Un pubblico nutrito e partecipe quello che, presso l’I.I.S. Colajanni di Riposto, ha incorniciato la presentazione dell’autoetnografia “La Dialettica del mio corpo disabile” (Editpress), scritta dalla dottoressa Alessandra Strano, che in atto ricopre il ruolo di Garante Comunale delle persone con disabilità su Giarre.
Diverse le figure istituzionali tra i presenti il sindaco di Giarre, dott. Leo Cantarella, che ha aperto l’incontro dichiarando l’intenzione di intensificare le politiche e l’attenzione verso il tema della disabilità; la deputata regionale, onorevole Ersilia Saverino, che ha rimarcato il suo impegno nei confronti delle popolazioni più esposte al rischio di essere lasciati indietro; l’assessora ai Servizi Sociali, Irene Leotta, il comandante dei Carabinieri, Capitano D’Arco, e il consigliere Raffaele Musumeci.
La moderatrice, dottoressa Lucia Lombardo, di Coordinamento Donne, ha restituito una breve panoramica del testo soffermandosi sulla capacità dell’autrice di avvicendare diversi registri narrativi: il racconto autobiografico dell’esperienza della disabilità viene impreziosito dalle parti scientifiche e dagli affondi nella memoria. Il libro, a detta della medesima, porta il lettore dentro il mondo intimo dell’autrice in maniera densa e coinvolgente, senza pietismi e senza appesantire la storia, disarticolando gli stereotipi sui quali ancora oggi si fondano i pregiudizi sulle persone con disabilità.
La parola è passata ai relatori che hanno posto domande alla dottoressa Strano ed i loro rilievi sul manoscritto. La professoressa Mingiardi, padrona di casa e dirigente dell’I.I.S. “Amari-Rizzo-Pantano”, si è dichiarata entusiasta del lavoro della dottoressa Strano asserendo la sua responsabilità, attraverso l’istituzione scolastica, nel prestare attenzione a tutti gli studenti nelle loro estreme diversità, quindi la volontà di aderire ai progetti che si muovano in questa direzione. Il suo, tra l’altro, è uno fra gli istituti che hanno partecipato alle attività che l’Ufficio della Garante ha rivolto alle scuole. Le domande vertevano su come il ruolo di madre, coincidente con una patologia invalidante, abbia influenzato il percorso dell’autrice e quali siano le barriere principali che ostacolano i processi inclusivi.
La dottoressa Strano ha illustrato i passaggi salienti di quegli aspetti ed ha coinvolto il pubblico invitandolo ad adottare uno sguardo più critico innanzi a quelle costruzioni, ad opera della società, che stigmatizzano alcune persone con la pretesa di fondarsi su dati di natura, in particolare riferendosi all’immaginario collettivo che nutre poi le politiche e le condotte riservate alle “categorie” rese più fragili.
Il prof Guido Nicolosi, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi al DISFOR di Catania, ha delineato la costruzione sociale del corpo operata nel libro e spiegato l’autoetnografia come metodo di indagine e come forma di autoanalisi emergente nel campo di studi dell’Antropologia. L’autrice chiude con un’ultima suggestione riferita al tema della “crisi della presenza”, introdotto dall’ antropologo e filosofo Ernesto De Martino a metà dello scorso secolo, illustrando come esso si presti emblematicamente a rappresentare un punto focale della sua storia, ma che risulta sovrapponibile ai diversi vissuti delle persone con disabilità.
A seguire un vivace dibattito che ha coinvolto alcune associazioni locali e il pubblico in esternazioni sentite, propositive e suggestive in linea con l’argomento. È stato posto l’accento sull’importanza della comunicazione, dell’abbattimento barriere architettoniche, indispensabile per l’inclusione; la dottoressa Nunziatina Spatafora, Referente del Coordinamento Donne che ha affiancato la dottoressa Strano nell’organizzazione dell’evento, ha sottolineato come le rivendicazioni narrate nel testo si attestino sul solco di quelle femministe; l’importanza di considerare che la dimensione in cui ci edifichiamo ed esprimiamo è relazionale ed intersoggettiva.
In chiusura, la coinvolgente testimonianza della signora Lilla Gammino, già socia dell’ANIEP, che fu attivista locale per i diritti delle persone con disabilità, ha rimarcato quanto i pregiudizi ed i dispositivi linguistici dello stigma possano incidere sulle traiettorie esistenziali di quanti le subiscono.










