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“La contraffazione non è un reato di serie B”

“La contraffazione non è un reato di  serie B”

I risultati del questionario on line che gli studenti del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania hanno sottoposto a fasce di popolazione siciliana ha mostrato il volto del consumatore relativamente alla sua propensione all’acquisto di beni contraffatti.

Tutti i risultati dell’indagine sono stati presentati durante un convegno organizzato da Confconsumatori Sicilia, Università di Catania e Rotary Club Catania che si è svolto oggi al Polo Didattico di via Gravina.

Il convegno dal titolo “La tutela degli interessi dei consumatori: i rischi della contraffazione”, è stato uno dei momenti conclusivi del progetto “Io sono Originale”, iniziativa del MiSE (ora MIMIT), promossa dalla Direzione Generale per la Tutela della Proprietà Industriale – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, in collaborazione con le associazioni dei consumatori rappresentate nel CNCU, tra cui Confconsumatori.

La Prof.ssa Pinella Di Gregorio, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, nel dare il benvenuto, ha sottolineato che il fenomeno non riguarda solo aspetti etici e legali, ma anche problematiche di natura sociologica, ambiti tutti oggetto di studio e di approfondimento del Dipartimento.

“Per questo – ha detto la professoressa – ci sentiamo particolarmente coinvolti nell’iniziativa proposta dalla Confconsumatori: formazione ed educazione sono i pilastri della nostra attività”.

L’avv. Carmelo Calì, Presidente di Confconsumatori Sicilia, ha evidenziato come la mission delle associazioni dei consumatori, prima ancora che le battaglie nelle aule giudiziarie, è quella di informare i cittadini affinché facciano scelte consapevoli anche negli acquisti dei beni e dei servizi. “Il progetto Io sono Originale – ha aggiunto l’avv. Calì – rappresenta un’opportunità per fornire ai consumatori gli strumenti per la migliore comprensione del fenomeno e quelli per prevenirlo”.

Il dott. Antonino D’Ambrosio, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha illustrato le principali attività messe in campo dall’Autorità in materia di contrasto alla contraffazione on line, a partire dall’oscuramento di 250 siti di 30 operatori cinesi, fino ad abbracciare argomenti relativi all’economia illegale sviluppatasi nel periodo Covid. Si è soffermato poi sul altro settore di attività dell’Autorità che è la lotta al monopolio e la tutela della concorrenza. Infine ha illustrato le ultime attività relative all’origine dei prodotti che si presentano come “made in Italy”, indirizzate a verificare se i beni siano realmente prodotti in Italia.

Il Capitano Valerio Zuppello, Comandante della Compagnia di Riposto della Guardia di Finanza ha sottolineato come attorno alla contraffazione si muove un’economia sommersa illegale che va ad incidere sulle risorse e sui rapporti di lavoro. “La contraffazione – ha detto senza mezzi termini l’ufficiale della Guardia di Finanza – non è un reato di serie B, ma è una violazione di legge altamente rilevante che investe fasce importanti dell’economia, anche se bisogna distinguere tra sanzioni penali e sanzioni amministrative”. Ha ricordato che è attivo sul territorio il SIAC (Servizio Informativo Anti Contraffazione) che offre informazione on line sugli acquisti.

Il professore Davide Arcidiacono, docente dell’Università di Catania, ha iniziato il suo intervento dichiarando che gli acquirenti non consumano prodotti ma il messaggio che il bene acquistato evoca. Il concetto di brand di fatto è nato su questo atteggiamento del consumatore e la contraffazione ha agito proprio sul brand. “Il consumo – ha detto il professore – diviene un elemento ostentativo di status, soprattutto tra i giovani”. Il mercato del riuso e dell’usato, come il “Second hand” on line può nascondere il pericolo della contraffazione.

Il professor Maurizio Avola, dell’Università di Catania, soffermandosi sui risultati del questionario, ha dichiarato che qualsiasi indagine statistica deve tener conto che vi è un sommerso sottostimato. “La contraffazione genera un’economia fondata sul lavoro irregolare – ha detto il professore – e la realtà di oggi è diversa rispetto al passato perché oggi queste imprese sono stare delocalizzate e si trovano nei Paesi asiatici e dell’est europeo, mentre solo qualche decennio fa le imprese erano radicate nel sud Italia”.

Maria Torrisi, Presidente del Rotary Club Catania, ha sottolineato che dai risultati di questa analisi si evince la necessità di un intervento sulle fasce giovanili. “Il Rotary Club Catania – ha annunciato la presidente – nell’ambito delle sue attività di service, è disponibile e ben lieta di incontrare i giovani delle scuole per sensibilizzarli sui temi della legalità e della lotta alla contraffazione”.

Gli studenti del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania coinvolti nel Progetto “Io sono Originale” hanno presentato i risultati del questionario on line sul tema della contraffazione che è stato sottoposto ai consumatori siciliani. Attraverso la proiezione di slide, con grafici e rappresentazioni simboliche, gli studenti hanno fotografato il rapporto dei consumatori siciliani con il fenomeno della contraffazione, distinguendoli per fasce di età, reddito e titolo di studio. Ne è venuto fuori un quadro che mostra i giovani più disponibili delle fasce adulte all’acquisto di prodotti contraffatti. Da un analisi più approfondita delle risposte risulta che questa minore sensibilità deriva dalla maggiore fragilità economica e dal loro maggiore desiderio di appartenenza ad un’altra fascia sociale. Gli adulti sarebbero più propensi all’acquisto di beni contraffatti nel settore dell’abbigliamento ma non in quello alimentare.

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