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Il futuro… in 60 domande!

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Test di accesso a Medicina a Catania: l’8 aprile provano gli studenti “anche senza diploma”

La notte prima degli esami? Sarà una sciocchezza, poco più che una formalità per molti studenti catanesi all’ultimo anno del liceo. Perché l’appuntamento con il proprio futuro, per loro, quest’anno avverrà prima: l’8 Aprile, al centro fieristico “Le Ciminiere di Catania”, i maturandi proveranno il test di accesso a Medicina prima ancora di essersi diplomati. Quali studenti riusciranno ad aggiudicarsi uno dei 253 posti messi, provvisoriamente, a disposizione dall’Università di Catania? A stabilirlo saranno 60 domande a risposta multipla: i 100 minuti previsti per la risoluzione del compito potrebbero rivelarsi determinanti per la carriera di ciascun candidato.

Ma, a spingere i candidati a mettersi alla prova dei test di medicina, è più la vocazione da futuro dottore o lo stereotipo della strada spianata verso un impiego ben retribuito?

Non essendoci una verità assoluta, possiamo provare a interpretare le statistiche fornite da Almalaurea, il consorzio interuniversitario che ha creato una banca dati online dei laureati italiani. Prenderemo, quindi, come termine di riferimento la situazione dei laureati nell’ateneo catanese 3 anni dopo il conseguimento del titolo. In media, uno studente che ha completato il famoso percorso del 3+2 (corso triennale e magistrale) lavora nel 72% dei casi: uno su due possiede già un impiego a tempo indeterminato o lavora in proprio. Il suo guadagno è di 1171 euro netti al mese. Tuttavia, il suo percorso di studi non può considerarsi completo, perché il 63,3% ha arricchito il proprio curriculum con un’attività formativa post laurea (stage o master). Il 49,2% dei laureati, inoltre, ritiene la propria laurea inefficace per il proprio lavoro: segno che la strada verso il lavoro esiste, ma non può definirsi priva di insidie. E che versatilità e intraprendenza sono due tra le doti più richieste.

La situazione è leggermente diversa per i dottori in Medicina e Chirurgia: l’immediato futuro dei neolaureati è rappresentato, principalmente, dai corsi di specializzazione (retribuiti). Alla formazione post-laurea ricorrono ben il 98,5% delle persone che hanno risposto al sondaggio. Il guadagno medio (considerando anche il 20,5% che dichiara di lavorare già) è di 1429 euro. E, a credere nell’efficacia della laurea è il 96,9% dei dottori. Un risultato che sembrerebbe confermare le maggiori sicurezze sugli sbocchi occupazionali offerte dalla laurea in medicina. E che, di fronte alle grandi incertezze dei nostri tempi, il pensiero di compiere qualche anno dopo un’operazione chirurgica o di affrontare un emergenza non fa così paura ai nostri giovani. È sempre più rassicurante di ritrovarsi intorno ai 30 anni a dover tirare le somme del proprio tortuoso percorso di formazione per trovare un lavoro e sopravvivere.

Antonio Percolla

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