Giarre, caso Leonardi: i Revisori bacchettano l’amministrazione Cantarella. «Possibili profili di responsabilità», atti alla Corte dei conti -
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Giarre, caso Leonardi: i Revisori bacchettano l’amministrazione Cantarella. «Possibili profili di responsabilità», atti alla Corte dei conti

Giarre, caso Leonardi: i Revisori bacchettano l’amministrazione Cantarella. «Possibili profili di responsabilità», atti alla Corte dei conti

Il caso Leonardi non si chiude con un assegno e una stretta di mano. Anzi. Mentre il Comune sostiene il pesantissimo costo dell’accordo raggiunto con l’ex dirigente dell’Area tecnica Giuseppa Rita Leonardi, arriva il parere del Collegio dei Revisori dei conti che mette nero su bianco rilievi destinati ad avere un peso politico e amministrativo non indifferente per l’amministrazione guidata dal sindaco Leo Cantarella.

Il Collegio esprime sì parere favorevole al riconoscimento del debito fuori bilancio di 8.754,72 euro, relativo alle spese del giudizio d’appello, perché derivante da una sentenza esecutiva. Ma nelle sei pagine del verbale c’è molto altro

E soprattutto c’è un passaggio che difficilmente può essere derubricato a semplice formalità contabile: secondo i Revisori «sussistono elementi di possibile rilevanza connessi alla vicenda nel suo complesso», la cui valutazione viene rimessa alla Procura regionale della Corte dei conti e all’amministrazione comunale.

Non solo. Il Collegio invita espressamente l’amministrazione a valutare, una volta definita complessivamente la vicenda, eventuali azioni di rivalsa nei confronti dei soggetti responsabili degli atti dichiarati illegittimi e delle scelte processuali che hanno generato oneri aggiuntivi.

Parole pesantissime, soprattutto se lette alla luce della storia di questo contenzioso.

Una decisione dell’amministrazione, due sconfitte giudiziarie

Tutto nasce nel gennaio 2023. In attuazione di un atto di indirizzo della Giunta Cantarella, il Comune dispone il collocamento a riposo d’ufficio dell’ingegnere Leonardi, dirigente dell’Area tecnica, con decorrenza dal primo agosto.
La Leonardi impugna il provvedimento e il Tribunale del Lavoro di Catania, con sentenza n. 336/2024, le dà ragione.

Ed è proprio il verbale dei Revisori a ricordare un particolare fondamentale: il Tribunale dichiara illegittimo il collocamento in quiescenza «per difetto di motivazione», condannando il Comune alla riammissione in servizio, al risarcimento del danno patrimoniale parametrato alle retribuzioni non corrisposte, oltre rivalutazione, interessi e spese legali.

A quel punto l’amministrazione avrebbe potuto prendere atto della sentenza. Decide invece di impugnarla.
Il 22 febbraio 2024 la Giunta propone appello. Anche questa battaglia viene persa: la Corte d’Appello di Catania rigetta integralmente il ricorso del Comune, conferma la decisione di primo grado e condanna Palazzo di Città a pagare anche le spese del secondo giudizio. Ed è proprio questa scelta a finire sotto la lente dei Revisori.

I Revisori: l’appello ha prodotto ulteriori costi

Il passaggio contenuto nel verbale è chiarissimo. Il Collegio rileva che il debito oggi sottoposto al Consiglio comunale rappresenta la conseguenza diretta della soccombenza del Comune nell’appello proposto contro una sentenza di primo grado che aveva già accertato il difetto di motivazione del provvedimento di collocamento a riposo.

I Revisori riconoscono che impugnare quella sentenza rientrava nella discrezionalità dell’amministrazione. Ma subito dopo evidenziano gli effetti economici prodotti da quella scelta: spese del secondo grado, raddoppio del contributo unificato, compensi del difensore dell’Ente e prosecuzione della maturazione del danno derivante dalla mancata reintegra.
In altre parole: ricorrere in appello era una scelta possibile. Ma quella scelta ha avuto un costo. E quel costo oggi grava sul Comune.

L’accordo da quasi 260 mila euro

Nel frattempo la vicenda ha raggiunto dimensioni economiche ben superiori alle sole spese legali.
I Revisori ricordano che con la deliberazione di Giunta n. 107 del 31 agosto 2026 l’amministrazione ha approvato l’accordo di negoziazione assistita con Leonardi per un valore complessivo di 259.969,72 euro lordi, nel quale sono compresi gli 8.754,72 euro di spese del secondo grado.

La precedente deliberazione comunale, già esaminata, prevede inoltre 251.215 euro per le restanti somme dell’accordo e un accantonamento di 64.122,81 euro, sul quale gli stessi Revisori chiedono al Servizio finanziario di assicurare l’avvenuto impegno insieme alle altre somme, così da rappresentare in bilancio l’intera esposizione verso la creditrice.
E ci sono anche le spese del primo giudizio: il verbale ricorda 8.081,33 euro lordi, già riconosciuti come debito fuori bilancio e, secondo quanto dichiarato nell’accordo, già corrisposti.

Il conto della vicenda, dunque, è diventato enorme.

Otto mesi per riconoscere le spese: arriva un’altra tirata d’orecchie
Ma i Revisori contestano anche i tempi. La sentenza d’appello è stata pubblicata il 15 gennaio 2026, mentre la proposta di riconoscimento del relativo debito arriva dopo circa otto mesi.

Il Collegio afferma di comprendere la decisione di attendere la definizione dell’accordo complessivo, ma richiama ugualmente un principio preciso della magistratura contabile: i debiti derivanti da sentenze esecutive devono essere riconosciuti tempestivamente, proprio per evitare nuovi interessi, ulteriori accessori e possibili azioni esecutive.

Tradotto in termini molto semplici: quando il Comune perde una causa e la sentenza è esecutiva, lasciare trascorrere mesi può significare rischiare di far crescere ancora il conto. E dopo tutto quello che questa vicenda è già costata, è un richiamo che pesa.

Gli atti alla Procura della Corte dei conti

Il passaggio politicamente più delicato arriva però nelle conclusioni.
I Revisori chiedono che la deliberazione, accompagnata dal loro parere, venga trasmessa alla Procura regionale della Corte dei conti e alla Sezione regionale di controllo.

Significa che, secondo l’organo di revisione, nella vicenda esistono elementi meritevoli di valutazione sotto il profilo delle responsabilità.

E il Collegio va persino oltre, chiedendo all’amministrazione di valutare, al termine della vicenda, se esistano i presupposti per azioni di rivalsa nei confronti dei soggetti responsabili degli atti dichiarati illegittimi e delle decisioni processuali che hanno determinato costi aggiuntivi.

È probabilmente questo il passaggio più pesante dell’intero documento.

Il conto politico per Cantarella

A questo punto il sindaco Cantarella e la sua amministrazione difficilmente potranno liquidare il caso Leonardi come un normale contenzioso del Comune.

La sequenza documentale è chiara: un provvedimento adottato nel 2023 viene dichiarato illegittimo dal giudice del lavoro; l’amministrazione sceglie di appellare la sentenza; perde anche in secondo grado; nel frattempo maturano ulteriori costi e si arriva infine a una negoziazione assistita da quasi 260 mila euro lordi.

Adesso i Revisori chiedono persino che venga valutata la possibile rilevanza delle condotte dalla Procura contabile e che l’amministrazione consideri eventuali azioni di rivalsa.

La domanda politica diventa allora inevitabile: chi deve rispondere del conto prodotto da questa vicenda?

Perché una cosa è ormai evidente. A pagare immediatamente sono le casse comunali. E dunque i cittadini.
Ma il messaggio lanciato dai Revisori all’amministrazione Cantarella è difficile da equivocare: il caso Leonardi non va semplicemente pagato e archiviato. Va verificato fino in fondo, anche sul terreno delle responsabilità e dell’eventuale rivalsa.

E per un’amministrazione che aveva presentato il collocamento anticipato a riposo nell’ambito di una politica di contenimento delle spese, il risultato ha un sapore amaramente paradossale: quello che doveva produrre un risparmio rischia di essere ricordato come uno dei contenziosi più costosi della stagione amministrativa di Cantarella.

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