Diverse ditte incaricate dal Comune, con i propri mezzi, ottemperando ad una ordinanza sindacale, hanno depositato la cenere raccolta su strade, piazze e sui tetti degli edifici pubblici, all’interno di un’area di circa 40 mila mq. Il sito è quello individuato dal Comune quale punto per lo stoccaggio provvisorio del materiale piroclastico.
Si tratta dell’ex discarica di via Zinghirino a Sciara ma l’amministrazione con in testa il sindaco D’Anna, tuttavia, ha commesso un fatale errore procedurale: l’ex discarica dal 2014 risulta posta sotto sequestro giudiziario per ordine della Procura di Catania. Cimabue, ancora una volta, si è distinto per le sue straordinarie imprese.
All’epoca dei fatti, durante la sindacatura di Roberto Bonaccorsi, il Corpo Forestale, su delega della Procura, aveva condotto delle indagini in ragione della fondata segnalazione che, all’interno dell’ex discarica, non bonificata, alcuni pastori, non meglio identificati, approfittando del fatto che il cancello di ingresso era privo di lucchetto, avevano portato al pascolo, in quel terreno inquinato, decine di ovini; peraltro era stata anche individuata un piccola costruzione con blocchi di cemento, abusivamente realizzata da ignoti, utilizzata come probabile ricovero non solo di ovini ma anche bovini.
La Procura aveva nominato custode giudiziario l’ex dirigente dei Servizi Tecnici, arch. Nuccio Russo che, fino ad oggi, nonostante siano trascorsi diversi anni dall’avvio dell’inchiesta, risulta ancora detenere l’incarico.
I mezzi che hanno fatto ingresso nell’area di via Zinghirino di fatto hanno violato i sigilli. Il Corpo Forestale di Giarre, nel frattempo venuto a conoscenza dei fatti, ha immediatamente informato il sindaco Angelo D’Anna dell’avvenuta violazione per la quale è stata predisposta la prevista Cnr, la comunicazione di notizia di reato. indirizzata alla Procura di Catania.
Martedì prossimo, nel comando del Corpo Forestale di Giarre è stato convocato il sindaco Angelo D’Anna chiamato a rispondere sull’ordinanza da lui sottoscritta, e sul fatto di avere consentito l’utilizzo di quel sito, come detto, interdetto e posto sotto sequestro giudiziario.






