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Divorzio, i 5 fattori di rischio

Divorzio, i 5 fattori di rischio

Sono cinque i fattori di rischio per un matrimonio. Vuoi sapere quante probabilità hai che la tua storia d’amore naufraghi in un divorzio? Basta prestare attenzione ai criteri evidenziati da Justin Lehmiller, psicologo della Ball State University.

I 5 elementi da tenere sotto controllo

Dall’età all’istruzione, i fattori che possono decretare il fallimento di un matrimonio e il ricorso all’avvocato (scelto anche on line tra i numerosi esperti della piattaforma www.avvocatoaccanto.com) sono ben definiti in un recente post dello psicologo della Ball State University, Justin Lehmiller, pubblicato sul blog Sex and Psichology. Le caratteristiche del marito imperfetto si potrebbero riassumere così: diplomato, poco religioso, che si è sposato presto, tradisce la moglie e ha i genitori divorziati. Gli stessi criteri, è bene specificarlo, valgono per la moglie imperfetta.

Miti da sfatare

Per arrivare a decretare i fattori di rischio, lo psicologo statunitense procede sfatando alcuni falsi miti. Non è la convivenza che precede il matrimonio a metterlo a rischio ma l’età in cui la coppia sceglie di condividere il suo percorso di vita. Se il matrimonio o la convivenza arrivano in un’età troppo giovane, infatti, il rischio di un divorzio è dietro l’angolo. Per gli studiosi, negli anni Duemila, era quasi scontato attribuire il fallimento di un matrimonio alla convivenza che lo aveva preceduto ma oggi questa tendenza non  più così manifesta. Conta molto di più l’età a cui ci si sposa o si va a convivere. “Se la convivenza non predice più il divorzio come succedeva un volta – scrive nel suo post l psicologo americano -, l’età invece lo fa. Prima una coppia si sposa o va a convivere e maggiori sono le probabilità che divorzi”. Quando condividere spazi e vita? L’età ideale è compresa tra i 25 e i 32 anni, è questo il momento giusto da scegliere per un matrimonio duraturo.

Il tradimento non rafforza la coppia

Il tradimento non aiuta a rinforzare una coppia in crisi. Non è la strada da seguire per garantire un legame duraturo con il proprio coniuge. Eppure, dopo 17 anni di studi e una pubblicazione sulla rivista Journal of Social and Personal Relationship, gli studiosi non sono stati in grado di affermare se sia l’aver tradito ad aumentare i divorzi o, invece, l’inclinazione a divorziare a favorire i tradimenti.

 Matrimoni più duraturi per chi ha studiato di più

Nella durata del matrimonio conta anche il livello di istruzione. Gli studi, infatti, hanno dimostrato che ben il 78 per cento delle donne con una laurea possono contare su matrimoni ventennali, a differenza delle diplomate che vedono la percentuale arrestarsi al 41 per cento. Per gli uomini le percentuali sono un po’ più basse ma riflettono la stessa tendenza, rispettivamente: 65 per cento e 47 per cento. Anche la religione influisce. I matrimoni più duraturi sono quelli tra persone religiose, con una forte fede.

Il divorzio è un fattore genetico?

Tra i fattori di rischio sembra esserci anche una sorta di predisposizione genetica a divorzio. I figli di coppie divorziate, infatti, sono più esposti alla possibilità di veder naufragare il proprio matrimonio. “E’ interessante notare che le ultime ricerche sembrano dimostrare che la ragione sia genetica, visto che le probabilità di divorzio delle persone sono legate a quelle dei genitori biologici e non di quelli adottivi. L’ipotesi è che ci sia una predisposizione ad alcuni tratti della personalità come il neuroticismo, cioè l’instabilità emozionale, o l’impulsività che aumentano il rischio di divorzio”, ecco quanto scrive lo psicologo nel suo post.

Il fattore porno

Lo studioso, poi, si sofferma anche su uno dei fattori considerati da molti come base per l’avvio di un procedimento di divorzio: il prono. In questo caso, Lehmiller scrive: “Un paio di studi hanno suggerito che il porno possa essere un fattore di rischio – scrive -, ma queste ricerche hanno il problema dell”uovo’ e della ‘gallina’, non sappiamo in realtà se è il porno che causa i divorzi o piuttosto il farne uso sia un segno di crisi“.

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