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Mascali: primo modello di impianto di fitodepurazione in un complesso di Fondachello

Mascali: primo modello di impianto di fitodepurazione in un complesso di Fondachello

Lo scorso mese di maggio, a Fondachello, quasi 200 appartamenti del complesso residenziale River Plate 1 erano stati dichiarati inutilizzabili per via dei potenziali rischi di inquinamento ambientale derivanti dal cattivo funzionamento degli scarichi fognari.

Guardia Costiera e Comune di Mascali, alla vigilia della stagione estiva, avevano avviato, in sinergia tra loro, un controllo a tappeto di residence e mini alloggi, nell’intento di verificare i rispettivi impianti per lo smaltimento dei reflui fognari.

Del complesso residenziale River Plate 1, suddiviso in 5 plessi, una ordinanza sindacale aveva disposto il divieto di abitazione per tutte le unità immobiliari, il divieto di utilizzo degli scarichi, nonché l’uso del depuratore comune a servizio del “super condominio” River Plate”.

Il complesso residenziale si è quindi dotato di un impianto di smaltimento reflui, in fitodepurazione, il primo nel territorio.

“La fitodepurazione – spiega il progettista Orazio Ferrara – è un processo utilizzato per la depurazione delle acque reflue civili e si basa sull’utilizzo delle acque come filtri biologici in grado di ridurre le concentrazioni delle sostanze inquinanti presenti nei reflui civili. In pratica, in un’area confinata e controllata del River Plate, è stato riprodotto un ambiente naturale di tipo palustre nel quale si verificano numerosi processi chimico-fisico- biologici di trasformazione e di eliminazione degli inquinanti. Le piante hanno il ruolo di favorire la creazione di micro habitat idonei alla crescita della flora microbica (batteri aerobici, anaerobici e alghe). Le piante grazie all’attività delle loro radici creano all’interno del terreno delle aree aerobiche in cui si sviluppano numerose popolazioni microbiche che assorbono e consumano la maggior parte degli inquinanti presenti nel refluo. Un ruolo importante è svolto anche dal substrato sul quale si sviluppano le piante che svolge un’azione chimica-meccanica di filtraggio ed assorbimento delle particelle in sospensione tra le quali , metalli pesanti, solidi sospesi e organismi patogeni”.

“In un impianto di fitodepurazione – spiega l’architetto Benito Testa – è essenziale che i reflui siano preliminarmente trattati in sistemi di sedimentazione primari che permettano di separare dal refluo tutta la componente grossolana e leggera (oli, grassi e schiume) che diversamente determinerebbe dei problemi di intasamento dell’intero impianto. Sono così stati realizzati due distinti vassoi di fitodepurazione, uno di 80 mq e il secondo di 193 mq circa, uno collocato nell’area a parcheggio del residence e il secondo nell’area a verde adiacente, ognuno composto da una vasca imhoff, un filtro percolatore e dei pozzetti di cacciata dai quali si diparte la rete per l’invio al vassoio di fitodepurazione”.

“Si tratta di un sistema di depurazione nuovo per il territorio – spiega ancora Ferrara – nel tempo sarà necessario la manutenzione dell’impianto, lo svuotamento e la pulizia della fossa imhoff. L’impianto prevede costi minimi di costruzione e manutenzione rispetto a quelli degli impianti di depurazione tradizionali, l’assenza di odori e di proliferazione di insetti nei sistemi a flusso sommerso, il totale abbattimento della carica patogena, la creazione di un’area verde al posto di manufatti in cemento, la possibilità di riutilizzo dell’acqua depurata a scopi irrigui, la riduzione dei consumi di energia elettrica rispetto ad un depuratore tradizionale, l’assenza o la ridotta necessità di apparecchiature elettromeccaniche”.

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