Francavilla di Sicilia tra conti e… visconti -
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Francavilla di Sicilia tra conti e… visconti

Francavilla di Sicilia tra conti e… visconti

Una lettera dell’avv. Franz Buda, presidente del “Centro Diritti dei Cittadini” di Giardini Naxos, sul glorioso passato della cittadina dell’Alcantara, oggi mortificato da uno scenario politico-amministrativo a dir poco desolante

L’eclatante scioglimento del Consiglio Comunale di Francavilla di Sicilia a causa della mancata approvazione del Bilancio 2013, ha destato scalpore anche presso i più attenti “osservatori” dei Comuni viciniori. Da Giardini Naxos, in particolare, fa sentire la sua autorevole voce al riguardo l’avvocato Franz Buda (nella foto), fondatore e presidente del “Centro Diritti dei Cittadini” nonché profondo conoscitore della storia locale. Pubblichiamo di seguito le dotte ed al contempo argute considerazioni che il noto uomo di legge ed intellettuale ha affidato al nostro giornale online in merito alla recente “curiosa” vicenda francavillese.

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Una delle città che in Sicilia poteva e può veramente vantare uno status nobiliare è l’ex Casale di Francavilla di Sicilia, divenuto poi importante borgo medievale che possedeva lo Jus ed il titolo di Viscontea della Valle Alcantara.

Nell’anno Mille il suo ruolo di “universitas” territoriale appariva già interessante sia per la sua posizione geografica posta nel baricentro della Valle, tra il Mediterraneo ed i monti Nebrodi, sia perché l’antico Casale si era sviluppato lungo l’importante percorso dell’antica trazzera regia “delle montagne” che da Messina conduceva a Palermo, capitale della Sicilia.

La sua aristocratica storia ha origine negli anni 1535-37, quando l’Imperatore del Sacro Romano Impero, dopo aver avere sconfitto i Musulmani a Tunisi, attraversò la Sicilia per ridare la demanialità alle città, riscattandole dal dominio baronale. Ma Carlo V, dovendo finanziare le varie spedizioni dell’Armata “imbattibile”, vendette per 36.000 fiorini il Casale di Francavilla ad Antonio Balsamo, conferendogli anche il titolo di Visconte e lo Jus edificandi; da quel momento in poi, come d’incanto, con quei fiorini nella Valle Alcantara “fiorì” una nuova civiltà.

Il Visconte restaurò il Castello di fattura federiciana, facendolo entrare nello strategico “teorema” difensivo della Valle Alcantara, a presidio della comunità del Valdemone, che nei secoli aveva conservato e diffuso la cultura laica siculo-greca e custodito la religiosità cristiana nelle basiliche bizantine. Le fortificazioni di Calatabiano a Sud, Castiglione a Sud-Ovest, Taormina e Mola a Nord-Est, fungevano da corona protettiva della Valle, nel cui centro si erigeva e svolgeva la sua funzione regale la Viscontea di Francavilla.

La ricchezza ed il vivere operoso degli abitanti dediti all’agricoltura, al commercio ed alla produzione di olio, farina e seta, con i suoi trappeti e mulini, attraeva nella nobile Città di Francavilla quanti volevano partecipare alla rinascita sociale attraverso la cura dell’arte, della cultura e del progresso. La Città brillava più di ogni altro borgo anche per le sue fabbriche, le sue chiese, i suoi monasteri, tra cui il più antico, ossia quello della Placa (bene culturale purtroppo andato in rovina) che ebbe “il privilegio” emesso dal Conte Ruggero il Normanno.

Ma la citata leadership venne momentaneamente abbattuta da un terribile temporale e da un mortale fulmine che centrò il Castello dei Balsamo ed uccise il figlio del Visconte; tale evento catastrofico generò un periodo oscuro e triste per la comunità locale, poi superato dalla progenie dei Ruffo che fece diventare ancor più prosperosa la Viscontea di Francavilla.

Tale accadimento storico oggi potrebbe evocarsi per similitudine all’attuale vicenda amministrativa: il fulmine caduto dall’alto potrebbe essere paragonato alle vicende che hanno determinato la decadenza del Consiglio Comunale, “figlio” di un’Amministrazione eletta da appena due anni con le finalità ed i programmi che adesso debbono considerarsi svaniti.

Il lancinante scontro sui conti e tra i novelli “visconti” ha causato un’ulteriore spaccatura tra la politica e la burocrazia da una parte e la cittadinanza dall’altra, quest’ultima oltremodo stanca di subire una deleteria sudditanza, tra… conti che non quadrano e… visconti che non “contano”.

Ma in questo momento bisogna non perdere la speranza per un riscatto della Città, che deve ritornare ad essere operosa, onesta e nobile d’animo come lo fu un tempo, e che deve recuperare le tradizioni del suo glorioso passato. Non sarà certo difficile redigere mirati progetti che riguardino il recupero ed il restauro del Castello e del borgo medievale ed ottenere i relativi finanziamenti da parte della Comunità Europea, richiesti da un territorio che nel 1700 divenne campo di battaglia di eserciti di tutta Europa per la conquista della Valle e dell’intera Sicilia. Da non dimenticare il restyling degli edifici pubblici, delle chiese e dei conventi – presenti ma “invisibili” – e la programmazione di manifestazioni in grado di attirare visitatori italiani ed esteri alla ricerca sia di prodotti tipici da degustare e sia di proposte culturali offerte in un contesto storico ed ambientale di primordine.

Franz Buda 

(Centro Diritti dei Cittadini – Sicilia)

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