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Randazzo: l’opposizione insorge e archivia Grillo come ex presidente

Randazzo: l’opposizione insorge e archivia Grillo come ex presidente

Non si placa il dibattito politico sulla figura del presidente del Consiglio comunale Antonino Grillo diventato ormai un caso non solo politico-istituzionale ma anche giuridico.

La revoca della delibera n. 32/2013 relativa all’elezione del presidente Antonino Grillo, approvata dal Consiglio comunale nella seduta del 9 aprile scorso, con nove voti a favore e due contrari, sta generando un vespaio di polemiche, che pare siano destinate a durare a oltranza. Da una parte la maggioranza con il sindaco Mangione che difende la posizione e la figura del presidente Grillo, dall’altro lato l’opposizione che insorge giudicando la sua condotta scandalosa e assimilabile a quella di un dittatore.

“Chi ha detto che la delibera di revoca approvata con tutti i requisiti di legge il 9 aprile scorso dal Consiglio comunale non produca effetti giuridici? – Così interviene il consigliere Alfio Pillera capogruppo della lista Insieme per Francesco Sgroi e primo firmatario della mozione contro il presidente Grillo – Ho inteso pormi come primo firmatario della proposta di revoca della delibera n. 32/2013 relativa all’elezione dell’ex presidente del Consiglio comunale Grillo per i trascorsi comportamenti e per i ritardi di quest’ultimo che ormai la cittadinanza conosce nei dettagli e le cui conseguenze pagherà di tasca propria. È inconcepibile – dichiara Pillera – che un presidente disconosca le legittime prerogative dei consiglieri comunali, abusando ogni regola democratica. E che dire sul grave episodio che lo ha visto derogare d’imperio il regolamento di contabilità e assumere tante altre volte un comportamento imparziale nei confronti delle minoranze che, invece, la legge gli impone di tutelare? Censurato dallo stesso Consiglio e con una delibera di elezione a presidente revocata, pendente come una spada di Damocle sul suo profilo istituzionale, per il consigliere Grillo ciò non basta! Egli resta abbarbicato alla poltrona di presidente come nessun altro ha mai fatto prima d’ora nella storia di Randazzo – continua Pillera – prevaricando ogni principio democratico, istituzionale ed etico-politico. Auspichiamo che il consigliere Grillo prenda atto del manifestato dissenso anche di natura giuridica che produrrà la deliberazione del Consiglio comunale votata il 9 aprile scorso, che ci aspettiamo sia pubblicata nelle prossime ore, e si dimetta dalla carica di presidente del Consiglio senza esitazione. Diversamente noi consiglieri comunali – aggiunge – saremo costretti ad azioni clamorose per far valere le nostre ragioni. Non escludo che il caso possa essere portato sulla scrivania del Prefetto di Catania o di qualche ufficio del Ministero dell’Interno a Roma. Non si possono sovvertire le regole garantite dalla Costituzione. Per quanto ci riguarda il consigliere Grillo è ormai l’ex presidente del Consiglio comunale e l’unico organo che può annullare l’effetto della delibera di revoca è il Tar. Né lui, né gli uffici possono sostituirsi al Tribunale amministrativo. Qualora il consigliere Grillo avesse ragioni da far valere a suo vantaggio si rivolga agli organi competenti; ma nel frattempo ristabilisca la democrazia, fermi la sua attività di presidente e lasci le redini al suo vice. Ogni atto che porti la sua firma d’ora in poi lo riterremo illegittimo”.

Se la maggioranza arranca e vive il suo momento di maggiore sofferenza politica, l’opposizione incalza assediando il presidente del Consiglio comunale.

A proposito della revoca della delibera n. 32/2013 interviene pure il consigliere Alfio Ragaglia capogruppo della lista Del Campo Sindaco. Anche secondo lui il presidente Grillo dovrebbe dimettersi dall’incarico ed eventualmente fare valere le proprie ragioni presso il Giudice amministrativo, comunque, dopo aver lasciato la poltrona. “Il ruolo di un presidente del Consiglio – spiega Ragaglia – non deve essere strumentale all’attuazione dell’indirizzo politico della maggioranza, bensì deve essere finalizzato al corretto funzionamento del Consiglio comunale. Da qui ne deriva che il suo ruolo istituzionale deve essere neutrale, sopra le parti, e svolto in maniera efficiente. Per quanto riguarda il presidente Grillo così non è stato. Tant’è che la minoranza ha evidenziato più volte le ripetute violazioni dello Statuto e dei Regolamenti comunali, i ritardi nelle convocazioni dei Consigli comunali, la lesione delle prerogative dei consiglieri comunali e i gravissimi ritardi nell’istruzione di svariate proposte di deliberazione, qualcuna addirittura approdata in Consiglio dopo un anno e mezzo dalla richiesta fatta dai consiglieri. Quindi la suddetta revoca scaturisce dal cattivo esercizio della funzione di presidente che ne ha compromesso la neutralità nell’espletamento del ruolo. Come se ciò non bastasse – afferma Ragaglia – vi sono anche altri motivi. Spesso il presidente Grillo ha dimostrato di essere di parte difendendo e favorendo le posizioni del sindaco e della sua maggioranza, venendo così meno il suo ruolo super partes e di imparzialità nei confronti dell’intero Consiglio comunale. A proposito dell’approvazione della revoca della delibera consiliare n. 32/2013 votata nella seduta del 9 aprile, insieme al mio gruppo – dice Ragaglia – confortati da alcune recenti sentenze del Consiglio di Stato e del Tar Lecce, riteniamo che la deliberazione sia legittima e che produca effetti anche in assenza di una specifica previsione statutaria, proprio per la presenza di un cattivo esercizio inerente alla funzione di presidente. Pertanto, i motivi della revoca sono ben supportati anche da sentenze che confermano la legittimità dell’atto. Quindi, per i suddetti motivi – conclude – riteniamo legittima la deliberazione adottata dal Consiglio comunale e pertanto è conseguenziale che il presidente Grillo debba lasciare la carica istituzionale non avendone più titolo a rimanervi”.

In questo momento, tutta l’opposizione sembra compatta a stigmatizzare il comportamento del presidente Grillo ritenuto inadempiente, fazioso e pregiudizievole nei confronti delle minoranze e in coro, a gran voce, ne chiede le sue dimissioni.

“Sono, a dir poco, sconcertanti le dichiarazioni rese nelle colonne di questo giornale sia dal consigliere Grillo sia dal sindaco Mangione che, come al solito, cercano disperatamente di mistificare la realtà – si legge in una nota a firma dei consiglieri del Pdl. La revoca della delibera n. 32/2013, al di là dell’effetto giuridico che produrrà, denuncia in modo chiaro e inequivocabile che il consigliere Grillo non gode più la fiducia della maggioranza dei consiglieri comunali. Riteniamo del tutto “puerile” e assolutamente fuori luogo l’affermazione del consigliere Grillo circa la sua presunta “popolarità” a cui egli vorrebbe appigliarsi. Probabilmente, il risultato elettorale, così spavaldamente ostentato, gli ha “dato alla testa” facendolo ammalare di “delirio di onnipotenza” con comportamenti autoritari e per nulla distensivi. Riteniamo che il consigliere Grillo non goda più neppure della fiducia dei consiglieri di maggioranza tenuto conto che in diverse sedute pubbliche hanno “biasimato” più volte il suo operato. Sul comportamento istituzionale “deplorevole” del presidente Grillo – aggiungono quelli del Pdl – si è espresso pure l’Ufficio Ispettivo dell’assessorato regionale alle Autonomie Locali che, dietro una nostra segnalazione, ha inviato al Comune una lettera chiedendo chiarimenti sulle procedure consiliari messe in atto durante la presidenza del consigliere Grillo. Pertanto lo invitiamo ad assumersi le proprie responsabilità e a prendere, una volta tanto, le dovute e giuste decisioni per il bene della collettività. Nel recente passato – scrivono ancora i consiglieri del Pdl – altri presidenti del Consiglio in seguito all’approvazione di una semplice mozione di “censura”, venendo meno la maggioranza politica che li aveva eletti, hanno rassegnato le dimissioni da presidente, addirittura in un’occasione il consigliere Grillo non solo votò la “censura” ma andò a occuparne persino la “poltrona” senza alcun indugio. Quindi, a maggior ragione, poiché adesso ci troviamo di fronte a un atto deliberato dal Consiglio, indipendentemente dai cavilli burocratici, cui lo stesso Presidente Grillo avrebbe dovuto colmare non appena insediatosi, egli dovrebbe spontaneamente rassegnare le proprie dimissioni, lasciando ampia libertà al Consiglio Comunale di eleggere un nuovo Presidente condiviso da tutti.

Quasi sicuramente della vicenda sentiremo parlare ancora, tuttavia, voci di corridoio, non escludono colpi di scena.

Gaetano Scarpignato

 

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