La “Vispa“ Teresa! - prima parte -
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La “Vispa“ Teresa! – prima parte

La “Vispa“ Teresa! – prima parte

Ci fu chi pensò che fosse scomparsa, chi ipotizzò un trasferimento fuori regione. Si arrivò ad ipotizzare una sua “scomparsa” strategica, per evitare le inevitabili domande legate alla sua decennale gestione del Comune di Giarre. Invece, Teresa Sodano, già Primo cittadino di Giarre, nelle contraddizioni della sua gestione e nella differenza dei giudizi che hanno accompagnato la sua permanenza in Comune, non è scomparsa. Sul Gazzettinonline torna a parlare, a raccontare la “sua” Giarre. partendo dagli argomenti caldi che tutti i cittadini si sono trovati, e si trovano ancora adesso, ad affrontare. Partendo dalla “questione rifiuti”.

SODANO

Dopo una lunga crisi nei rapporti fra Comune e Ato, con l’emergenza rifiuti calò il sipario sui suoi due mandati. Lei pensa che fu solo frutto di problemi logistici, cattiva organizzazione o ci fu una regia?

«Sono stata sindaco 10 anni e, fino a quando non ci fu la gestione Rubbino, Giarre non aveva avuto problemi. Il servizio è stato molto buono con la ditta che avevamo ereditato dalla precedente gestione. La situazione è precipitata col passaggio all’Ato e la gestione Rubbino, abbiamo avuto un peggioramento nella gestione del servizio, aumenti ingiustificati a fronte di un servizio carente. Questo non lo tolleravo giacché ci tenevo tantissimo a che i cittadini avessero un servizio accettabile. Ciò ha fatto sì che io sferrassi una vera e propria offensiva contro l’Ato e potremmo ricordare tutti gli articoli sulla stampa, interventi e atti che arrivarono fino ad una mia denuncia alla Procura della Repubblica, che io feci in tempi non sospetti, prima che venisse avviata la differenziata, che fu poi il bubbone che covava sotto e che poi esplose con l’emergenza. Il 12 giugno del 2012 presentai un esposto, dove chiedevo di fare chiarezza su questa gestione. Ciò mi ha attirato delle antipatie, delle inimicizie, a qualcuno non è andato bene questo atteggiamento e, quindi, poi, la guerra si è inasprita. La chiusura del mio mandato con tutta quella spazzatura, in quel particolare clima, è stata pensata da qualcuno che voleva farmi pagare il mio atteggiamento».

Come mai afferma che fu l’avvio della raccolta differenziata a scatenare poi l’emergenza?

«La differenziata fu avviata nel luglio 2012, nella stagione estiva, senza preparazione e con gli stessi uomini e gli stessi mezzi della raccolta già avviata negli altri Comuni dell’Ato. A quel punto si aggiunsero tre Comuni delle dimensioni di Giarre, Riposto e Mascali – questo lo denunciai in lungo articolo su La Sicilia – e fu un disastro. Io ero contraria e questo fu evidente quando ci fu l’incontro con le associazioni, che rimasero sorprese del mio atteggiamento ostile verso l’Ato, mentre invece pensavano che io andassi a braccetto con loro. Poi, qualcuno si scusò anche attraverso una lettera, scrivendo che non immaginavano che io fossi così determinata. Questa mia posizione non deve essere andata bene. Quindi, fu architettato questo mio fine mandato in un clima di emergenza rifiuti».

– Il Sindaco Bonaccorsi ha chiamato “Salva Giarre” il Piano di Riequilibrio del Comune, era così grave lo stato dei conti del Comune, che la sua amministrazione aveva lasciato, da richiedere la “salvezza”?

«Questo mi ha fatto molto sorridere, quanto ho sentito il nome “Salva Giarre” ho pensato al Ministro dell’Economia e al decreto “Salva Roma”. Noi, con molta umiltà, lo abbiamo chiamato “Piano di Riequilibrio”, come in tutti gli altri Comuni. Ho lasciato il Comune con 60 unità di personale in meno, con un notevole risparmio dell’Ente, ed ho tagliato le spese per affitti col trasferimento di molti uffici in via Federico II di Svevia. Ora, il Sindaco non si trova più le spese di gestione del tribunale e lì, anziché trasferire l’ufficio del lavoro che si trova in locali in affitto, realizzando un risparmio, trasferisce l’ufficio tecnico che si trova in locali di proprietà dell’Ente. Noi, avevamo chiuso il 2011, finalmente, con un avanzo di amministrazione, cosa che non era mai capitata nei 10 anni dei miei 2 mandati».

Quale era la situazione finanziaria dell’Ente quando lei ne assunse la guida?

«Nel 2003, ho ereditato un disavanzo di 6 milioni (Bonaccorsi ne eredita uno di circa 4 milioni) di euro che, secondo il Tuel dovevano essere ripianati nei tre esercizi successivi. Poi, non essendoci riusciti lo abbiamo riportato nei seguenti tre esercizi. Successivamente, ci fu un disavanzo di un milione dovuto all’Ato. Ho vissuto per dieci anni con un disavanzo che ha sempre limitato l’attività dell’Amministrazione, abbiamo coperto debiti fuori bilancio per 8 milioni e, complessivamente, debiti per 20 milioni. Oltre al disavanzo di 6 milioni di euro, c’erano debiti per 13 milioni, per servizi resi che si dovevano pagare. I creditori partivano dalla villa Margherita e arrivavano dietro la mia porta. In quegli anni abbiamo fatto una grande opera di risanamento e il dott. Bonaccorsi, sicuramente, ne è a conoscenza perche fu presidente del Collegio dei revisori e, addirittura, nel 2006, per il disavanzo ereditato dalla gestione 2002, voleva a tutti i costi che l’Ente dichiarasse il dissesto. Abbiamo risanato, abbiamo completato delle opere ottenendo molti finanziamenti esterni, abbiamo speso 200mila euro per il Tribunale, perché pensavo fosse l’unico mo di assicurare la giustizia, quando ancora non si parlava di chiusura dei piccoli tribunali».

A cosa è dovuto lo squilibro e la conseguente necessità di adottare un Piano di Riequilibrio?

«Lo squilibrio è stato dovuto ai minori trasferimenti, in particolare 2milioni e 900 mila euro in meno dalla Regione, di cui avemmo notizia solo a fine settembre, ragione per cui il dirigente dell’area mi comunicò che, continuando di quel passo, avremmo sforato il patto di stabilità e avremmo avuto un bilancio squilibrato. A questo proposito, trovo sorprendente che, per il disavanzo di Catania, in una suo nota, indichi le cause nei minori trasferimenti nazionali e regionali. Mentre, per Giarre, nella relazione introduttiva, parli solo di responsabilità della precedente Amministrazione. Quattro milioni e 800 mila euro di disavanzo dovevano essere ripiananti con un manovra di riequilibrio in 5 o 10 anni. Noi, avevamo presentato un piano quinquennale, piano che aveva ottenuto il via libera del Direttore Generale del Mec, presso i cui uffici si era recato l’assessore al Bilancio, che in una nota chiese di rimodularlo secondo lo schema allegato al dispositivo della legge e apportare solo alcune modifiche. Adesso apprendo che il nuovo Sindaco ha stravolto, per sua ammissione, il piano».

Come mai poche o nessuna voce si sono levate a difesa del piano di riequilibro della sua Amministrazione, specie da parte di chi aveva contribuito a scriverlo come l’assessore al Bilancio?

«L’assessore Gangemi credo sia col cappello in mano a chiedere qualcosa a questa Amministrazione. Per questo motivo, credo non abbia speso una parola in difesa del piano che pure aveva collaborato a scrivere. In linea con il comportamento di molti della mia Giunta, che la mattina venivano a deliberare e la sera erano sul palco col candidato Bonaccorsi, a dire peste e corna dell’amministrazione».

Tra la vicenda del mancato aumento dell’Imu e il raddoppio delle tariffe del servizi idrico che legame c’è?

«L’aumento dell’Imu doveva coprire le minori entrate per trasferimenti, era per sopperire a queste mancanze che il Governo aveva dato ai Comuni una certa autonomia. Era l’assessore che seguiva i rapporti col Consiglio comunale per l’aumento dell’Imu entro il 31 ottobre. Solo che i consiglieri non volevano deliberare, perché eravamo a fine 2012 e sapevano che nel 2013 ci sarebbero state le elezioni. Io ero a fine mandato e finiva anche la lealtà all’Amministrazione. Pensarono di fare una cosa gradita ai propri elettori, senza curarsi di causare il dissesto, ma la gente, quando vota, non guarda a quello che di buono si è fatto, guarda al piccolo favore fatto dall’infermiere, alle prestazioni. Non potendo aumentare l’Imu abbiamo cercato di contenere lo squilibrio con l’aumento delle tariffe del servizio idrico, ma quella fu una esigenza per tamponare la mancanza d fondi per il mancato aumento dell’Imu. Si parla di vessazioni, di aumento di tariffe, senza dire che il Comune di Giarre fu tra i pochi a fare pagare l’Imu con le aliquote base. Ora, però, gli stessi consiglieri, che non votarono l’aumento Imu durante la mia sindacatura, l’hanno votato».

Teresa Sodano si ferma qui, ma nella prossima parte racconterà la sua verità su altre delicate questioni come l’allargamento di piazza Duomo, le consulenze ed i contratti di telefonia, lo staff del Sindaco, i finanziamenti e le opere pubbliche cantierate e cantierabili, nonché una “posizione processuale”. (fine prima parte)

Gustavo La Piazza

 

 

 

 

 

 

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