Un collega attento e rispettoso delle regole deontologiche. E un amico sincero e scrupoloso. Salvo Sessa era, prima di tutto, un ripostese integralista. Che amava profondamente la sua città e che si amareggiava ogni qualvolta si verificava un fatto che danneggiava l’immagine. Con lui il confronto era quotidiano. Io, in quanto giarrese, evitavo di parlargli di Jonia. Si arrabbiava subito e mi faceva sorridere. Un atteggiamento che però mi dava la misura del suo attaccamento alla propria città. Un amore smisurato.
Rapporti umani, professionali i nostri. Da colleghi che conoscono il territorio. Tra persone che amano profondamente il proprio mestiere comune di cronisti. Con Salvo i rapporti erano quotidiani. Mai nessuna prevaricazione sulle notizie. Rispettoso sempre dei ruoli. Delle competenze professionali. Un profondo conoscitore della politica ripostese. Ne conosceva le dinamiche e gli aneddoti. I personaggi che aveva incrociato nella sua lunga esperienza professionale. Quando ancora gli articoli si facevano arrivare in redazione con la corriera. Con i famosi “fuori sacco”. Con Salvo si rideva spesso al telefono. Commenti senza freni. Quante battute, fino a poche settimane fa. Sotto Natale ci siamo scambiati gli auguri. Poi più nulla. Il lungo ricovero in ospedale. E la speranza sempre tenuta accesa. Fino alla telefonata di un altro collega, questa mattina, alle 8, che ne annunciava la dipartita.
Arrivederci Salvo. Mi mancheranno le telefonate di ogni mattina. I tuoi messaggi liturgici: “oggi chi c’è al giornale?” Mi mancheranno la tua sottile ironia e quel modo di commentare gli eventi. Riposto perde un faro. Ed io un collega leale.
Mario Previtera





