Nessuna buona notizia da Roma. Il tanto annunciato e atteso “viaggio della speranza” al Ministero dell’Interno si è ridotto a un più sobrio – e altrettanto deludente – collegamento da remoto, nel corso del quale il Comune di Giarre ha cercato, senza successo, di ottenere una boccata d’ossigeno per i propri conti.
A prendere parte all’incontro, secondo fonti attendibili, sarebbero stati il segretario generale del Comune, dott. Puglisi, l’esperto finanziario Giuseppe Sapienza, alcuni assessori e il consigliere comunale Carmelo Strazzeri. Presente anche il sindaco Leo Cantarella, ma in silenzio stampa: nessuna comunicazione ufficiale, nessuna nota, nessun aggiornamento pubblico sull’esito dell’incontro.
Eppure la questione era – e resta – di importanza vitale. Il Comune sperava in una dilazione del debito o, quantomeno, in un fondo straordinario per coprire il disavanzo e onorare i debiti maturati. Ma dal Ministero sarebbe arrivata una risposta fredda e netta: Giarre deve cavarsela da sola. Niente dilazioni, niente nuovi aiuti statali. Un “no” che pesa come un macigno su un bilancio comunale già martoriato da anni di gestione traballante, ritardi, omissioni e, da ultimo, istruttorie aperte dalla Corte dei Conti e richiami formali dalla Regione.
L’esito negativo del vertice ministeriale – di cui ufficialmente nessuno vuole parlare – getta una nuova ombra sulla tenuta dell’intero impianto finanziario dell’Ente. Se non arriveranno presto risorse o soluzioni interne, il rischio potrebbe essere quello di un default, con tutte le conseguenze del caso: servizi a rischio, investimenti congelati, contenziosi con i creditori, credibilità azzerata.
A peggiorare il quadro, l’assoluto silenzio dell’amministrazione Cantarella. Né dichiarazioni pubbliche né comunicazioni ai consiglieri comunali, nemmeno ai più vicini alla sua maggioranza. Una linea di chiusura che alimenta confusione, tensioni politiche.
Nel frattempo, mentre Giarre annaspa tra bilanci in bilico e una macchina amministrativa orfana di leadership, l’inerzia continua a regnare sovrana. E il tempo – quello sì – sta finendo.




