Giarre, lavorava dal padre nel panificio in cui si spacciava droga a Mascali: dai domiciliari al carcere -
Catania

Giarre, lavorava dal padre nel panificio in cui si spacciava droga a Mascali: dai domiciliari al carcere

Giarre, lavorava dal padre nel panificio in cui si spacciava droga a Mascali: dai domiciliari al carcere

I carabinieri della Stazione di Giarre, ottemperando ad una ordinanza di aggravamento della misura cautelare emessa dalla Corte d’Appello di Catania, hanno tratto in arresto il 28enne giarrese Alessandro Andò che si trovava agli arresti domiciliari, poiché accusato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione di armi clandestine.

L’uomo, infatti, nel febbraio del 2018 era stato fermato dopo che in un garage di sua pertinenza era stato rinvenuto un vero e proprio supermercato di armi e droga: 13 kg di marijuana, 2 Kg di cocaina, 150 grammi di eroina, 25 grammi di hashish, un fucile sovrapposto Beretta modello S55 cal. 12, con canne mozzate e con matricola abrasa, una pistola  Sig Sauer mod. P230 cal. 9 con matricola abrasa, caricatori e munizioni, 126 cartucce di vario calibro, 6 bilance elettroniche.

Alessandro Andò benchè ristretto ai domiciliari, aveva ottenuto il permesso di lavoro, svolgendo attività di panettiere in una rivendita di proprietà del padre a Mascali.

Il 22 novembre scorso i carabinieri della Stazione di Mascali, al termine di una proficua attività investigativa, hanno scoperto che quel panificio era solo un paravento. Quell’attività commerciale in pieno centro a Mascali, infatti, si rivolgeva ad altri “clienti” che lì, al posto di sfilatini e rosette, acquistavano marijuana.

Nel sottoscala, sul retro della bottega alimentare, attraverso il quale si accede al terrazzo, infatti, erano stati abilmente occultati diversi involucri di marijuana, per un totale di kg, 2,600 nonché due bilancini di precisione per il confezionamento al minuto delle dosi. In manette finirono il titolare Salvatore Andò di 57 anni e il nipote Rosario di 33 anni.

Considerato che in quel panificio vi lavorava anche Alessandro Andò, in considerazione dei reati specifici e dell’”ambiente” lavorativo improprio, il giudice ha deciso di aggravare la misura cautelare revocando i domiciliari e disponendo la sua traduzione nel carcere di piazza Lanza.

 

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