vice presidente Nuccio Di Paola ha aggiornato la seduta al 24 marzo ma senza ordine del giorno rimandando la scelta alla conferenza dei capigruppo ma la cosa più probabile, adesso, è che in aula non arrivi più nulla di rilevante fino a dopo la tornata elettorale di maggio.





