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Sui campi da calcio a 56 anni: la grinta e la passione di Nicola Dolce. Sabato il suo esordio con la Giovanile Mascali

Sui campi da calcio a 56 anni: la grinta e la passione di Nicola Dolce. Sabato il suo esordio con la Giovanile Mascali

Le leggende sportive, si sa, sono viste come tali per virtù e doti straordinarie. Quella del calciatore Nicola Dolce, originario di Caltagirone e di cui i tifosi giarresi non hanno mai dimenticato le gesta, è proprio una di quelle storie da raccontare. Tra la stagione 1984-85 e quella 1987-88, infatti, il centrocampista dal piede fatato ha ottenuto con i colori gialloblu due promozioni dall’Interregionale (l’odierna Serie D) alla C2 e dalla C2 alla C1 vivendo una parte degli anni d’oro del calcio giarrese e realizzando 16 gol in totale.

A 56 anni suonati e con alle spalle diversi campionati tra i professionisti non ha ancora appeso gli scarpini al chiodo e continua a calcare i campi da calcio.

Lo incontriamo nella sede della Giovanile Mascali, società che disputa il campionato di Seconda categoria, in preparazione per il debutto casalingo di sabato pomeriggio contro la capolista del campionato, la corazzata Furci.

“Non si tratta solo di passione – commenta – ma anche di essere un esempio per i giovani e mi sento onorato di far parte di questo progetto mascalese. Ai ragazzi con cui ho giocato e che ho anche allenato ho sempre fatto capire che quando ci si prende un impegno bisogna mantenerlo e crederci fino in fondo”.

Dopo una vita passata tra una squadra e l’altra, da una categoria all’altra, a giocare e allenare, non disputa una gara da circa tre anni ma non ha mai smesso di allenarsi.

“Mi sono allenato e mi alleno da solo – continua – in campagna o nei boschi vicino casa mia. Tutti i giorni. L’ho fatto e lo faccio perché sto bene mentalmente e fisicamente, per me stesso e senza dover dimostrare niente a nessuno. Attualmente mi manca il ritmo partita e non ho acciacchi fisici anche perché in carriera non ho mai subìto infortuni gravi per fortuna. Non ero un funambolo del dribbling e giocavo con un tocco, questo mi ha permesso di evitare pesanti scontri di gioco”.

Muratore di giorno, sportivo di notte. “Fare tutto questo da soli non è facile – sorride – perché dopo una giornata di lavoro da muratore chiunque direbbe chi me lo fa fare. Ma in me scatta una forza di volontà immensa che mi spinge ad andare avanti. Non è come quando si fa parte di un gruppo, di una squadra, dove ci si sprona a vicenda. In estate riesco a fare otto volte i mille metri in quattro minuti”.

Un ultimo messaggio per tutti i giovani. “Il calcio è lo sport più bello del mondo, non mollate mai gli allenamenti e se giocate per i colori della vostra città continuate a farlo divertendovi”.

Alessandro Famà

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