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Giardini Naxos, non sempre è bello parlare del proprio paese

Giardini Naxos, non sempre è bello parlare del proprio paese

È bello parlare del proprio paese, quando si evidenziano le sue bellezze e si enumerano i progressi fatti e si portano a conoscenza le capacità e l’operosità di chi lo amministra e lo governa. Descrivendone la crescita si è orgogliosi di vivere in un paese ordinato, civile, dove l’ordine e l’onestà occupano il primo posto nella scala dei valori. È triste e doloroso, invece, quando si debbono commentare fatti che offendono la coscienza degli onesti. E la tristezza è maggiore quando è intrisa e permeata dalla vergogna, perché causata da fatti e comportamenti di chi è chiamato a servire lo Stato, impegnato a difendere la Res Publica.

L’erede della mitica Naxos, la Città di Giardini, cantata da Omero come la più bella zona della Sicilia orientale, chiamata dallo stesso “baia degli dei”, dove si davano convegno le sirene ammaliatrici che tentarono Odisseo, nel lungo, tormentato e periglioso ritorno verso Itaca, è rimasta scossa e profondamente turbata, nel leggere quanto nel Palazzo dei Naxioti è successo, dove un funzionario del “settore lavori pubblici”, è stato arrestato per concussione.

Non vogliamo entrare nel merito dei fatti. La magistratura, nella quale abbiamo il massimo rispetto, appurerà la verità e punirà chi si è reso colpevole di fatti fraudolenti. Spetta, invece, a noi commentare quanto è successo dal punto di vista etico e comportamentale, inquadrando il tutto nel contesto generale della situazione edilizia giardinese.

Da tempo, il modo di costruire nel paese di Tisandros, campione olimpico, è attenzionato e non sempre in modo positivo. Profonde lacerazioni si sono verificate nella maggioranza del Consiglio comunale, ogni qualvolta si è discusso di lottizzazioni o di concessioni edilizie, lacerazioni che hanno portato alla frantumazione della componente maggioritaria. Laceranti dubbi hanno ingenerato nei cittadini la domanda: e se fosse vero, quanto alcuni consiglieri dicono? Dubbi che non sono mai stati chiariti e che restano, causando sospetti e paure.

È vero, negli ultimi tempi, la politica è stata liberata dalla decisione su alcuni atti che sono passati alla burocrazia che ne risponde. Alla politica, però, resta il compito di attenzionare gli uomini cui queste decisioni spettano. Spetta ai politici attenzionare i funzionari, che debbono, non apparire, ma essere al di sopra di ogni sospetto. La loro onestà, la loro trasparenza e la loro professionalità debbono essere ineccepibili. Se qualcosa appanna questa loro trasparenza, gli amministratori, i politici, debbono, momentaneamente sostituirli, in attesa di chiarificazioni. Quando questo non viene fatto, per paura di sembrare giustizialisti, si tradisce la fiducia dei cittadini, che vogliono essere amministrati, da gente coraggiosa che abbia la capacità e la forza di agire. Il tempo dei novelli Pilato è passato e non bisogna aspettare il dramma, per piangerci sopra. Chi sbaglia, deve rispondere dei propri sbagli.

Non è più consentito e gli ultimi avvenimenti successi, ne sono la prova, che funzionari di uno stesso settore, diano pareri discordanti, sulla stessa concessione edilizia e restino indisturbati ai loro posti. Uno dei due, ha sbagliato; questo non è accettabile, in una amministrazione trasparente e capace. Bisogna intervenire e con mano pesante. È necessario ed urgente far capire che non si può impunemente sbagliare. Questo è il compito che spetta ai politici. Questo è il dovere di chi ci amministra. Se non si interviene, quanto è successo a metà luglio, potrà risuccedere e sarà inutile addolorarsi, quando non abbiamo fatto nulla per evitare che accadesse.

È arrivata l’ora del fare, se vogliamo evitare che funzionari infedeli, continuino a esserlo. Piangere sul latte versato è stato sempre inutile; bisogna intervenire subito, perché se non ora quando?

Francesco Bottari

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