Operazione Tuppetturu: estorsioni ventennali adeguate all'Euro -
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Operazione Tuppetturu: estorsioni ventennali adeguate all’Euro

Operazione Tuppetturu: estorsioni ventennali adeguate all’Euro

Per lunghi anni numerosi imprenditori hanno condotto le proprie attività economiche “convivendo”, quasi come fosse un elemento del contesto ambientale ormai consolidato, con il pagamento del cosiddetto “pizzo” alle organizzazioni malavitose di tipo mafioso.

Gli investigatori, infatti, nella nell’ambito dell’inchiesta Tuppetturu, nella maggior parte dei casi, sono venuti a conoscenza degli episodi estortivi non dalle vittime, che non hanno mai denunciato, bensì dal pentito calatabianese Carmelo Porto. Estorsioni che, in taluni casi, si sono cristallizzate nel tempo anche per 20 anni con un prezziario che si è adeguato al passaggio dalla Lira all’Euro.

Un caso emblematico l’estorsione subìta da società con sede legale a Taormina che si occupava della vendita all’ingrosso di alimenti e bevande che ha iniziato a corrispondere il pizzo dal 2001 al 2019. Una tangente mensile di 500 mila lire, per un totale complessivo di 6 milioni delle vecchie lire, che veniva pagata dalla vittima trimestralmente.

Con l’entrata in vigore dell’Euro, l’importo era stato trasformato in 3 mila euro annui, anch’essi riscossi trimestralmente in rate da 750 euro ciascuna. Somma destinata integralmente al clan Cintorino di Calatabiano. Estorsione che, come detto, si è prolungata per 20 anni. Un record! E che ha visto protagonisti una serie di soggetti, ognuno con compiti diversi. Giuseppe Raneri, detto Peppe Castelmola, indicato come uno degli esattori; Carmelo Porto, come uno degli ideatori in quanto capo del gruppo criminale a cui i proventi venivano versati e un mediatore dell’estorsione, un 52enne indagato a piede libero. L’immancabile “amico buono”.

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