Nella notte tra il 9 e il 10 luglio del 1943 si esplicarono le operazioni per lo sbarco in Sicilia degli Alleati, che insieme alla resistenza degli italiani , misero fine alla dittatura fascista.
Forse mai un accadimento storico italiano come lo Sbarco del ‘43 è stato raccontato così tanto nella scrittura letteraria degli autori siciliani. L’occasione di approfondire l’argomento mi fu data, intorno al 2004, da responsabile del Museo dello Sbarco allestito dall’ente Provinciale Regionale di Catania, oggi Città Metropolitana. Ritenni che una bella biblioteca storica e letteraria avrebbe arricchito il Museo, e non solo quello dello Sbarco. La proposta fu accolta dall’allora Amministrazione con delibera n. 577 del 10 dicembre 2005.
La mia ricerca delle pagine letterarie sullo Sbarco ha come fonte la lettura del Candido di Leonardo Sciascia, pubblicato nel 1977, che io lessi per la prima volta nell’edizione Adelphi dei primi anni novanta. Mi rimase in testa l’incipit del romanzo che introduce la nascita del protagonista, Candido Munafò, sotto i bombardamenti del ’43. Il nome Candido per il nuovo contesto che stava nascendo, mentre la madre Maria Grazia, decide di abbandonarlo per il suo bel capitano americano. L’argomento da Sciascia viene più volte ripreso, come nel racconto I tedeschi in Sicilia sull’eccidio tedesco di Castiglione del 12 agosto 1943.
Gli scrittori siciliani che vissero l’avvenimento storico ebbero da subito la necessità della memoria. A rompere l’indugio fu il giornalista americano John Hersey, corrispondente di guerra che aveva seguito lo sbarco degli Alleati in Sicilia per i newsmagazine Time e Life.
John Hersey scrisse nel 1944 Una campana per Adano, dove Adano sta per Licata. Romanzo che racconta il lavoro soprattutto umano del maggiore italo- americano Joppolo, in realtà Frank Toscani, che affrontò con disponibilità, dopo lo sbarco, tutte le richieste del piccolo centro, fino a ripristinare la campana della chiesa, che era stata fusa durante la guerra.
Il volume Cronachetta siciliana dell’estate 1943 di Nino Savarese è del 1945, contiene pagine sulle conseguenze della guerra con lo sguardo nostalgico verso i luoghi e la natura della Sicilia. Vitaliano Brancati nel 1946, pubblicò Il vecchio con gli stivali e i racconti, racconti ironici e amari sul fascismo e sul che e come fare dopo la sua caduta.
Negli anni si è aggiunta la scrittura di Giuseppe Bonaviri de Il Fiume di Pietra del 1964, dove si narra di quell’ estate del ‘43, assolata, particolare e dolorosa, vissuta inconsapevolmente e tragicamente da una “comarca” di adolescenti. Ed ancora Sebastiano Addamo con il suo Il giudizio della sera del 1974, “una delle più profonde interpretazioni della realtà dello scarto generazionale nella seconda metà del novecento”, è la guerra vissuta da un gruppo di studenti a Catania che vedono cambiare la loro vita con i bombardamenti che distruggono e uccidono, “e i giovani capiscono che debbono distruggere in sé tutto il mondo di cui sono figli, per una conquista di libertà che crei un nuovo, diverso, mondo”, così scrisse l’accademico letterato Nicola Mineo sul quotidiano “La Sicilia” del 9 luglio del 2020, a vent’anni dalla morte dello scrittore. Vincenzo Consolo pubblicò nel 1988 i raffinati racconti delle Pietre di Pantalica, tra cui non possiamo non ricordare Il Fotografo, riferimento a Robert Capa, di cui è notissima la foto del pastore che indica la strada ad un giovane militare alleato.
Giuseppe Fava con La ragazza di luglio del 1993, racconta storia vera di Werner, diciottenne tedesco nato in Sicilia, che incontra la sedicenne Elisa, della quale si innamora delicatamente. La ritrova qualche giorno dopo nell’ospedale asserragliato dai bombardamenti, colpita da una scheggia per la quale cui morirà di lì a poco. Non è la sola a morire ma anche i giovani militari tedeschi e alleati.
Di Andrea Camilleri il breve romanzo La pensione Eva del 2006, un bordello su cui piovvero bombe degli alleati, e un breve scritto contenuto nel testo La volata di Calò di Gaetano Savatteri. Lo scritto di Camilleri in poche pagine ricorda quando a Serradifalco spuntò un enorme carro armato e una jeep guidata da un “soldato negro”. La vera avventura però fu la calata dalla campagna per raggiungere la cittadina di Porto Empedocle, con la bicicletta di marca Montante, alla ricerca del padre di cui la famiglia era all’oscuro. La bici non lo tradì durante il lungo e tortuoso viaggio, Camilleri anni dopo venne “a sapere che quella bicicletta veniva prodotta proprio in un laboratorio artigianale di Serradifalco”.
E dopo si impone la generazione delle scrittrici e degli scrittori che non ha vissuto l’evento, come Pietrangelo Buttafuoco con Le Uova del Drago del 2005, dalla scrittura agitata attraverso cui tenta di ricreare l’atmosfera complessa del tempo. L’autore immagina una spia tedesca, una donna, inviata in Sicilia per organizzare il tentativo di fare rinascere la dittatura attraverso focolai di insurrezioni, appunto le Uova del Drago. Il refrain del romanzo è che in Sicilia poteva succedere di tutto. Nel 2007 Pino Di Silvestro, scrittore ingenerosamente poco noto, scrisse L’Ora delle Vipere, in cui si acconta la piccola vita di un centro tra il fascismo e la novità dello Sbarco. Silvana Grasso nel 2011 torna sul tema dei giovani adolescenti durante lo sbarco ne L’ Incantesimo della Buffa. Davide Enia con il monologo teatrale, Maggio ‘43, del 2013 ricorda i bombardamenti del 9 maggio che distrussero Palermo.
E ci sono ancora brevi racconti di tre scrittrici: Maria Attanasio, Stefania Auci e Beatrice Monroy che rispettivamente hanno scritto per l’anniversario del 10 luglio tre racconti pubblicati su due quotidiani e un periodico. Tra le firme più note la giovane scrittrice Barbara Bellomo che nel 2022 con La casa del Carrubbo, ha onorato lo Sbarco in un romanzo a tuttotondo: la preparazione politica e militare dello Sbarco tra Londra e Washington, le spie presenti in Sicilia e Roma, gli amori nati tra i giovani, le violenze subite dalle donne, il protagonismo delle donne e la loro sofferenza per la perdita dei figli in guerra, gli eccidi gratuiti dei liberatori e dei nazisti , la resistenza antifascista attraverso l’eroico protagonista Luigi Villalba .
Non mancano le pagine di memorialistica. Per citare qualche testo Maria Occhipinti con Una donna di Ragusa prima pubblicazione nel 1957. Grazia Pagliaro che amando l’ordine del fascismo raccontò nel 1993 il cambiamento della sua Mistretta ne Giorni di Guerra in Sicilia, Giorgio Chiesura con Sicilia 1943, in cui sono raccolte le sue esperienze di militare tra il luglio e il settembre del 1943. Ed ancora Angela Cavalli, la “signorina” antifascista di Scordia, con l’Intervista di Nino Pisasale del 2000. E il volume IONIA 11 agosto 1943 a cura della Società Giarrese di Storia Patria e Cultura. Ricordi di un altro militare come quelli di Enzo Milloni che durante lo sbarco fu catturato, della cui esperienza tenne un diario curato e pubblicato nel 2009 dal figlio Sandro , che mi inviò una copia personale con dedica. Carmelo Rigano con C’erano anche gli altri il 13 maggio 1943, che ricorda la data della conclusione dell’anno scolastico del fatidico anno.
E poi gli autori forse meno conosciuti al grande pubblico letterario come Gaetano Cellura Storia Amara del ’43, Eugenio Vitarelli con Placida e Alfia Gugliemina con L’altra Guerra del 2005, Attilio Albergoni Piazza della Marina del 2007 , e Giuseppe Quatriglio con Bavaria Kilink del 2005. Roberto Ruspanti Viale della memoria, romanzo ambientato ad Agrigento dove fiorì una storia d’amore, quella dei sui genitori, come l’autore mi scrisse con delicatezza in una mail del 2007 che ancora conservo. Enzo Marangolo con un Un posto Tranquillo, ambientato ad Acireale tra il 1937 e il 1943, dove si immagina che il Duce nel suo viaggio del 1937 volle fermarsi ad Acireale perché necessitante di una toilette.
Infine desidero citare un racconto, che ho avuto il piacere e l’onore di leggere in questi giorni prima di essere pubblicato, di Salvo Pennisi. Il racconto, tra la storia e la memoria raccontata in famiglia, è ambientato tra Acireale e il Castello degli Schiavi di Fiumefreddo, dove nasce un amore tra una giovane siciliana e Hans, un giovane soldato tedesco ferito. Come scrive lo stesso autore : la memoria di famiglia e l’invenzione narrativa si confondono, il lettore vorrà perdonare l’ambiguità.
Una menzione particolare va al testo dell’autrice di adozione palermitana Alessandra Lavagnino, Un inverno 1943-1944, che ha ricordato come gli storici dell’arte, il padre Emilio insieme a Carlo Giulio Argan, dal 1943 si prodigarono per impedire il trafugamento dei beni italiani.
Chiudo la mia incompleta rassegna, con lo storico Antonino Recupero che così ricordò la Plaia nel suo Catania tra nostalgia sottile e vitalità irrefrenabile: “Non fu su questo bagnasciuga che gli Alleati sbarcarono, ma la battaglia della Piana si combatté – sanguinosissima – parallelamente alla spiaggia, lungo lo stradale. Ne resteranno, per anni, le tracce tutto intorno”.
I romanzi che ho letto non sono tutti della stessa “fattura“, ma tutti significativi per avere ambientato una narrazione dentro un contesto storico complesso e complicato ma dirimente, lo scrivo senza retorica, per la democrazia dell’Europa e dell’Italia.
Quasi tutti i libri citati sono già in dotazione della piccola biblioteca del sopracitato Museo dello Sbarco, i cui titoli si possono leggere sul sito dell’Ente, sezione Museo, ancora curata con amore da Gracy, Marzia e Josè . E spero che nel frattempo l’Amministrazione abbia proseguito nell’acquistare i romanzi e i libri storici che alla mia epoca ancora non erano stati pubblicati o di cui ne ignoravo l’esistenza.
Nunziatina Spatafora




