Giarre, "caso Leonardi": Barbagallo ribatte al sindaco con un'altra lettera: “suo analfabetismo giuridico causerà danni economici enormi” -
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Giarre, “caso Leonardi”: Barbagallo ribatte al sindaco con un’altra lettera: “suo analfabetismo giuridico causerà danni economici enormi”

Giarre, “caso Leonardi”: Barbagallo ribatte al sindaco con un’altra lettera: “suo analfabetismo giuridico causerà danni economici enormi”

La vicenda Leonardi si trasforma ormai in un vero e proprio scontro istituzionale, con toni che si fanno sempre più duri. Ma in ballo non c’è solo la battaglia politica ma anche il rischio concreto di un aggravio economico per le casse comunali.

Dopo la replica del sindaco Leonardo Cantarella alla diffida della presidenza del Consiglio, arriva infatti una lunga e articolata controreplica del presidente del Consiglio comunale Giovanni Barbagallo, che non usa mezzi termini. Nella nota, il presidente contesta punto su punto le argomentazioni del primo cittadino e parla apertamente di “equivoco giuridico-istituzionale” che avrebbe spostato l’attenzione dal nodo centrale: l’inerzia nella predisposizione e trasmissione degli atti necessari per riportare in Consiglio la proposta deliberativa relativa al caso Leonardi.

Lo scontro sulle competenze

Il sindaco, nella sua replica, aveva sostenuto che la presidenza del Consiglio non dispone di poteri di indirizzo o diffida nei confronti del primo cittadino, richiamando gli articoli 39 e 42 del TUEL. Una tesi che Barbagallo definisce “giuridicamente infondata” e che, nei termini in cui è formulata, rivelerebbe, secondo Barbagallo, un “analfabetismo giuridico conclamato” .

Per il presidente del Consiglio, la diffida non mirava affatto a ingerirsi nella gestione amministrativa – che resta prerogativa dirigenziale – ma rappresentava un atto di impulso istituzionale, finalizzato a garantire che gli uffici concludessero l’istruttoria e trasmettessero gli atti necessari al Consiglio. In altre parole, non una co-gestione, ma l’esercizio del dovere di garanzia del corretto funzionamento dell’organo consiliare.

La questione, dunque, non sarebbe formale ma sostanziale: la vicenda Leonardi chiama direttamente in causa il Consiglio per il riconoscimento del debito fuori bilancio e per gli atti contabili connessi. Senza proposta istruita e trasmessa, il Consiglio non può deliberare.

Il nodo del termine dei 120 giorni

Altro punto contestato è il richiamo del sindaco al termine di 120 giorni dalla notifica della sentenza di appello per l’esecuzione nei confronti della pubblica amministrazione. Per Barbagallo, quel termine non può trasformarsi in una “autorizzazione all’inerzia interna” né giustificare ulteriori rinvii nell’istruttoria.

“La pratica Leonardi – ricorda la Presidenza – non nasce nel 2026 ma affonda le radici nella sentenza di primo grado del gennaio 2024 e in atti consiliari già adottati nel dicembre 2024. Richiamare oggi un termine dilatorio, sostiene il presidente, non cancella il pregresso né rende fisiologico il protrarsi dei ritardi”.

Rischio danno erariale

Il passaggio più delicato riguarda però le conseguenze economiche. La Presidenza parla esplicitamente di “rischio concreto di aggravio economico conseguente alle omissioni e ai ritardi” e lascia intendere che, in assenza di riscontri puntuali e di un cronoprogramma chiaro, la questione potrebbe essere rappresentata nelle sedi di vigilanza e controllo.

Non è un dettaglio secondario. Sulla vicenda Leonardi la Corte dei Conti ha già avviato approfondimenti per presunto danno erariale. Se il protrarsi dell’inerzia dovesse comportare ulteriori esborsi per il Comune – tra interessi, spese legali e aggiornamento delle somme dovute – le responsabilità potrebbero non restare solo sul piano politico.

Un bivio politico e giuridico

Il confronto tra sindaco e presidente del Consiglio non è più soltanto un braccio di ferro istituzionale: è il sintomo di una frattura profonda nella gestione di una vicenda che rischia di pesare per centinaia di migliaia di euro sulle casse comunali.

Chi ha ragione sul piano giuridico? La nota della Presidenza appare fondata sul principio che il Consiglio debba essere messo in condizione di esercitare le proprie prerogative, mentre la linea difensiva del sindaco si concentra sulla distinzione tra competenze politiche e gestionali e sui termini procedurali.

Intanto, però, il tempo passa e il debito potenziale cresce. E, in una fase già delicata per i conti dell’Ente, ogni ritardo potrebbe trasformarsi in un costo aggiuntivo per la collettività.

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