Domani, mercoledì 14 ottobre al liceo classico “M. Amari” di Giarre la presentazione del volume di Alfio Bonaccorso dedicato al grande giornalista giarrese, direttore del quotidiano milanese dal 1961 al 1968.
Giarre rende omaggio ad Alfio Russo, una delle figure più autorevoli del giornalismo italiano del Novecento, con la presentazione del libro «Alfio Russo. Il Gran Siciliano alla direzione del Corriere della Sera (1961-1968)», scritto da Alfio Bonaccorso, direttore esecutivo del Taobuk Festival, con prefazione di Stefano Montefiori.
L’appuntamento è fissato per domani, 14 ottobre, alle ore 11.15, nell’Aula Magna “G. Barletta” del Liceo Classico “M. Amari” di Giarre. L’iniziativa, organizzata in collaborazione con l’I.S. “Amari Rizzo Pantano” e con il patrocinio del Comune, ripercorrerà la vicenda umana e professionale di un giornalista che, partendo dalla Sicilia, seppe raggiungere i vertici dell’informazione nazionale senza mai rinnegare le proprie radici.
Nato nella frazione giarrese di Macchia, Russo seppe coniugare una solida formazione culturale con una straordinaria capacità di interpretare i cambiamenti della società. Corrispondente a Parigi nel 1949, si occupò di politica, economia, costume e vita sociale, distinguendosi per uno stile rigoroso e accessibile, capace di raccontare il presente senza rinunciare alla profondità dell’analisi.
Nel corso della sua carriera diresse il quotidiano La Sicilia nel 1944, La Nazione nel 1953 e, dal 1961 al 1968, il Corriere della Sera. Alla guida del quotidiano milanese comprese con anticipo le trasformazioni che attraversavano l’Italia, promuovendo un rinnovamento non soltanto redazionale, ma anche culturale. Tra le sue scelte distintive, l’uso pressoché generalizzato delle lettere minuscole – salvo i lemmi Dio e Stato e i casi normati dalla grammatica italiana – esprimeva la volontà di liberare la scrittura giornalistica dalle sovrastrutture, privilegiando chiarezza, essenzialità e attenzione alla realtà.
Il suo sguardo aperto ai giovani, alle donne e ai nuovi talenti, unito all’indipendenza di giudizio, contribuì a delineare un modello di giornalismo fondato sulla responsabilità pubblica e sulla libertà intellettuale. Nel 1968 lasciò la direzione del Corriere della Sera, facendo posto a Giovanni Spadolini, in una fase segnata da profondi cambiamenti politici e culturali.
L’intervista all’autore

Nel libro, Alfio Bonaccorso approfondisce anche il rapporto tra Russo e la sua terra d’origine, il ruolo della formazione scolastica e l’eredità lasciata al giornalismo contemporaneo.
– Come riuscì Alfio Russo a emergere partendo da una piccola comunità come Giarre?
«È importante ricordare che la periferia geografica non coincide con una periferia culturale. Giarre, all’epoca di Alfio Russo, poteva vantare un notevole dinamismo intellettuale e civile, che trovava nel ginnasio Amari un terreno particolarmente fertile. Una tradizione destinata a proseguire anche nel secondo Novecento, formando protagonisti della cultura come lo storico Giuseppe Giarrizzo e l’italianista Nicolò Mineo.
Russo seppe trasformare questa formazione in un percorso nazionale: trasferitosi a Roma nel 1921, approdò poi a La Stampa, diresse La Nazione e infine, dal 1961 al 1968, il Corriere della Sera. Sempre con la Sicilia nel cuore».
– Quale ruolo ebbero Carlo Parisi ed Edoardo Pantano nella sua carriera?
«Il legame con Carlo Parisi è significativo per comprendere i primi passi di Russo. Parisi, anch’egli originario di Macchia di Giarre, era segretario dell’onorevole Edoardo Pantano ed ebbe un ruolo importante nel sostenere il talento di Russo quando muoveva i primi passi a Roma.
La comunità esprimeva anche un’altra eccellenza: Pantano, originario di Assoro ma eletto nel collegio di Giarre, fu un noto patriota garibaldino, più volte ministro e uomo politico di grande influenza, con una lunga carriera parlamentare durante la quale fu, tra l’altro, principale promotore dello sviluppo del porto di Riposto».
– Quanto furono decisive la scuola e la comunità nella formazione di Russo?
«Il ginnasio Amari rappresentò una tappa importante nella sua formazione culturale. La vocazione giornalistica si manifestò precocemente, già attraverso le collaborazioni con la stampa locale. Accanto alla scuola, bisogna considerare il tessuto culturale della comunità, le relazioni e il senso di appartenenza a una tradizione intellettuale».
– Quanto è rimasto del suo insegnamento nel giornalismo contemporaneo?
«L’eredità di Russo risiede soprattutto nell’idea del giornalismo come professione intellettuale e responsabilità pubblica. Alla direzione del Corriere della Sera non si limitò a custodire una tradizione: rinnovò la redazione, modernizzò il giornale e promosse l’attenzione verso le questioni economiche e sociali.
Oggi è difficile individuare un unico erede della sua esperienza, perché il sistema dell’informazione è profondamente cambiato. Restano però attuali alcune qualità fondamentali: rigore, autonomia di giudizio, profondità culturale e capacità di interpretare i mutamenti della società. È in questo il testamento morale di Russo».
– La definizione di «Gattopardo del giornalismo» è appropriata?
«È una definizione che ha una certa aderenza al personaggio. Mario Ciancio Sanfilippo, editore de La Sicilia e grande amico di Russo, ne riconobbe la dignità e la forza morale proprio attraverso questa immagine.
Come il principe di Salina nel romanzo di Tomasi di Lampedusa, Russo sembra guardare con nostalgia a un mondo che si estingue, portando con sé i suoi protagonisti, i suoi riti e i suoi codici morali. Gli ultimi anni della sua vita furono segnati dalla lontananza dalla scena pubblica, anche per il senso di estraneità maturato nei confronti del contesto generale.
Eppure, i giovani collaboratori che aveva scelto e che gli sarebbero succeduti alla direzione del Corriere della Sera — Franco Di Bella, Alberto Cavallari e Piero Ottone — dimostrano che quella missione giornalistica non era destinata a esaurirsi».
Gli interventi
All’incontro di domani prenderanno parte il sindaco di Giarre, Leo Cantarella, l’assessore alla Pubblica istruzione Antonella Santonoceto e la dirigente scolastica dell’I.S. “Amari Rizzo Pantano”, Rosalba Mingiardi. È previsto anche l’intervento di Rosa Di Maria, in ricordo di Alfio Di Maria, fondatore del Premio “Alfio Russo”.
A dialogare con l’autore sarà la professoressa Sandra La Ferrera, in un appuntamento che si propone di restituire alla comunità giarrese la memoria di un protagonista del giornalismo italiano e di valorizzarne l’eredità culturale e professionale.










