Castiglione di Sicilia, l'archeologia incontra la comunità con il "Progetto Akesines" -
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Castiglione di Sicilia, l’archeologia incontra la comunità con il “Progetto Akesines”

Castiglione di Sicilia, l’archeologia incontra la comunità con il “Progetto Akesines”

Visite agli scavi, incontri e laboratori per avvicinare cittadini e scuole al patrimonio archeologico. A Castiglione di Sicilia, uno dei Borghi più Belli d’Italia, il “Progetto Akesines” avvia un percorso condiviso di ricerca, valorizzazione e promozione del territorio.

Akesines era l’antico nome greco del fiume Alcantara. Negli anni Ottanta il Comune di Castiglione di Sicilia aveva istituito il premio “Akesineide”, conferito a personalità del mondo della letteratura, della politica e del giornalismo.

La “Settimana dei Beni Archeologici della Valle dell’Alcantara” è stata realizzata con il patrocinio oneroso della Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, concesso al Comune di Castiglione di Sicilia.

L’iniziativa avvicina la comunità locale al lavoro degli archeologi e al patrimonio oggetto delle indagini.

Tre accordi per valorizzare il patrimonio archeologico

A sostenere questo percorso sono tre convenzioni siglate dall’Università di Catania, rispettivamente con la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Catania, il Comune di Castiglione di Sicilia e l’azienda vinicola Firriato.

Gli accordi fanno quindi convergere ricerca, tutela, amministrazione comunale e realtà produttiva locale sulla valorizzazione dei beni archeologici.

L’obiettivo è fare dell’archeologia una risorsa per il territorio: generare conoscenza, accrescere l’attrattività dei luoghi e aprire nuove opportunità. Il progetto affianca alla ricerca scientifica la divulgazione e la partecipazione della comunità.

Open Day e scoperte ad Acquafredda/Imbischi

Ad aprire le attività è stato l’Open Day del 23 ottobre scorso, “Un’officina da vasaio nella Valle dell’Alcantara”, dedicato all’informazione e all’orientamento nello scavo di contrada Acquafredda/Imbischi, nel territorio di Castiglione di Sicilia e al confine con il comune di Randazzo.

Qui le ricerche dell’Università di Catania e della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali stanno portando alla luce un importante complesso artigianale di età greca (metà IV sec. a.C.) destinato alla produzione di ceramiche. Il sito si trova nei pressi del fiume Alcantara.

Gli scavi più recenti hanno individuato nuovi ambienti e tracce di una seconda fornace, approfondendo la conoscenza del quartiere produttivo. Le precedenti indagini risalgono al 1992, al 1995 e al 2004.

Analisi dei materiali rinvenuti e tecnologie innovative stanno chiarendo le tecniche di lavorazione, l’organizzazione economica e i rapporti delle antiche comunità con il paesaggio della valle.

Guidati dal gruppo di ricerca dell’Università di Catania, i visitatori hanno esplorato il sito e posto domande agli archeologi. Tra i presenti anche docenti e numerosi alunni delle scuole castiglionesi.

Dall’argilla al vaso: il laboratorio per scuole e comunità

In tarda mattinata, le attività sono proseguite al Centro espositivo, nel cuore di Castiglione di Sicilia, con il laboratorio “Archeologia della produzione: dall’argilla al vaso”.

Il percorso didattico-sperimentale, rivolto alle scuole e alla comunità locale, ha raccontato la trasformazione dell’argilla in manufatti, con reperti esposti, modellazione manuale e creazione di vasi dimostrativi.

La giornata di studi: istituzioni, territorio e scuola

Il giorno seguente, una giornata di studi nella sala consiliare del comune ha acceso i riflettori sul progetto Akesines.

Il sindaco Concetto Stagnitti ha inaugurato il convegno con i saluti istituzionali e i ringraziamenti all’Assessore regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana Francesco Scarpinato, ai presenti e all’Università di Catania. Ha quindi proposto una pubblicazione che documenti l’iniziativa.

Al convegno è intervenuto Carmelo Calabrò, presidente del Parco fluviale dell’Alcantara, che ha ribadito l’impegno dell’Ente nella promozione del territorio, «…uno degli obiettivi del Parco».

Antonino Grillo, sindaco di Randazzo, ha evidenziato il valore storico-paesaggistico della valle e le sue potenzialità imprenditoriali e culturali. Per Grillo, «l’iniziativa è il primo passo di un cammino da proseguire con il contributo dell’università e l’attenzione ai giovani».

La dott.ssa Angela Merendino (Soprintendenza BB.CC.AA. di Catania) ha trasmesso i saluti del nuovo soprintendente per i Beni Culturali e Ambientali, Maurizio Auteri, e indicato nel piano l’avvio di un percorso condiviso nella Valle dell’Alcantara, mentre apprezzamento per l’iniziativa è stato espresso dal dott. Giuseppe D’Urso, direttore del Parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci, «… un progetto che saprà sicuramente valorizzare questo territorio».

Per la scuola è intervenuta la prof.ssa Rita Pagano, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Santo Calì. Ha ribadito l’importanza di affiancare alle lezioni esperienze sul territorio e ricordato l’ampia disponibilità dei docenti per l’iniziativa.  

Dopo l’introduzione, il dibattito, accompagnato da immagini e diapositive, ha riguardato soprattutto il sito di contrada Acqufredda-Imbischi.

Dalla preistoria all’officina greca: le ricerche nella valle

Nella relazione “La ricerca archeologica a Castiglione di Sicilia”, Francesco Privitera, già dirigente del Dipartimento Beni Culturali della Regione, ha sintetizzato la storia della Valle dell’Alcantara. Ha richiamato la frequentazione della valle fin dalla tarda preistoria, attestata dalle numerose grotte funerarie e dai reperti rinvenuti al loro interno.  

Nel successivo intervento, “La preistoria tra l’Alcantara e il Simeto”, Orazio Palio e Maria Turco hanno illustrato gli insediamenti neolitici, in particolare nel settore nord-occidentale dell’Etna.

L’attenzione si è quindi spostata sullo scavo di Acquafredda/Imbischi, con gli interventi della dott.ssa Angela Merendino e della prof.ssa Eleonora Pappalardo (DISFOR, Università di Catania), coordinatrice del progetto e responsabile dell’unità di ricerca dell’ateneo.

Merendino ha riassunto le fasi che hanno portato alla scoperta del sito e la collaborazione tra l’Università e il Comune di Castiglione di Sicilia, sottolineando il valore del sostegno privato. L’azienda vitivinicola Firriato, proprietaria del terreno che ospita il sito archeologico, ha consentito l’accesso all’area di indagine e fornito mezzi e manodopera.

«Uno straordinario lavoro di squadra e un progetto in crescita, che si avvale anche della collaborazione di un gruppo di giovani leve dell’archeologia», ha dichiarato l’archeologa Eleonora Pappalardo. «Lo scavo, ha aggiunto, è di grande interesse, una rarità: documenta l’intero ciclo produttivo dei vasi, con spazi di stoccaggio e aree dedicate alla lavorazione dell’argilla e all’essiccazione dei vasi».

Analisi dei materiali e nuove tecnologie per l’archeologia

Michele Mangiameli, responsabile laboratorio di Geomatica dell’Università di Catania, ha descritto le “Tecniche Geomatiche per le analisi predittive e postdittiva nella Valle dell’Alcantara”, come il rilievo GNSS, la tecnologia GIS, l’IA e i dati satellitari (WorldView-3 e WorldView-legion01).

L’archeologo Livio Idà ha analizzato il rapporto degli antichi con l’ambiente, interrogandosi sulle ragioni della scelta di abitare quel luogo: la disponibilità d’acqua, la fertilità e le risorse lo rendono adatto alle attività umane, «una vocazione rimasta nei secoli».

Alla discussione hanno contribuito Myriam Vaccaro (“Produzione della ceramica nella Valle dell’Alcantara – Il caso di Acquafredda/Imbischi”), che ha esposto le peculiarità e le tipologie delle ceramiche; il ricercatore Sebastiano Barresi, con “La ceramica siceliota figurata dello scavo di Castiglione di Sicilia”, e Lighea Pappalardo (ISPC CNR), che ha specificato le caratteristiche mineralogico-petrografiche dei materiali rinvenuti nell’antica officina.

Di particolare interesse per le prospettive future del sito, le relazioni di Anna Maria De Luca sull’intelligenza artificiale e la fruizione virtuale (Piattaforma Livingstone, Ricostruzione 3D, Virtual Tourism) e di Antonio Berenato, in collaborazione con Salvo Baglio e Carlo Trigona, che ha presentato lo studio “Sistemi di misura con magnetometri fluxgate RTD per le analisi delle argille da fornace di Acquafredda/Imbischi”.

La conferenza stampa conclusiva

Lunedì mattina, le attività si sono concluse con una conferenza stampa nella Sala Multimediale del Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane dell’Università di Catania.

«Sono contenta della numerosa partecipazione degli studenti, che testimonia il valore della ricerca sul campo e il forte legame con il territorio», ha dichiarato Lina Scalisi prorettrice dell’Università di Catania. «Il successo dell’iniziativa – ha aggiunto – nasce dai risultati emersi dalle indagini archeologiche e dalla rete di relazioni istituzionali e di collaborazioni costruita con tutti gli enti coinvolti: due elementi complementari che, nel loro insieme, contribuiscono a definire la qualità del progetto».

Alberto Cardillo, capo di gabinetto dell’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, ha ringraziato l’ateneo e la Soprintendenza per le campagne archeologiche. Ha inoltre richiamato le difficoltà logistiche e finanziarie di queste attività.

Sulla complessità organizzativa ed economica della ricerca sul campo ha osservato: «Fino a oggi, spesso, in Sicilia e in Italia si è dato al mondo della cultura meno spazio di quanto meritasse. Qualcuno diceva che “di cultura non si mangia”: un errore gravissimo. Si sta lavorando molto per recuperare questo ritardo».

Ha inoltre rimarcato l’importanza di valorizzare il patrimonio culturale e archeologico siciliano. La restituzione dai Paesi Bassi di un reperto di Centuripe (“Pisside centuripina”, vaso di terracotta del III secolo a. C., ndr) testimonia il riconoscimento internazionale del patrimonio italiano. La collaborazione tra regione, università e privati è essenziale per rendere accessibili i siti e favorire lo sviluppo attraverso il turismo archeologico.

«La presenza dell’Università rappresenta per la nostra comunità un motivo di orgoglio», ha dichiarato il sindaco di Castiglione di Sicilia, Concetto Stagnitti. Ha evidenziato l’importanza della convenzione firmata nel 2025 con il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Catania e dei fondi necessari a proseguire le attività.

Ha ringraziato le Cantine Firriato, che ospitano gli scavi sui propri terreni, ribadendo che il suo impegno nasce dall’amore per il paese.

Anche Maurizio Auteri, soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Catania, ha posto l’accento sulla collaborazione tra istituzioni.

Auteri ha evidenziato il sostegno del Comune, che ha offerto locali per ospitare gli studenti, e dei privati, che hanno fornito mezzi e disponibilità, consentendo di soddisfare le esigenze organizzative e lavorare in sinergia.

Il Soprintendente ha invitato gli studenti a coltivare la passione per l’archeologia e a considerare le opportunità professionali e di ricerca nella conoscenza e tutela del patrimonio: «Il patrimonio archeologico non è soltanto una testimonianza del passato, ma è una responsabilità del presente».

Infine, la prof.ssa Eleonora Pappalardo ha letto un messaggio di Salvatore Di Gaetano, presidente di Cantine Firriato: «Per Firriato, partecipare al progetto Akesines significa credere in un’idea precisa: il patrimonio culturale non è soltanto una testimonianza del passato, ma una risorsa capace di generare valore per il presente e per il futuro dei nostri territori.

Come azienda vitivinicola – continua il comunicato – profondamente legata alla Sicilia, siamo consapevoli che il vino non è soltanto un prodotto: è il risultato di una storia millenaria, di un rapporto profondo tra uomo e paesaggio, di saperi e tradizioni che si tramandano nel tempo. È proprio questo legame a rendere particolarmente significativo il progetto. Le testimonianze dell’antica produzione ceramica e le anfore destinate al vino ci restituiscono l’immagine di un territorio in cui le attività produttive, le competenze artigianali e le relazioni economiche erano già parte integrante della vita della comunità.

L’auspicio – conclude la nota – è che Akesines possa rappresentare non un punto di arrivo, ma l’inizio di una collaborazione sempre più ampia, capace di restituire alla Valle dell’Alcantara il valore della sua storia e di trasformarlo in un’opportunità concreta per il suo futuro. Conoscere le proprie radici significa anche costruire con maggiore consapevolezza ciò che verrà».

Luigi Lo Presti

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