La Suprema Corte rigetta i ricorsi e conferma la decisione della Corte d’Appello di Catania: resta la declaratoria di incandidabilità prevista dal Testo Unico degli Enti Locali dopo lo scioglimento degli organi elettivi.
La Corte di Cassazione ha definitivamente confermato la declaratoria di incandidabilità pronunciata nei confronti dell’ex sindaco di Randazzo Francesco Sgroi e dell’ex assessore ai lavori pubblici Nunzio Batturi, respingendo i rispettivi ricorsi contro la sentenza della Corte d’Appello di Catania.
Con tale decisione la Suprema Corte ha posto la parola fine al contenzioso giudiziario, stabilendo in modo definitivo la validità della pronuncia di secondo grado che aveva già dichiarato i due amministratori incandidabili ai sensi dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali, norma che disciplina le conseguenze dello scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni e condizionamenti della criminalità organizzata.
Determinante, nel quadro degli accertamenti, è stata la Relazione prefettizia redatta dalla Commissione d’indagine inviata dal Prefetto di Catania, che ha portato in primo luogo allo scioglimento degli organi elettivi. Ricordiamo ai lettori che l’accesso ispettivo fu disposto dalle autorità in seguito all’operazione della Compagnia dei Carabinieri di Randazzo denominata “Terra Bruciata”. La Corte ha inoltre condannato ciascun ricorrente al pagamento di tutte le spese del giudizio.
Con il rigetto dei ricorsi da parte dei giudici di legittimità, la sentenza della Corte d’Appello di Catania diventa, dunque, definitiva e irrevocabile, rendendo pienamente efficace la declaratoria di incandidabilità già pronunciata. Tale misura rappresenta, per usare una metafora ormai diffusa nel linguaggio politico e giornalistico, il “cartellino rosso” della politica italiana: un divieto assoluto che impedisce ai soggetti destinatari del provvedimento di presentare la propria candidatura a cariche elettive locali, regionali o nazionali per i due turni elettorali successivi, nonché di ricoprire incarichi o deleghe amministrative, determinando di fatto uno stop alla vita politica per oltre un decennio.
La pronuncia della Cassazione chiude, dunque, definitivamente il capitolo giudiziario relativo alla vicenda amministrativa del Comune etneo, i cui organi elettivi sono stati sciolti con decreto del Presidente della Repubblica del 26 gennaio 2024.
Si tratta di una vicenda che segna profondamente la storia istituzionale della comunità locale. Randazzo, città di antichissime origini e di grande tradizione storica, non era mai stata associata nella cronaca a episodi di questo genere. La conclusione del procedimento giudiziario rappresenta quindi la chiusura di una pagina dolorosa per la città, che negli ultimi anni ha attraversato una fase di risanamento amministrativo, economico e istituzionale di tipo commissariale.
Archiviata definitivamente la vicenda giudiziaria, la parola passa ora ai cittadini.
Il 24 e 25 maggio gli elettori saranno chiamati alle urne per scegliere la nuova guida amministrativa della città per i prossimi cinque anni. Il voto rappresenterà l’avvio di una nuova fase politica e istituzionale, con l’obiettivo di restituire piena normalità alla vita amministrativa del Comune.







