La S.S. Pallavolo Riposto vuole tornare in campo: presentata al Comune un’istanza per la palestra Livatino -
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La S.S. Pallavolo Riposto vuole tornare in campo: presentata al Comune un’istanza per la palestra Livatino

La S.S. Pallavolo Riposto vuole tornare in campo: presentata al Comune un’istanza per la palestra Livatino

A oltre quarant’anni dalla sua fondazione, la storica S.S. Pallavolo Riposto annuncia ufficialmente la volontà di tornare in campo. La società, che sotto la guida del fondatore e presidente Salvatore Iraci ha accompagnato l’adolescenza di centinaia di giovani del territorio jonico tra gli anni Ottanta e Novanta, ha presentato formalmente al Comune un’istanza indirizzata al sindaco, chiedendo un sopralluogo urgente presso la palestra comunale “Rosario Livatino”.

L’obiettivo del gruppo storico dei fondatori, che vede in prima linea, insieme a Iraci, anche Enrico Tornatore e il geometra Lino Cipriano, è quello di far ripartire le attività del settore giovanile e del minivolley, restituendo alle famiglie della periferia nord di Riposto un importante presidio sociale ed educativo.

Un ritorno alle origini che, tuttavia, si confronta con le condizioni di incuria e abbandono in cui, secondo i promotori dell’iniziativa, versa oggi l’impianto di via Gramsci.

Una storia di sport, riscatto e autogestione

La S.S. Pallavolo Riposto non ha soltanto scritto pagine significative dello sport siciliano, conquistando la Serie D nel 1982 e disputando per tre stagioni consecutive il campionato di Serie C, una delle quali nel difficile girone della Sicilia occidentale. La società ha rappresentato anche un modello di educazione e inclusione sociale.

In un quartiere caratterizzato dalla presenza di complessi di edilizia popolare, la palestra diventava un punto di riferimento per tanti ragazzi, accolti quotidianamente dalle 15 alle 22. Le quote d’iscrizione erano puramente simboliche, comprese tra le 150 e le 500 lire mensili, con la totale gratuità per i fratelli.

«Non era una scelta economica, ma educativa», spiega Salvatore Iraci. «Chiedere una piccola quota serviva a insegnare ai ragazzi il valore e il rispetto delle magliette, dei palloni e della rete, che sentivano così come una proprietà comune».

I manutentori della palestra Livatino

Il legame tra la società e la palestra Livatino affonda le proprie radici nella storia stessa della struttura. Nel 1980 fu proprio la S.S. Pallavolo Riposto a inaugurarla, contribuendo alla pulizia dei pavimenti dai residui cementizi lasciati dalle ditte costruttrici.

Nel 1983, inoltre, di fronte a un pavimento in gomma nera che macchiava e destava preoccupazione per la salute dei piccoli atleti, la società si fece carico direttamente dei lavori di riqualificazione. Utilizzando poco più di 800 mila lire di un contributo comunale assegnato dall’allora assessore allo Sport Nino Costanzo, provvide a dipingere l’intero campo con i colori verde acqua e beige, restituendo decoro e luminosità alla palestra.

Un impegno concreto che testimonia come, fin dalle origini, la società abbia considerato la cura degli spazi sportivi una responsabilità condivisa e un investimento sul futuro dei giovani.

Il progetto per il futuro

Oggi, grazie a una rete di contatti ricostruita anche attraverso le nuove tecnologie, ex atleti residenti in diverse città italiane e all’estero sono pronti a mobilitarsi nuovamente. La grande famiglia della Pallavolo Riposto intende così trasformare il legame con il proprio passato in un progetto concreto per le nuove generazioni.

L’istanza presentata al Comune rappresenta il primo passo del percorso: ottenere un sopralluogo tecnico per verificare le condizioni della struttura, individuare gli eventuali interventi necessari e valutare le possibilità di una collaborazione attiva per restituire piena funzionalità all’impianto.

«Vogliamo rimetterci al servizio dei bambini di Riposto», conclude il presidente Iraci. «La nostra storia dimostra che, anche di fronte alle difficoltà e all’abbandono, la passione per lo sport può contribuire a ricostruire comunità sane. Siamo pronti a fare la nostra parte, ieri come oggi».

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