In merito ai crescenti episodi di disagio e di violenza giovanile, riceviamo e pubblichiamo una riflessione di “ArchLife-Architetti per la Città” che di seguito pubblichiamo.
“Ciò che è andato in scena a Milano e prima ancora a Torino, a Bologna come nelle altre aree metropolitane, rappresenta un’allarmante criticità connessa ai modelli di pianificazione urbana e allo stato di conservazione del tessuto periferico; alla mancata integrazione tra generazioni, tra residenti storici e immigrati; alla dicotomia centro-periferia.
La qualità dello spazio in cui viviamo, esercita un’influenza diretta sul benessere dei cittadini e sulla natura dei legami comunitari. La presenza di ambiti degradati, la carenza di servizi di prossimità e la rarefazione dei luoghi dedicati alla socialità diffusa, costituiscono fattori di vulnerabilità che alimentano solitudine, alienazione e marginalizzazione sociale.
ArchLife invita a considerare l’architettura e la pianificazione urbana come palinsesti fondamentali di equità sociale, di crescita, di garanzia della sicurezza urbana e non solo di organizzazione dei volumi edili. Riconfigurare l’ambiente costruito è un’azione strutturale di prevenzione sociale primaria, in grado di restituire identità, decoro e senso di appartenenza alle comunità locali.
È il primo strumento normativo, di cittadinanza; è la prima infrastruttura democratica capace di orientare e di formare la coscienza civile. Come professionisti sul territorio, pensiamo che la cultura della città debba cambiare prospettiva: la sicurezza non si ottiene solo con la sorveglianza e la repressione, ma attraverso azioni preventive di cui la cura e la qualità dello spazio pubblico, costituiscono i primi indicatori di efficienza.
La violenza – ancor più esecrabile se esercitata con gratuità da adolescenti -, è di natura antidemocratica; non può essere sottovalutata, né giustificata. Come sostiene il Capo dello Stato Sergio Mattarella, il cui messaggio condividiamo e rilanciamo, la presenza di questi nuovi profili di violenza pone interrogativi profondi e articolati su cui le istituzioni e la società sono chiamate a riflettere.
È quello che assieme occorre fare”.
Arch. Salvo Patané










