Nove ragazze, quattordici anni, un sogno chiaro e una strada già scelta. Eppure, a fermarle non è stato un esame, né una prova da superare, ma un numero: nove. Troppo poche, secondo la burocrazia. Abbastanza, invece, per raccontare una storia che oggi scuote il territorio ionico-etneo e riapre una questione cruciale: il diritto allo studio è davvero garantito a tutti?
Accade a Giarre, dove per l’anno scolastico 2026/2027 non è stata autorizzata l’attivazione della classe prima del liceo coreutico presso l’I.I.S. “Amari – Rizzo – Pantano”. Un indirizzo già presente nell’offerta formativa dell’istituto, ma mai partito negli anni scorsi per mancanza di iscrizioni. Quest’anno, però, qualcosa era cambiato: nove studentesse avevano scelto con convinzione quel percorso. Nonostante ciò, la risposta è stata negativa.
Dietro quella decisione, una motivazione fredda e impersonale: il mancato raggiungimento del numero minimo previsto. Ma dietro quei numeri ci sono volti, sacrifici, ambizioni. Ci sono famiglie che oggi parlano di una scelta “inaccettabile”, che di fatto priva le proprie figlie della possibilità di costruire il futuro desiderato.
Le lettere inviate all’Ufficio Scolastico Regionale, all’Ambito Territoriale di Catania e perfino al Ministero dell’Istruzione parlano chiaro: si tratta di una “grave limitazione del diritto allo studio”, sancito dall’articolo 34 della Costituzione, ma anche di una mancata applicazione di quelle soluzioni flessibili che la normativa stessa prevede. Il riferimento è al D.P.R. 89/2010 e all’autonomia scolastica, strumenti pensati proprio per evitare situazioni come questa.
Eppure, nessuna deroga. Nessuna apertura.
Il risultato? Nove studentesse costrette a rinunciare al loro percorso. O, peggio, obbligate a scegliere un indirizzo completamente diverso, lontano dalle proprie inclinazioni.
Il problema si aggrava guardando alle alternative. Il liceo coreutico più vicino si trova a Catania, ma le iscrizioni sono già chiuse e le prove di ammissione già svolte. Una porta sbarrata. E anche se fosse stata aperta, per molte di loro sarebbe stata comunque impraticabile.
Due delle ragazze vivono nei Comuni montani di Randazzo e Linguaglossa, le più distanti. Per loro, raggiungere Catania significherebbe affrontare fino a cinque ore di viaggio al giorno tra andata e ritorno, con mezzi pubblici, tra coincidenze, attese e partenze all’alba. Una routine insostenibile per chi ha appena 14 anni. Una scelta che comprometterebbe non solo lo studio, ma anche la qualità della vita, il tempo libero, la crescita personale.
“Perché chi vive nei Comuni montani deve essere sempre penalizzato?” si chiedono i genitori. Una domanda che oggi resta senza risposta.
Eppure, una soluzione esiste. Ed è prevista dalla legge. La possibilità di attivare una classe articolata tra liceo coreutico e musicale. Una strada concreta, già praticata altrove, che permetterebbe di superare il limite numerico. Il liceo musicale, infatti, conta già 25 iscritti: basterebbe una redistribuzione interna per garantire l’avvio di entrambe le classi.
Una proposta avanzata, spiegata, motivata. Ma finora ignorata.
Intanto, cresce la mobilitazione. Oltre 100 firme raccolte online attraverso una petizione e circa 250 sottoscrizioni cartacee testimoniano che questa non è più solo la battaglia di nove famiglie, ma di un intero territorio che chiede attenzione, equità e rispetto.
Perché qui non si tratta solo di una classe che non parte. Si tratta di un principio: quello di poter scegliere il proprio percorso di vita senza essere ostacolati da rigidità amministrative.
La sensazione, sempre più diffusa, è che la scuola rischi di trasformarsi da luogo di opportunità a sistema selettivo basato non sul merito o sulla passione, ma su numeri e parametri rigidi.
E mentre le istituzioni tacciono, resta il tempo che scorre. Le iscrizioni chiuse. Le alternative che non esistono. E nove sogni sospesi, in attesa di una risposta.
Alfio Papa






