Come l'Italia è diventata una potenza nel tennis maschile -
Catania
16°

Come l’Italia è diventata una potenza nel tennis maschile

Come l’Italia è diventata una potenza nel tennis maschile

La tradizione tennistica in Italia non manca. Gli Internazionali d’Italia si giocano a Roma dal 1930 ed è uno dei tornei più importanti del mondo. Così come non manca la cornice. Il Foro Italico è uno dei posti più suggestivi in assoluto in cui si scontrano i protagonisti dei tornei ATP.

Ma per molti anni è mancato il capitale umano. L’Italia è rimasta per un lungo periodo a secco di campioni.

Certo, Nicola Pietrangeli aveva vinto due Roland Garros negli anni Sessanta. Anche Adriano Panatta era riuscito nell’impresa di vincere il Roland Garros nel 1976. Ma questo è il magro bottino raccolto in quasi un secolo.

Un paese che ama il tennis e che ospita uno dei tornei Masters più prestigiosi al mondo, con una solida cultura sia in fatto di sport che in fatto scommesse sportive e casino online non ha continuità nella produzione di talenti.

L’industria dei talenti italiana

Il successi del tennis italiano sono risultati di un lungo lavoro, accuratamente pianificato, che ha cominciato a dare i suoi frutti diverso tempo dopo l’adozione del percorso.

La FITP ha cambiato modus operandi. Più attenzione all’identificazione precoce dei talenti, più strutture dedicate e un sistema di accademie regionali che prima non esisteva.

Sul territorio sono nati inoltre centri privati come il Piatti Tennis Center di Bordighera. Per intenderci, quello che ha sfornato Sinner e allenato Djokovic e Sharapova, oltre a diversi altri campioni.

La terra rossa (il terreno più presente in Italia), che costringe a costruire il punto da fondo campo, ha fatto il resto del lavoro. I giocatori cresciuti nel contesto sviluppano una completezza tecnica che le superfici più veloci non permettono.

La generazione d’oro

Matteo Berrettini ha raggiunto la finale di Wimbledon nel 2021, diventando il primo italiano a riuscirci nella storia del torneo prima che Sinner portasse a casa la coppa.

Lorenzo Musetti, attualmente quinto nel ranking ATP, gioca il tennis esteticamente tra i più belli del circuito assieme a quello di Alcaraz. Possiede una varietà di colpi eccezionale e un rovescio a una mano che ricorda quello di Federer.

E poi c’è Sinner, che gareggia in una categoria a parte. Non è solo il più forte: è colui che ridisegnato le aspettative di un intero momento.

Tre giocatori di questa caratura nello stesso momento non era neanche lontanamente pronosticabile. Se poi si considera che Cobolli e Darderi occupano rispettivamente tredicesima e diciannovesima posizione nel ranking, è evidente che il materiale con cui lavorare ci sia.

Quando il tennis diventa uno sport di squadra

L’Italia aveva vinto la Davis l’ultima volta nel 1976, con Panatta nella finale contro il Cile. Quarantasette anni dopo, a Malaga nel novembre 2023, la squadra di Filippo Volandri ha battuto l’Australia in finale e ha riportato l’insalatiera a casa, difendendola l’anno dopo.

Il CT Volandri ha gestito un gruppo di individualità forti, con caratteri diversi, creando una coesione e dei legami tra giocatori che non era scontata.

La vittoria contro l’Australia in quella finale del 2023 ha avuto un peso simbolico che va oltre il risultato sportivo. Si tratta della rivincita di una nazione che ha dato tanto allo sport, ma non ha ricevuto poi così tanto in cambio.

Quanto può durare

La domanda che vale la pena farsi, adesso che l’Italia è stabilmente tra le nazioni di più forti del tennis mondiale è se questo sia l’inizio di un lungo periodo di dominio o una meteora.

Sinner ha 23 anni, è nel pieno della sua carriera, e ha dichiarato apertamente di voler restare al vertice il più a lungo possibile. Se rimane integro fisicamente, la sua carriera da protagonista del circuito potrebbe estendersi ancora per almeno un decennio.

La generazione che verrà inoltre, sembra avere una qualità media più alta di quella che c’era dieci anni fa, il che suggerisce che il sistema stia funzionando.

 

Potrebbero interessarti anche