“È inaccettabile che esponenti di primo piano, come l’ex presidente della Regione Nello Musumeci, oggi tentino di scaricare sui Comuni responsabilità che appartengono chiaramente a chi ha governato la Regione e dettato le politiche territoriali”.
E’ questo uno dei passaggi più significativi di una nota dell’Associazione Politico Culturale Articolo Uno, presieduta da Alfredo D’Urso, che pone alcune riflessioni sulle violente mareggiate del 20 e 21 gennaio lungo la costa jonica, a seguito del ciclone mediterraneo Harry, e sulla frana ancora in corso a Niscemi, “non semplici calamità naturali o fatalità: i danni sono il risultato diretto di decenni di cattiva gestione del territorio, di scelte urbanistiche sbagliate e di gravi responsabilità politiche”.
Secondo Articolo Uno, “Una parte della politica continua a negare l’evidenza: il cambiamento climatico produce eventi estremi sempre più frequenti e devastanti. Continuare come se nulla fosse, limitandosi a parlare di casi eccezionali di “maltempo” significa condannare la Sicilia a nuovi disastri. Lo ribadiamo come già fatto dopo l’alluvione del novembre 2024: occorre cambiare
paradigma. Serve una svolta netta nelle politiche urbanistiche e di gestione del territorio, adottando soluzioni basate sulla natura invece di cementificare, come indicato chiaramente dalle direttive europee”.
Per l’associazione, la ricostruzione e i risarcimenti sono doverosi, soprattutto per chi ha perso casa o attività economiche. “Ma ricostruire senza correggere gli errori del passato sarebbe irresponsabile. Proteggere le coste, ripensare il rapporto tra insediamenti e territorio, fermare il consumo di suolo non è più rinviabile”.
Articolo Uno ringrazia la Protezione Civile, le amministrazioni locali e i tanti volontari “che hanno operato con tempestività. Senza il loro impegno, oggi il bilancio sarebbe stato ancora più grave, anche in termini di vite umane. Quanto accaduto – conclude la nota – non è soltanto un disastro ambientale, sottovalutato dai media nazionali: rappresenta una questione di giustizia sociale per coloro che vivono in un territorio esposto a rischi e condannato a restare indietro”.








