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Randazzo, germogli anticipati in vigna tra innovazione agronomica e metodi empirici

Randazzo, germogli anticipati in vigna tra innovazione agronomica e metodi empirici

A Randazzo, centro montano alle pendici dell’Etna noto per i suoi cicli vegetativi tardivi dovuti all’altitudine (circa 750 metri s.l.m.), quest’anno si registra un caso che sta facendo discutere operatori e tecnici del settore vitivinicolo.

In un territorio dove, ad oggi, nessun vigneto ha ancora avviato il risveglio vegetativo, un giovane impianto di Nerello Mascalese allevato ad alberello ha mostrato un anticipo fenologico significativo, con emissione dei primi germogli già a metà febbraio e una presenza precoce di abbozzi fiorali (infiorescenze in formazione) nelle settimane successive. Il dato assume particolare rilievo se inserito nel contesto di un territorio che negli ultimi anni si è affermato come polo vitivinicolo d’eccellenza, grazie anche a importanti investimenti da parte di aziende di primo piano del settore, attratte dalle caratteristiche uniche dei suoli vulcanici e dall’altitudine.

Protagonista dell’esperienza è Armando, viticoltore con circa vent’anni di attività alle spalle: “Si pensa che coltivare un vigneto sia semplice, ma le condizioni meteo di quest’anno, tra basse temperature e piogge persistenti, hanno reso tutto più complesso”, spiega. Eppure, proprio in questo contesto, il suo impianto – circa 300 ceppi messi a dimora nel marzo 2024 – ha reagito in modo inatteso.

Secondo quanto riferito dallo stesso viticoltore, il risultato sarebbe legato a tecniche di gestione agronomica mirate, in grado di stimolare precocemente l’attività fisiologica della pianta: “Attraverso lavorazioni specifiche sono riuscito ad attivare i processi vegetativi, anticipando il ciclo nonostante il clima sfavorevole”. Un’affermazione che, pur necessitando di riscontri tecnici più approfonditi, apre un interessante dibattito.

Nel contesto etneo, infatti, la vite ad alberello – sistema tradizionale riconosciuto anche dall’UNESCO – è notoriamente sensibile alle condizioni pedoclimatiche. L’anticipo osservato potrebbe quindi derivare da un insieme di fattori: gestione del suolo, esposizione, microclima locale e tecniche colturali empiriche e innovative, ma non si può escludere del tutto il ruolo di dinamiche climatiche anomale. Armando tiene a sottolineare il valore dell’esperienza maturata sul campo: “È un lavoro fatto soprattutto a mano, che richiede conoscenza e passione”.

Un percorso formativo arricchito anche dalla collaborazione con una nota azienda e dall’insegnamento di Maurizio, definito dallo stesso viticoltore “una guida fondamentale nella comprensione della vite ad alberello”. Resta ora da capire se si tratti di un episodio isolato o dell’inizio di una nuova tendenza agronomica.

In un’area come Randazzo, dove la fenologia della vite segue ritmi storicamente consolidati, ogni variazione rappresenta un segnale da osservare con attenzione, tra innovazione tecnica e possibili effetti del cambiamento climatico, all’interno di un territorio sempre più strategico per la viticoltura di qualità.

Gaetano Scarpignato

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