Il 3 novembre scorso, nel Duomo di Mascali, nell’ambito delle manifestazioni in onore del Santo Patrono della Città, San Leonardo Abate, organizzata dal Comitato dei festeggiamenti 2026 (Responsabile della festa esterna, il sig Rosario Mazzamuto), il prof. Antonino Alibrandi ha tenuto una conferenza, davanti ad un numerosissimo e attento pubblico, sul tema “San Leonardo Abate (vita, opere, miracoli) e il suo culto, lungo i secoli, a Mascali”.
La parte iniziale della conferenza ha riguardato la vita del Santo, per come tradizionalmente la conosciamo, ma con una lettura particolare su un aspetto sovente poco trattato dagli studiosi e cioè l’influenza del monachesimo orientale (soprattutto l’esempio di Sant’Antonio Abate), più che quello occidentale, in molte delle scelte di vita del Santo del Limosino, soprattutto quando Leonardo, nella seconda metà della sua esistenza, vive, insieme a tanti compagni disposti a seguirlo, nella foresta di Pavum (Pauvain) e quindi, poi, nel Monastero che li avrebbe fatto sorgere. Alibrandi ha, quindi, spiegato della non veridicità della rappresentazione iconografia di San Leonardo, rappresentato come un diacono cistercense dell’XI secolo (quando iniziano i primi testi agiografici sul Santo) o benedettino, quando invece è più probabile che Leonardo vestisse con un semplice nudo saio di pelle. Alibrandi ha citato i nomi dei maggiori studiosi sul Santo, francesi, italiani e tedeschi. Particolare interessante è stata la descrizione del battesimo del popolo franco, per volontà di re Clodoveo, la notte di Natale del 496, il re e i suoi nobili proprio a Reims, dov’era il grande vescovo San Remigio e lì fu battezzato anche Leonardo, suo padre Rumonio, la madre di cui si ignora il nome, e il fratello minore San Lifardo.

In relazione al rapporto fra il Santo e Mascali, Alibrandi ha ribadito una convinzione storica che è stata da lui primariamente sostenuta, e cioè che il culto sia arrivato a Mascali nella seconda metà del Cinquecento; infatti, non risulta nome di alcuna persona fino a quegli anni, in Mascali, che avesse nome di Leonardo, mentre i primi documenti parrocchiali (1633) di battesimo, nascita e morte, e questi ultimi riportano già attestato il nome di Leonardo a Mascali per una quantità quasi maggioritaria di persone (i molti morti in quel 1633 e negli anni successivi erano nati proprio nella seconda metà del Cinquecento). Una tradizione vuole il culto essere derivato da una reliquia (l’ulna) trasportata da una nave proveniente da Malta o dall’Oriente naufragato sul litorale di Mascali e detto naufragio interpretato dai Mascalesi come una volontà del Santo di ricevere culto proprio in quel luogo (d’altronde, solo un’importante motivazione come questa avrebbe potuto portare al culto di un Santo francese, in un’epoca dominata dalla Spagna, nemica della Francia, in un’epoca in cui i Santi nuovi erano dati come protettori o italiani o spagnoli come Sant’Isidoro Agricola a Giarre o Sant’Ignazio di Loyola a Belvedere-Piedimonte-Etneo).
Un’altra ipotesi è che sia stato culto “imposto”, poco dopo la metà del XVI secolo, dal “dominus”, dal signore feudale di Mascali, il vescovo di Catania, mons. Niccolò Maria Caracciolo, molto devoto al Santo, al quale si rivolse per essere liberato dopo essere stato catturato dai Turchi e portato in cattività in nord-Africa (liberazione che poi avvenne, dopo pagamento di un esoso riscatto).
Nel Seicento, San Leonardo viene indicato come “Protettore” dei Mascalesi, così viene riportato da documenti dell’epoca quando i Mascalesi, al momento della maggiore scossa durante il terremoto del 1693 (quella dell’11 gennaio), si trovavano all’aperto, all’altezza di Carrabba, proprio “con le reliquie di San Leonardo lor Protettore”, in processione, e morirono solo i 14 rimasti nell’abitato. Tuttavia, San Leonardo non aveva ancora una chiesa nell’abitato di Mascali e questa fu ultimata solo nel 1714 quando soppiantò, come Matrice, quella di Santa Maria degli Angeli che aveva avuto questo ruolo fin da dopo il dominio normanno (nel Medioevo esistevano solo due chiese, una di Santa Maria, per la comunità “latina”, una di San Nicolò, per la comunità “greca”).
Nel 1752, primo Arciprete di Mascali fu il sac. Giovanni Fichera. Nel 1753, l’abate Vito Amico ebbe a scrivere che la “primaria chiesa sotto il nome di S. Leonardo, cui è dedicato il paese, è fornita di un collegio canonico composto da quattro dignità, otto canonici primarii e sei mansionarii”.
Tantissimi gli altri argomenti trattati da Alibrandi e che in questo articolo sarebbe lunga cosa elencare. Tuttavia, ha trattato, anche: della “Fiera di San Leonardo”; dei fatti del 1814 quando i Giarresi portarono nella loro città il simulacro del Santo e la fiera per celebrali li mentre I Mascalesi irrompevano verso Giarre la cui città fu salvata da quattro ufficiali e 150 soldati inviati da Messina; della colata lavica del 1865 quando le reliquie del Santo salvarono il paese; e poi la vita del sac. Antonio Vasta Mercurio che pubblicò dopo tante peripezie una importante “Vita di San Leonardo”; e quindi il parrocato del sac. Mariano Vecchio (1922-1939) durante il quale avvenne la colata lavica del 1928 che distrusse Mascali proprio il 6 novembre giorno della festa del Santo e il sac. Vecchio nel 1950 scrisse, dedicandola ai suoi amati parrocchiani Mascalesi, una “Vita popolare di San Leonardo Protettore di Mascali”. Quindi, Alibrandi ha citato i successivi parroci, Carmelo Parisi (raccontando un gustoso episodio riguardante questo Sacerdote e la festa di San Leonardo Abate), Giuseppe Risiglione, Rosario Di Bella e l’attuale Giovanni Natale Marino (a dx nella foto in alto con il prof. Antonino Alibrandi).
Per finire, il prof. Antonino Alibrandi ha ricordato anche questi tre ulteriori dati storici: 1) la realizzazione, nell’antica Mascali, fra fine Ottocento e inizi del Novecento, in ambiente parrocchiale locale (non si conoscono esattamente gli autori) dei canti in onore del Santo che ancora oggi tradizionalmente si eseguono, “O Leonardo siam figli tuoi” (titolo originale, “Divo cui diedero”), “Dalla Francia nazione di Santi” (titolo, “Inno”), “Mascali sorgi e un cantico innalza” (titolo, “Mascali sorgi”); 2) la bolla di Papa Leone XIII, del 20 dicembre 1898, con la, quale “si degnava illustrare l’altare di S. Leonardo del privilegio speciale che quante volte si celebra la messa l’anima per la quale si applica il sacrificio col divino beneplacito è liberata dalle pene del Purgatorio”, e detto privilegio venne confermato da San Pio X con bolla del 2 aprile 1906; 3) durante il parrocato del sac. Mariano Vecchio, negli anni precedenti la colata lavica del 1928, a Mascali, per iniziativa dello stesso parroco, fu stampato e diffuso un giornalino “La Voce di San Leonardo”, che esaltava il culto locale in onore del Santo, e che ebbe un grande successo fra gli emigrati mascalesi soprattutto in America e negli Stati Uniti in particolare.
Gabriele Garufi






