Città Metropolitane e Liberi Consorzi, quali funzioni e competenze -
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Città Metropolitane e Liberi Consorzi, quali funzioni e competenze

Città Metropolitane e Liberi Consorzi, quali funzioni e competenze

Questa nostra nota vuole chiarire sinteticamente ma, ci auguriamo, anche esaustivamente alcuni aspetti legati alla legge che istituisce i Liberi Consorzi, non solo dal punto di vista di costituzione dello stesso ma anche dal punto di vista della gestione e delle opportunità che si presentano.

Nell’Europa delle città è sicuramente opportuno chiedersi quando un agglomerato urbano assume un chiaro carattere metropolitano. Ai fini di questa riflessione è opportuno far riferimento ai dati dell’OECD (Competitive Cities in the Global Economy) che, in cooperazione con la Commissione europea ed Eurostat, ha sviluppato una definizione armonizzata delle aree urbane che supera le precedenti limitazioni legate alle definizioni amministrative. Secondo questa definizione un’area urbana è un’unità economica funzionale, caratterizzata da “nuclei urbani” densamente abitati e “hinterland” in cui in mercato del lavoro è fortemente integrato con i nuclei. In particolare il nucleo urbano è rappresentato dalle città con alta densità, almeno pari a 1.500 abitanti per kmq e i Comuni considerati hinterland urbani sono quelli con almeno il 15% dei residenti occupati che lavorano nel centro urbano principale.

 Le aree urbane funzionali sono poi classificate sulla base della popolazione residente secondo un criterio quadripartito:

– Grandi aree metropolitane (popolazione con più di 1,5 milioni di abitanti);

– Aree metropolitane (popolazione compresa tra 500.000 e 1,5 milioni di abitanti);

– Aree urbane di media dimensione (popolazione compresa tra 200.000 e 500.000 abitanti);

– Piccole aree urbane (popolazione inferiore a 200.000 abitanti)

Da quanto sopra in Italia solo le città di Milano e Napoli (nemmeno Roma) soddisfano i criteri adottati dalla Commissione U.E.. Sicuramente sono al di fuori di questa classificazione tutte e tre le Città Metropolitane istituite in Sicilia e comunque di queste solo Catania e Palermo rientrano nella fascia delle Aree metropolitane.

Ma quali sono le funzioni di queste Istituzioni e quali sono i criteri di governo? Su questo la recente legge 7 aprile 2014, n. 56 – Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni, detta “Delrio”, definisce alcuni criteri che dovranno per conformità istituzionale essere recepiti dalla Regione Siciliana. Ma andiamo nel dettaglio.

 Le funzioni:

a) adozione e aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio metropolitano che costituisce atto di indirizzo per l’ente e per l’esercizio delle funzioni dei Comuni e delle unioni di Comuni compresi nel predetto territorio, anche in relazione all’esercizio di funzioni delegate o assegnate dalle Regioni, nel rispetto delle leggi delle Regioni nelle materie di loro competenza;

b) pianificazione territoriale generale, ivi comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture appartenenti alla competenza della comunità metropolitana, anche fissando vincoli e obiettivi all’attività e all’esercizio delle funzioni dei Comuni compresi nel territorio metropolitano;

c) strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano. D’intesa con i Comuni interessati la città metropolitana può esercitare le funzioni di predisposizione dei documenti di gara, di stazione appaltante, di monitoraggio dei contratti di servizio e di organizzazione di concorsi e procedure selettive;

d) mobilità e viabilità, anche assicurando la compatibilità e la coerenza della pianificazione urbanistica comunale nell’ambito metropolitano;

e) promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale, anche assicurando sostegno e supporto alle attività economiche e di ricerca innovative e coerenti con la vocazione della città metropolitana come delineata nel piano strategico del territorio di cui alla lettera a);

f) promozione e coordinamento dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano.

Il Governo:

Sono organi della città metropolitana:

a) il sindaco metropolitano;

b) il consiglio metropolitano;

c) la conferenza metropolitana.

Il sindaco metropolitano è di diritto il sindaco del Comune capoluogo che è eletto dagli aventi diritto dello stesso. Il Consiglio metropolitano, nel caso specifico di Messina, Catania e Palermo, è composto dal Sindaco metropolitano e da quattordici consiglieri. La conferenza metropolitana è composta da tutti i sindaci dei Comuni aderenti.

Quindi, alcune delle funzioni comunali vengono di fatto trasferite alla Città Metropolitana e, in particolare, PRG, Lavori Pubblici, Servizi Sociali, Turismo, Attività produttive e Stazione Appaltante. Quindi non avremo più Enti Locali autonomi, ma Municipalità.

E i Liberi Consorzi, Come si inquadrano nell’ambito delle linee guida europee? Anch’essi sono Istituzioni di Area Vasta, suddivisi nelle seguenti fasce:

– Aree urbane di media dimensione (popolazione compresa tra 200.000 e 500.000 abitanti);

– Piccole aree urbane (popolazione inferiore a 200.000 abitanti)

Quindi anch’essi sono soggetti istituzionali destinatari delle risorse previste dalla U.E. per le aree vaste. Vediamo in dettaglio la loro valenza. Dove dovranno essere investi i fondi? Dall’esecuzione della strategia Europa 2020 possiamo evincere quanto segue: la politica di coesione contribuirà al conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020 concentrando l’investimento sulle aree riportate di seguito:

  • Ricerca e innovazione
  • Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC)
  • Competitività delle Piccole e Medie Imprese (PMI)
  • Transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio
  • Adattamento ai cambiamenti climatici e prevenzione e gestione dei rischi
  • Tutela dell’ambiente ed efficienza delle risorse
  • Trasporto sostenibile e rimozione delle strozzature nelle principali infrastrutture di rete
  • Occupazione e sostegno alla mobilità dei lavoratori
  • Inclusione sociale e lotta alla povertà
  • Istruzione, competenze e apprendimento permanente
  • Potenziamento della capacità istituzionale e amministrazioni pubbliche efficienti

Inoltre è importante sottolineare che la Sicilia rientra ancora nella categoria delle regioni “meno sviluppate” cioè con un PIL pro capite inferiore al 75% della media europea e, quindi, con tasso di cofinanziamento europeo pari al 75-85%. In particolare i fondi primari predisposti per l’investimento europeo sono FESR, FSE e Fondo di Coesione. Inoltre la concentrazione sulle priorità dell’Unione europea tramite il FESR è garantita da un’attenzione particolare a:

  • efficienza energetica ed energie rinnovabili;
  • ricerca e innovazione;
  • competitività delle PMI.

Una particolare attenzione sarà riservata allo sviluppo territoriale sostenibile. Infatti è prevista una maggiore attenzione allo sviluppo urbano sostenibile. Alla luce del ruolo delle città nella creazione di posti di lavoro e nella crescita, il 5 % delle risorse FESR sarà destinato allo sviluppo urbano sostenibile, tramite la creazione di una nuova piattaforma per lo sviluppo urbano, in cui è prevista l’agevolazione per l’istituzione di una rete tra le città e lo scambio di esperienze in materia di politica urbana. Nelle proposte è anche definito un approccio integrato allo sviluppo locale di tipo partecipativo. Questo facilita l’applicazione di strategie di sviluppo locale ad opera di associazioni collettive, incluse le autorità locali, le ONG e i partner economici e sociali, sulla base dell’approccio LEADER utilizzato per lo sviluppo rurale. Particolare attenzione sarà riservata alle zone con caratteristiche naturali o demografiche particolari, ad esempio bassa densità abitativa, attraverso uno stanziamento economico supplementare per le regioni ultra periferiche.

Nell’applicazione concreta dell’obbiettivo di Sviluppo Urbano sostenibile, ecco le principali linee di intervento: a) riconoscimento del ruolo delle città nella promozione della crescita e dell’occupazione in Europa; b) attenzione focalizzata sullo sviluppo urbano sostenibile: ogni Stato membro dovrà destinare almeno il 5 % del FESR ad «azioni integrate» (combinando fondi da priorità e programmi diversi, con relativa gestione affidata alle città); creazione di una piattaforma per lo sviluppo urbano basata sull’esperienza di URBACT, un programma europeo per la promozione dello sviluppo urbano sostenibile, allo scopo di favorire il potenziamento delle capacità e gli scambi di esperienze entro l’Unione europea; proposta della Commissione di assegnare parte del bilancio (0,2 % dello stanziamento FESR) al finanziamento di azioni innovative nelle aree urbane; promozione di un migliore coordinamento tra investimento di capitale fisso e umano nelle città.

In questo ambito, le principali linee riguardano il coordinamento di programmi, progetti ed interventi al livello di area vasta, cioè di aree che sono accomunate da caratteristiche socio-economiche che manifestano un buon grado di omogeneità.

Ma a quanto ammontano gli interventi specifici riguardanti gli enti di area vasta siciliani? A circa 1,8 mld di Euro.

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